Come valorizzare un’area col turismo di qualità

DALLA MAREMMA UNA LEZIONE PER LE VALLI APPENNINICHE PIEMONTESI

Articolo di Marco Grassano

da Postpopuli

Daini sotto gli ulivi maremmani

Lo scorso giugno ho fatto, con la famiglia, un “tour” tra Assisi e la Maremma; in quest’ultima zona, in particolare, ho osservato un modello di “gestione” del turismo che potrebbe funzionare egregiamente anche da noi, se solo lo volessimo davvero adottare. Tutto ruota attorno al valore ambientale dell’area, in Toscana garantito da un parco regionale (come lo sono in provincia di Alessandria, tanto per intenderci, il Parco del Po e dell’Orba o quello delle Capanne di Marcarolo) – ma si potrebbe anche partire da una zona protetta della Rete Natura 2000, quale quella del Monte Antola, magari estendendola alle Terre del Giarolo, che dal punto di vista della biodiversità non hanno nulla da invidiare a molte altre realtà più rinomate (mi pare però che la Comunità Montana abbia deliberato, non molto tempo fa, l’espressione di parere negativo alla creazione di un’area di salvaguardia, voluta dalla Regione… forse per timore di avere le mani legate, o forse in obbedienza all’ormai abusato principio “padroni in casa nostra”, che in una società civile deve invece essere, necessariamente, limitato dal prevalere degli interessi collettivi, a partire dalla tutela del territorio).  Continua a leggere

“Addio, Liguria”: franano le Cinque Terre care a Eugenio Montale

Articolo e foto di Marco Grassano (già pubblicati su AlibiOnline, qui e qui)

“Addio, Liguria”: franano le Cinque Terre care a Eugenio Montale
“Addio, Liguria, per i tuoi grandi paesaggi d’olivi
dove il colore in maggio è bronzo fiorito; per il verde
chiaro delle vigne di cui vivono anche in estate
le ardenti terrazze di pietra sollevate all’infinito sul mare…”
Vincenzo Cardarelli

Il sole di fine settembre balugina caldo sul mare in un crepitio luminoso mentre dall’uscita autostradale di Carrodano scendo verso Monterosso. Il mio albergo – Hotel Cinque Terre – è nella frazione Fegina, di fianco a Villa Montale. Scriveva il poeta:

La casa delle mie estati lontane
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare. Continua a leggere

Appunti poetici su un luglio trascorso nelle terre del Giarolo

Articolo e foto di Marco Grassano (da AlibiOnline, dove sono disponibili anche altre immagini dell’autore)

Come da’ nudi sassi
dello scabro Apennino
a un campo verde che lontan sorrida
volge gli occhi bramoso il pellegrino…

Giacomo Leopardi, Il pensiero dominante

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Viaggio in Maremma, di Marco Grassano

Reportage di Marco Grassano tratto dal sito di viaggi e cultura Alibi Online, dove, oltre a questa, sono presenti anche altre foto dell’autore.

Toccammo l’Ombrone: non è un trascurabile fiume,
bocca sicura per le navi trepidanti,
tanto accessibile è il suo alveo sempre prono
quando sul mare si abbattono tempeste.
Tracciammo un campo notturno sulla spiaggia,
un boschetto di mirti offre il fuoco alla sera.
Facciamo piccole tende con i remi
E un palo di traverso, tetto improvvisato.
(Rutilio Namaziano, Il ritorno)

Prima di arrivare a Grosseto ci siamo fermati a visitare le rovine di Roselle. Il sito appare un po’ trascurato rispetto a come lo vidi nel 1999 (segno evidente del taglio di fondi patito dalle Soprintendenze), con molta erbaccia che ne limita la leggibilità, ma merita comunque la piccola deviazione. I pavimenti a mosaico suscitano non poche emozioni di “cortocircuito temporale”, come pure la pavimentazione di marmi versicolori della Basilica dei Bassi. L’anfiteatro, nel quale sono posizionate alcune file di sedie per qualche spettacolo, conserva un’acustica assai efficace: le voci riecheggiano e si diffondono naturalmente, senza sforzo per il parlante. Le cicale sono ancora poco sonore, sparse a piccoli gruppi, e si odono lontane (probabilmente manca qualche giorno perché si possa dire, con Virgilio, che “rompono gli arbusti col canto”). Forse per motivi strategici, o forse per ragioni sanitarie, la città era stata costruita sulle alture, e dal Foro, dove si incrociano il decumano e il cardo (la cui pavimentazione appare solcata dal passaggio costante dei carri, che ne ha consumato le pietre piatte), si gode una bella visione della pianura sottostante. Continua a leggere

“Un viaggio ad Assisi”, di Marco Grassano

Testo e foto di Marco Grassano, da Alibi Online (qua e qua), dove sono disponibili anche altre immagini.

