Lucia GRASSICCIA – ELEVATOR. Recensione di Marco Scalabrino

Grassiccia - ELEVATOR - copertina

 

di Marco Scalabrino


Sei qui da due settimane. A parte il nome e il piano in cui abiti, so poco di te. Ho imparato a distinguere il tuo passo. Due settimane possono bastare. Mi sento felice. Per la prima volta qualcuno è lì dove sono anch’io. Prendi corpo nei miei sogni. E comincio a sapere di essere innamorato. Irrimediabilmente. Ora so che forma ha un desiderio, ragazza dolce cui tutte fanno un baffo. Continua a leggere

Marco SCALABRINO – Parleremo dell’arte che è più buona degli uomini

Parleremo dell'arte vol  1 - SAGGI

Prefazione di Pietro Civitareale

Nell’uso corrente, critica vuol dire sinteticamente “scelta del meglio” e, se poi ci riferiamo alla letteratura, il problema della critica letteraria si apre da molti angoli e secondo diverse sollecitazioni. Ecco allora la critica nella poesia, la critica cioè che si determina all’interno della vita stessa della poesia nel suo prodursi; ecco la critica dei poeti agli altri poeti, la critica cioè che si attua su di un piano paritario di specializzazione e di affinità operative, ed ecco la critica della poesia intesa come attività appropriata ed orientata, per se stessa, al giudizio secondo la linguistica, la sociologia, la psicoanalisi, la filosofia, eccetera. Le domande, e le risposte che ne scaturiscono, possono essere molte e sommuovono tutto il contesto del discorso generale sul tema. Continua a leggere

Gaetano CIPOLLA – Learn Sicilian / Mparamu lu sicilianu. Recensione di Marco Scalabrino

CIPOLLA - LEARN SICILIAN - copertina

Malgrado, dall’Unità d’Italia e dalla affermazione del Toscano quale lingua dei sudditi del Regno, i linguisti a più riprese ne abbiano annunziato l’imminente sparizione, il Siciliano ha provato di essere resistente e, quantunque la sua influenza si sia ristretta alle sfere familiare e amicale, esso è tuttora parlato e capito dalla grande maggioranza degli Isolani.

L’organizzazione culturale statunitense Arba Sicula, nel corso degli ultimi 33 anni, ha dedicato ogni sua energia alla promozione della lingua e della cultura siciliane nel mondo.

Gaetano Cipolla è l’anima di Arba Sicula. Continua a leggere

Marco Scalabrino, “Giovanni Formisano”

Ogni tantu pinsati a stu pueta
di Giorgio Morale

Una impressione di lettura, una nota biografica, qualche giudizio critico, una piccola antologia poetica di Giovanni Formisano, un invito all’ascolto. Continua a leggere

SAPIENZIALI di Gianmario LUCINI. Recensione di Marco Scalabrino

SAPIENZIALI - copertina

 

Tutti compresi nell’Antico Testamento, “i libri sapienziali – detti anche poetici, per la loro forma letteraria, e didattici, perché insegnano in senso generale la sapienza – sono: Proverbi, Giobbe, Qohèlet, Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide, e risalgono ai secoli V – I a.C.”

Ad essi ovviamente, sebbene in un ordine appena differente, si rapporta Gianmario Lucini, oltre che, vedremo, ai profeti Isaia, Geremia ed Ezechiele nonché alle Lamentazioni e ai Salmi.

 

Cos’è, in senso biblico, la Sapienza? cosa sono i Sapienziali? quali sono le asperità teologico-morali che scaturiscono da questa rivisitazione di quei testi, lascio alla altrui specifica competenza il compito di delucidare. Continua a leggere

Vivalascuola. Come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?

«“Come si fa a scrivere una poesia dopo Auschwitz?” chiese Adorno […] “e come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?” obiettò una volta Mark Strand. Comunque sia, la generazione a cui appartengo ha dimostrato di riuscire a scrivere quella poesia» (Iosif Brodskij, Discorso per il Nobel, 1987)

Verba manent
meditazione sulle parole dei testimoni in Shoah di Claude Lanzmann, 1985
di Maria Grazia Calandrone

Non era il mondo. Non era l’umanità. Non sembravano esseri umani. Invece, siamo capaci anche di questo. È una scelta.

Quando abbiamo aperto le fosse piangevamo tutti per quella legna marcia fatta di uomini – figuren. Avevamo davanti uno strato secco, una pianura di corpi che si sbriciolavano. Continua a leggere

La giusta collera. Scritti e poesie del disincanto. Recensione di Marco Scalabrino.

