“PARLAMI DELL’UNIVERSO”: INTERVISTA A CRISTINA DONÀ

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Parlami dell’universo non è solo il refrain di una delle canzoni più belle e più note di Cristina Donà. È anche il titolo di una sua biografia, scritta da Michele Monina per Galaad Edizioni. Un itinerario tra la vita e la carriera di questa cantautrice, che è forse la voce più intensa e cristallina del rock indipendente italiano. Impreziosita da alcuni testi originali della stessa Cristina Donà, nella parte finale del bel volume (corredato da varie foto su diversi momenti del suo percorso artistico). Ecco la sua intervista, per cui la ringrazio.

– Un libro che è nato da un’amicizia e da un fitto e mai interrotto dialogo con l’autore, con cui avevi anche viaggiato attraverso l’America. Com’è stato ripensare alla tua carriera musicale in termini di scrittura?

Impegnativo, molto, ma anche molto utile. Ricostruire una buona parte del mio vissuto, tra collaborazioni con musicisti, produttori, ricordi degli incontri più o meno significativi e tutto quello che è gravitato attorno a me da quando ho iniziato ad oggi è stato un lavoro notevole, e sono certa di aver tralasciato, non volontariamente, parecchi dettagli. Scavare nei ricordi per ritornare all’emozione di quando ho scritto le canzoni è un percorso da psicanalista. Tanti episodi mi sono venuti in mente strada facendo. Diciamo che questo libro è servito per riordinare un po’ il mio passato e per creare le basi per una prossima biografia, che uscirà per il mio settantesimo compleanno. Continua a leggere

Narrazioni: voce plurale. Conversazione con Alba Donati.


(Vajont)

di Nadia Agustoni

Le storie, come la poesia, non bastano. Bisogna che qualcuno le racconti. Alcune storie si tramandano perché divengano coscienza civile e siano qualcosa di più d’un racconto. Una narrazione è più ampia di un racconto: è il sangue di un paese, un guardarsi e riconoscersi in quelle storie, movimenti, gesti e parole; riconoscersi perché se ne riconosce la gente. Una narrazione ha delle radici. Non può essere inventata, deve avere il genio dei luoghi e del tempo. Deve abitare in noi prima che noi la ascoltiamo. In seguito, l’ascolto e l’attenzione, rafforzano le radici e la voce che narra le cose ci porta alla terra e ai corpi, unisce il passato e il presente, interroga il futuro. Un epos riguarda un popolo, non una semplice famiglia o un solo nucleo di persone, e affiora affidandosi alla materia del caso, alla sua precisione che incastra i tasselli uno ad uno, come nessuna invenzione può fare. Continua a leggere

Una tazza di tè quasi vuota.

(wanted)

Una tazza di tè quasi vuota

di Nadia Agustoni

Cinque minuti dopo la mezzanotte tra il due e tre dicembre 1984 a Bhopal si verificò il più grande disastro industriale della storia. Una nuvola di metilisocianato, composto chimico altamente tossico, fuoriuscì per l’esplosione di un serbatoio e uccise complessivamente 30.000 persone ( le prime 8.000 morirono in poche ore). I contaminati furono 500.000 e a 25 anni di distanza il tasso di inquinamento dell’area è sempre altissimo. In una recente intervista apparsa su Il Fatto Quotidiano del 3 dicembre 2009, lo scrittore Dominique Lapierre autore del romanzo-inchiesta Mezzanotte e cinque a Bhopal parla del suo ritorno nella città contaminata e racconta di avere provato a bere l’acqua di un pozzo, ma “ è bastato mezzo bicchiere per far infuocare le nostre bocche per diversi giorni”. Continua a leggere