 

“Per molti monti ombrosi e vallate piene di grida

e pianure fiorite spinse la mandria Ermes glorioso…”

(Inno omerico ad Ermes)

Ho avuto l’opportunità di trascorrere, con la famiglia, qualche giorno ad Assisi. Ma non voglio raccontare qui l’aspetto monumentale o artistico della città: altri lo hanno fatto prima e meglio di me. Quel che cercherò di fare è, semmai, rendere il particolare rapporto con l’ambiente, con quell’insieme di spazi, luce e colori che ha ispirato a San Francesco il Cantico delle Creature (diciamo la verità: difficilmente avrebbe potuto scriverlo nella mia nativa Alessandria!).

Arriviamo il 17 giugno. La luce è molto intensa, persino abbagliante (una luminosità provenzale, mi viene in mente, che Francesco Biamonti avrebbe definito “luce romanza”) nella frazione Rivotorto, dove ci alloggiamo in una vecchia magione eccellentemente recuperata, “La Padronale del Rivo” (stanza 206, “Città di Castello”), di fronte alla chiesa del Sacro Tugurio. La prima visita la facciamo proprio a questo luogo di culto, costruito (e quindi ricostruito, in stile neogotico, a fine Ottocento, dopo uno dei terremoti che hanno afflitto la zona) attorno alla casupola di pietra (il “Sacro Tugurio”, appunto) dove Francesco si installò con i suoi seguaci iniziali prima di trasferirsi alla Porziuncola (d’altronde, le terre di Rivotorto appartenevano a suo padre). Impressiona un po’ il sasso esiguo sul quale il santo dormiva, e appaiono una beffa postuma, rispetto all’abitudine (ricordata da un cartellino) di incidere nelle travi il nome dei frati per indicarne il posto, le scritte a pennarello – ricordo della presenza di coppiette – tracciate sulle travi stesse. Continua a leggere

La primavera in Val Curone è come un balsamo sulle ansie dell’anima

di Marco Grassano

(da Alibi Online)

La primavera è la stagione che preferisco. L’autunno è triste, l’inverno è cupo, l’estate è monotona e asfissiante (e, nella sua parte finale, mostra già la velatura malinconica – starei per dire sinistra – del commiato). In primavera tutto è in continua evoluzione; ogni settimana, quasi ogni giorno si ha una fioritura nuova, un verde nuovo, una profondità nuova nel paesaggio…
Certo, con gli anni mi è aumentata la capacità di percepire i particolari della Natura, o forse di sentirne l’emozione, la consonanza interna. Anche in città ho cominciato a far caso alla fioritura rosata, soffice, spumosa di alcuni alberi da giardino, e al graduale insinuarsi, in essa, delle foglie novelle, dapprima timide e poi prorompenti, mentre la brezza si portava via i petali, come un nugolo di coriandoli rosa. Ma è soprattutto in Val Curone, dove la Natura ha recuperato il suo ruolo primigenio ammantando e inglobando anche le rovine in pietra delle case abbandonate, che questa sintonia si fa più marcata. Così, neppure un cielo grigio di nuvole mi impedisce di avvertire un tocco al cuore, come un miele o un balsamo sull’anima, un brivido di acuta armonia con la Natura, osservando i molteplici verdi intessuti nel paesaggio, le felpature d’alberi, i densi chiaroscuri della tridimensionalità (le ombre che impastano e digradano e sbalzano come un cesello piante e cespugli), i campi che si diffuminano di tonalità diverse, i verdi teneri che punteggiano quelli più maturi come macchie di incandescente luce smeraldina. Continua a leggere

I sapori di un’epoca perduta

di Marco Grassano

Non di rado, scorrendo le pagine di qualche libro, mi tocca di pensare: “Ecco qui una cosa che piacerebbe a Mario Mantelli” (mi riferisco, è ovvio, al nostro autore, non all’omonimo sindaco di Carbonara Scrivia). Si tratta di opere che, pur se non sempre di natura strettamente autobiografica, tendono comunque a un’evocazione, a una ricomposizione quasi alchemica dell’infanzia e dei dettagli che l’hanno caratterizzata, e in più sono scritte in una prosa compatta, come incisa nel marmo, con parole selezionate, soppesate e definitive. Che so io, testi quali Infanzia berlinese di Walter Benjamin, o Istanbul di Orhan Pamuk, o Le botteghe color cannella di Bruno Schultz. Continua a leggere

Franco Repetto: le radici antiche della contemporaneità

Ecco un testo di Marco Grassano sulla mostra di prossima apertura dello scultore Franco Repetto, che dal 30 settembre al 30 ottobre potrà essere visitata presso lo Studio Ghiglione (Palazzo Doria, Piazza San Matteo 6Br), a Genova.