La giusta collera

 

Scritti e poesie del disincanto

 

a cura di Gianmario Lucini

Èpos Collana di poesia politica e sociale

Edizioni CFR – Piateda (SO) 2011

di Marco Scalabrino

Cade anche oggi il disgusto …

lo raccolgo, a volte …

pregando Dio che …

mi faccia crescere artigli di demenza,

denti di rinuncia e la risata insana

del folle che corre ignudo

a squartare leoni.

(da Il disgusto) Continua a leggere

La poesia al tempo della crisi

La giusta collera. Scritti e poesie del disincanto e L’impoetico mafioso. 105 poeti per la legalità. Due presentazioni per due raccolte poetiche. Sabato 10 marzo a Marsala e domenica 11 marzo a Trapani. Continua a leggere

CARMELO LAURETTA (1914-2011) nel ricordo di Marco Scalabrino

Maestro e amico, autore e persona dalle rare qualità, decano fra i poeti dialettali siciliani, Carmelo Lauretta nasce a Comiso (RG) nel 1914.
Laureato all’Università Cattolica di Milano nel 1939, docente per quarant’anni di Lettere in Istituti Statali, è stato dopo la Liberazione vicesindaco della sua città, nonché negli anni Cinquanta il primo presidente delle municipali ACLI. Continua a leggere

Paolo MESSINA (Palermo 1923 – 2011). Il Rinnovamento e Rosa Fresca Aulentissima – di Marco Scalabrino

“Avia vint’anni quannu mi nnamurai d’a puisia. Fici a guerra vulannu pi sti mari mari e avennu liggiutu (‘n tidiscu) u Faust di Goethe e i Reisebilder di Heine, picchì m’i mpristò Heinz, un amicu pilota d’a Luftwaffe. È curiusu, però, c’ô primu antifascista ca ncuntrai fu un picciottu tidiscu e mi dicia: Ohne Freiheit, keine Dichtkunst: senza libirtà, nenti puisia. Abbasta, comu m’arricampai (dicèmmiru 1943) cca c’eranu l’Amiricani e la libertà. E fami. A genti, pi manciari, si vinnia “tavuli e trispita”, fiuramuni i libra: vecchi, sfardati, ammunziddati ‘n terra: e iu piscava dda menzu. Accussì mi capitò ‘n manu pi cumminazioni Mallarmé (‘n francisi sta vota), e chi fu: tuttu nsemi iu mi fici scenti di dda frasi di Heinz: d’a libertà d’essiri pueti, artisti, patruna di sdirrupari un munnu c’un ni piaci e nvintarinni unu a nostru piaciri. Mi mancava però a lingua. U talianu era scumunicatu, grèviu o ritoricu, sunava fausu. Anzina a quannu un mi ficiru a canusciri (autunnu, nvernu d’u 44) na maniata di pueti ca ricitavanu versi ‘n sicilianu ni l’Aula Gialla d’u Pulitiama di Palermu. Accussì fu c’a ntisi, ma comu si fussi a prima vota, sta lingua siciliana. Pricisa, nova, pi mia, comu s’avissi nasciutu ora ora.” Così Paolo Messina in Puisia Siciliana e Critica del 1988. Continua a leggere

IL PARLAR FRANCO. Recensione di Marco SCALABRINO

“Per anni sono andato in giro con il registratore o un taccuino in tasca, e quando sentivo qualcuno parlare in dialetto mi avvicinavo, gli facevo delle domande, mi mettevo a chiacchierare, e poi a casa trascrivevo tutto, mettendolo in poesia.” Così Franco Loi in un’intervista rilasciata a Luigi Mascheroni del maggio 2007.

Un nuovo numero de IL PARLAR FRANCO, la Rivista di cultura dialettale e critica letteraria, edita da Pazzini Stampatore Editore in Verucchio (RN), http://www.pazzinieditore.it. Un numero, il 10 del Marzo 2011, sottotitolato AL TRAGUARDO DEGLI OTTANT’ANNI, interamente dedicato a FRANCO LOI. Un numero prezioso, sia nella accuratissima veste grafica, che consegna in copertina una bella foto in bianco e nero del Poeta, sia nelle fitte righe delle oltre centottanta pagine, che ne costituiscono di fatto una monografia. Continua a leggere

Flora RESTIVO – “DUDICI (DODICI) – Racconti in siciliano”

Flora Restivo, siciliana di Trapani, è poeta dialettale autrice delle raccolte poetiche Ciatu (Sfamemi, 2004) e Po Essiri (Samperi Editore, 2008). Non deve sorprendere questo suo primo libro di racconti che richiama qualità importanti già presenti nella sua poesia: l’essenzialità del dettato, lo sguardo acuminato ed ironico sul mondo e una forte sensibilità. La misura del racconto breve riesce dunque a riproporle, dette qualità, con nuovo equilibrio e tensione narrativa. Proprio riguardo all’essenzialità del dettato, scrive Marco Scalabrino nel suo saggio introduttivo (Flora Restivo – Dda notti chi spariu la luna & autri cunti): “Edgar Allan Poe ha individuato nella short story gli elementi della essenzialità, della densità, della unicità; Henry James ha affermato che il racconto bisognerebbe “farlo tremendamente conciso, con la più stringata scelta di particolari”; Evelyn Waugh ha sostenuto che “lo stile non è un attraente ornamento applicato, ma parte dell’essenza stessa”. Continua a leggere

Flora RESTIVO – DUDICI. Recensione di Marco Scalabrino

Con CIATU del 2004 e con PO ESSIRI del 2008 abbiamo conosciuto Flora Restivo quale Poeta. Sui temi e sulla forma, sulla progressione e sugli esiti della sua poesia sono stati spesi da più versanti autorevoli e lusinghieri giudizi. Nondimeno eccoci per le mani un suo nuovo lavoro: non poesia, come ci saremmo aspettati, bensì prosa, ancorché sempre in Dialetto. Questa virata merita un esercizio di decifrazione: la nostra è che, attraverso la breccia che la Poesia ha aperto, una regione dell’Autrice fino a quel momento segreta, recondita, inconfessata, quella regione carsica venutasi a creare in tutta una vita dalla sovrapposizione degli strati ancestrale, sociale, culturale, trascinando con sé custodite memorie, esperienze, sentimenti, si sia rivelata e, felicemente assistita dal suo genuino talento, abbia conquistato naturale, confacente sbocco. Una diversa cifra, quindi, una ulteriore opportunità, un aggiunto tramite mediante il quale svelarsi, ampliando l’orizzonte della sua comunicazione. E perciò nessun addio alla poesia, che peraltro ci risulta lei continui a frequentare con dedizione, quanto la chance per adempiere a una ritrovata occorrenza. Continua a leggere

Pietro TAMBURELLO di Marco Scalabrino

Il 20 Giugno del 2001 si è spento a Palermo – dove era nato nel 1910 – Pietro Tamburello.
“Pietro Tamburello – scrive Salvatore Di Marco nel numero di Luglio-Agosto 1998 di ARTE E FOLKLORE DI SICILIA, edito in Catania (Alfredo Danese direttore) – la cui storia di poeta comincia negli anni Venti del Secolo, esattamente nel 1926 con la nascita a Palermo di quel notissimo e controverso foglio dialettale che fu il PO’ T’Ù CUNTU … nonostante avesse avuto un ruolo determinante tra i protagonisti della nuova poesia siciliana (se nel 1929 era stato il segretario generale dell’Accademia di Poesia Siciliana “G. Meli” presieduta da Giuseppe Ganci Battaglia, nel 1945 sarà il referente di Federico Di Maria nell’ambito della Società Scrittori e Artisti – il vero animatore di quel gruppo sottolineò Salvatore Camilleri nel numero di Gennaio-Febbraio 1993 della medesima rivista – e poi fonderà il Gruppo Alessio Di Giovanni e ancora nel 1956 sarà il direttore di ARIU DI SICILIA) pubblicò poco e tardi in volume i suoi versi dialettali. Continua a leggere

Marco Scalabrino, Maria Favuzza

O riordu di vita passeggera,
gemma chi di biddizza si cumpiaci,
o rosa chi ciurisci
e ridi allera
pi triunfari
nta li megghiu vasi,

tu sicca mori
senza mai tuccata
e ti sperdi a lu ventu
c’un suspiru.


Un saggio di Marco Scalabrino e sette poesie di Maria Favuzza

Maria Favuzza nacque a Salemi (TP) il 24 Dicembre 1901 e morì il 14 Febbraio 1981. Il tempo nondimeno, i 30 anni trascorsi dalla sua scomparsa, non ne hanno affievolito l’affettuoso ricordo in quanti l’hanno conosciuta e amata, né ne hanno sbiadito la levatura del poeta. Continua a leggere

Senzio MAZZA “ÙMMIRI e SÒNNIRA”

Luntanu … intra ‘na notti ca non ‘gghiorna mai … ‘n pòuru sbannutu / c’a tantuna s’abbranca a li mistèrii / di la palora … sugnu a milli mìgghia e chiùi / ma li ràdichi mei / su’ attàgghiu a chiddi di li ficudìnia / ’llippati tra li sciàri / du Passupisciaru, ‘zziccati / na li faddacchi / ca sùcunu la stòria (lontano … dentro una notte infinita … un povero sbandato / che a tentoni si aggrappa ai misteri / della parola … sono a mille miglia e oltre / ma le mie radici / sono accanto a quelle dei fichi d’India / abbarbicate tra le sciare / di Passopisciaro, infilate / nelle fenditure / che succhiano la storia).