“Franco Repetto: le radici antiche della contemporaneità”

Assai opportunamente Emilia Marasco ha accostato l’intero percorso artistico di Franco Repetto alla tragedia greca. I forti elmi achei della sua precedente produzione richiamano, infatti, molte concitate scene belliche dell’Iliade (il ciclo epico è ormai riconosciuto come origine della successiva fioritura dei “tragici magni” Eschilo, Sofocle ed Euripide), molte drammatiche figure di eroi, ma anche l’episodio umanissimo e tenerissimo del canto VI, nel quale Ettore saluta, con un presagio di morte imminente, il figlioletto (“Si piegò il bambino contro il petto della bella nutrice, gridando impaurito alla vista del padre, atterrito dal bronzo, dal pennacchio dell’elmo che sulla cima vedeva ondeggiare, tremendo; Ettore glorioso si tolse dal capo l’elmo splendente, deponendolo a terra; poi prese tra le braccia il figlio, lo baciò…”). Ugualmente, un richiamo al teatro ellenico arcaico è ravvisabile nelle attuali strutture repettiane in movimento, silenti o sonore, che presentano rimandi a macchine sceniche dell’epoca, quali l’esostra o l’ecciclema. Continua a leggere

“Su per balze e in anfratti” dell’Appennino alessandrino

Articolo di Marco Grassano
(da Alibi Online)

Su per balze e in anfratti d’una solitudine dura
su valli deserte ormai
se non per l’attraversamento orizzontale e infinito
di farfalle…
(Attilio Bertolucci)

L’Appennino è forse, almeno col sereno, la parte più bella della Provincia di Alessandria; senz’altro, è la più incontaminata, più ricca di biodiversità. Per questo ci si è permessi di denominare questa porzione di territorio Appennino piemontese, così come esiste l’Appennino emiliano di Bertolucci. Si è però ben consapevoli che la cultura e la Storia lo legano alla Liguria. Di ceppo ligure sono i dialetti che si parlano in Alta Val Curone, in Val Borbera e fino all’Ovadese. “Ligure” è aggettivo che contraddistingue la toponomastica, in molte località (Cantalupo Ligure, Cabella Ligure, Carrega Ligure…). Liguri erano le popolazioni, anche da prima della colonizzazione romana. Continua a leggere

“Incontri con la Liguria”

Testo di Marco Grassano

Alla memoria di Francesco Biamonti

La nitidezza del paesaggiola trasparenza, la profondità e il miracolo di quell’incontro dell’acqua, della pietra e della luce… ecco la sola conoscenza, la prima morale. Questa armonia non è illusoria. È reale, e davanti a lei sento la necessità della parola.
Andreï Makine

I fiumi sono strade che camminano.
Blaise Pascal

L’Aurelia attraversa la Liguria come uno zigzagante schidione. Può provocare inquietudine, incutere timore persino, con l’intensità del suo traffico, oppressivamente rumoroso di giorno e sciabolante di fari la notte. Era diverso, nell’infanzia, quando l’emozione della Riviera consisteva, per me, nell’odore della salsedine, in una fila di palme e in un inedito schieramento di negozi che esponevano canotti, remi, salvagente, pinne, sacchetti di conchiglie. Sulla spiaggia giacevano, leggermente obliqui, magnetici barconi neri listati di bianco. Continua a leggere

“Un pomeriggio in Alta Val Curone”, di Marco Grassano

Il tempo incerto del dopopranzo invita a una gita in auto. Scendiamo al Museglia in secca e prendiamo per Montacuto, poi svoltiamo a valicare il panoramico passo sotto il Giarolo attraverso Magroforte, Costa dei Ferrai, Serra, fino a incrociare, a Morigliassi, la provinciale. Andiamo quindi a sud per Garadassi e, al bivio, a destra per Caldirola. La strada larga, costruita nella remota auge turistica, sale a tornanti duri, bruschi, ripidi, fra una vegetazione essenziale e stenta. Rade gocce di pioggia spruzzano il parabrezza, ma l’asfalto è bagnato dal temporale. Una recinzione di pali in legno e filo metallico appare lungo il declivio a sinistra. Qualche centinaio di metri più in alto, a una svolta cieca, l’ingresso della tenuta.

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“Il fuoco dei passati soli”, di Marco Grassano

(Prefazione di Marco Grassano al libro di Dino Molinari “Il luogo il nome”, in uscita a dicembre con sei disegni di Enrico Colombotto Rosso e dieci incisioni di Pietrino Villa)

I nomi sono parole, certo. E il nome – la parola – che cuce saldamente fra loro queste pagine è senz’altro Fruges, nominativo e accusativo plurale di frux-frugis (frutto, messe, raccolto, produzione…). Parola eminentemente virgiliana, ma consona al Virgilio “mite” delle Georgiche. Ricorre infatti, variamente declinata, quattro volte nelle Bucoliche e nell’Eneide, e ben tredici nel poema dei campi. Continua a leggere

Marco Grassano: “Per le pendici d’Appennino”

E’ in uscita la Guida all’Appennino piemontese di Rocco Morandi (ed. Franco Muzzio), che propone una serie di itinerari paesaggistici e naturalistici sul versante piemontese dell’Appennino ligure. Riporto qui l’introduzione di Marco Grassano, dal titolo Per le pendici d’Appennino. Continua a leggere