Versi tra i più appassionati e commoventi mai scritti da Senzio Mazza, ai quali con struggimento egli accosta: mi spirniciu … di turnari arreri / nall’acqua ‘zzùlia / gilestri / d’argentu e di smiraldi risquagghiati / unni si sguazza la Sicilia mia (mi scervello …. di tornare indietro / nell’acqua azzurra / celeste / d’argento e di smeraldi liquefatti / dove si sciacqua la Sicilia mia).    Continua a leggere

“L’impoetico mafioso”. 105 poeti per la legalità. Recensione di Marco SCALABRINO

“Ci siamo abituati: tutti i giorni … morti ammazzati stesi sull’asfalto … ma questa indifferenza … è un sintomo del male”, Davide Puccini.

Muove Gianmario Lucini, nella prefazione a questo volume, dal confronto fra il ruolo della poesia nell’età classica e quello nell’attuale società. “La poesia epica parlava della pòlis, del suo popolo e della sua vita, dei suoi problemi, dei suoi dubbi, delle sue paure ataviche. Era una poesia capace di stare dentro la società storica e proporsi con un ruolo molto chiaro, quello di interprete della umanità più profonda, di metterla in scena anche nelle sue contraddizioni e nei suoi dolorosi paradossi. La poesia contemporanea invece, troppo spesso, è la noiosa e monocorde proposta di un Io poetico solipsistico, che non si cura dell’altro, ma solo di se stesso, non si sente responsabile del processo di comunicazione ma si mette gegenstand, di fronte, troppo spesso da un pulpito, dall’interno di un gioco le cui regole non sono chiare a nessuno. Non c’è da meravigliarsi se la gente non legge poesia.” Continua a leggere

“Sapienziali” di Gianmario LUCINI

Da: Giobbe

Nessun libro contiene la parola
ma la parola tutti li contiene
soltanto così avrà vita e carne;
sarà impeto il libro, impeto e vento.

Nessuna parola contiene il silenzio
ma il silenzio tutte le contiene;
l’uomo che ama il silenzio
è un raffinato oratore.

Lascia il silenzio giacere nel limo
come il chicco d’inverno,
lascia che rimbombi nell’abisso
prima d’ogni sapiente giudizio;

ma non sarà il silenzio a ridarmi
la vita che ho perduto
né il lamento a fermare la sventura,
l’innocenza a proteggermi.

Io sono Giobbe, ho lottato col Silenzio
l’ho chiamato in giudizio per fami giudicare
per questo grido dal passato come il mare
che lambisce la terra e non la può possedere.

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Fortuna Della Porta, La sonnolenza delle cose

Due poesie di Fortuna Della Porta e una nota di Marco Scalabrino

ad Ana Politkovskaja

Solitudine e nobiltà
segnarono il passo di Anna
tra i detriti della sua terra.
La condanna
fu emessa
e la sentenza passò alle armi
ma lei continuò
a indossare il vestito da sposa
a immaginarsi
l’interno della casa col sole Continua a leggere

“Sapienziali” di Gianmario Lucini. Recensione di Marco Scalabrino

 

Salgono i barbari come un sole nero.

Tutti compresi nell’Antico Testamento, ci soccorreranno tra virgolette direttamente la Bibbia e i relativi commenti, “i libri sapienziali – detti anche poetici, per la loro forma letteraria, e didattici, perché insegnano in senso generale la sapienza – sono: Proverbi, Giobbe, Qohèlet (o Ecclesiaste), Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide (o Ecclesiastico), e risalgono ai secoli V-I a.C.” Ad essi, ovviamente, si rapporta Gianmario Lucini per le prime sei tracce di questo suo lavoro, sebbene in un ordine appena differente, oltre che, vedremo, a Isaia, il primo (dei Libri) dei Profeti, per le successive tre tracce.
Ma cos’è, in senso biblico, la sapienza?
E quale l’operazione che Lucini si prefigge di condurre?
Quanto al primo quesito, apprendiamo che “in generale la si può descrivere come applicazione della mente ad acquisire conoscenze e a riflettere sull’esperienza umana per ricavarne indicazioni utili a dirigere con rettitudine, correttezza e successo la propria vita.”
Quanto al secondo, interroghiamo lo stesso Autore e riportiamo brevi emblematici stralci da taluni degli interventi che di recente si sono succeduti in RETE. Continua a leggere