Fernando Guglielmo Castanar, “Il postino di Mozzi”

Intervista di Giovanni Agnoloni

Non è stato facile convincere Fernando Guglielmo Castanar, autore-curatore de Il postino di Mozzi (Arkadia Editore) a farsi intervistare. Uomo schivo, friulano doc, uno che per decenni ha fatto il postino sognando di diventare uno scrittore, e facendo la “posta” (è proprio il caso di dirlo) a Giulio Mozzi per poi sottrargli manoscritti e selezionare – come se fosse lui l’editor – le parti a suo avviso più interessanti. Alla fine di tutto, avrebbe formato un collage da sottoporre, forse a mo’ di vendetta, allo stesso Mozzi, che sarebbe diventato un libro con 29 coautori, tra cui il sottoscritto. Forse è per questo che ho qualche ritrosia a porgli delle domande, tuttavia la curiosità è troppa. Già, perché chi è Castanar? Anzi, cominciamo proprio così. Continua a leggere

BUONA LETTURA: “Letti da un soldo”

Buona lettura 16 – Letti da un soldo, di Enrique González Tũnón

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.


Esce per Arkadia Editore, per la traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi, Letti da un soldo, brillante traduzione della raccolta di racconti di Enrique González Tũnón, “Camas desde un peso” (1932). Continua a leggere

“Prima che te lo dicano altri”, di Marino Magliani

Recensione di Francesco Improta

Marino Magliani, Prima che te lo dicano altri, Chiarelettere 2018

In una recente intervista Marino Magliani ha affermato testualmente: “I miei viaggi sono stati in realtà un andare e un tornare, un cerchio. Mi sono chiesto se io sia mai davvero partito.” Tale dichiarazione non solo ribadisce l’importanza fondamentale delle radici per Magliani, uomo e scrittore, ma anche e soprattutto il carattere particolare della sua narrativa, dove personaggi, situazioni, paesaggi e persino nomi sono continuamente presenti a configurare un universo domestico e simbolico al contempo.

Prima che te lo dicano altri (Chiarelettere editore, 17,50 euro) conferma quanto enunciato sopra. Il romanzo piuttosto corposo si svolge in maniera non lineare, attraverso un continuo slittamento di tempi e di piani narrativi, nell’arco di un cinquan­tennio, dal 1974 al 2025 e si divide in due parti: la villa e la pozzanghera. Continua a leggere

SUL TAMBURO n.78: Marino Magliani, “Prima che te lo dicano altri”

Marino Magliani, Prima che te lo dicano altri, Milano, Chiarelettere, 2018

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di Giuseppe Panella

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Questo romanzo si basa su un desiderio rimasto inesausto: mettere in parole la nostalgia di una patria nella quale non si è potuto vivere come si sarebbe voluto. I personaggi della storia si ritengono tutti esuli (molti, come Christel, la matura mediatrice di immobili per i “russi” di cui Leo si invaghisce e che vorrebbe portarsi a letto) e il loro soggiorno sulla riviera ligure Magliani è un narratore nato e la sua ricerca linguistica non è mai disgiunta dalla volontà di raccontare storie, di illuminare con la luce radente dello stile vicende umane di grande spessore e di dolorosa potenza. Questo suo ultimo romanzo racconta un durissimo apprendistato di vita ma anche la struggente riconquista di un passato. Leo Vialetti di Sorba (Imperia), ligure come quasi tutti i protagonisti dei romanzi di Magliani, nasce e appartiene a una Liguria scabra, rocciosa, poco generosa con i suoi abitanti che pure la amano, costruita su baluardi montuosi, intervallati da brevi tratti di pianura, da salite erte e difficili, popolata di cinghiali e di uomini spesso più testardi e duri di quegli stessi animali selvatici cui danno la caccia.

Nello stesso tempo, il romanzo di Magliani descrive un mondo che dovrebbe risultare radicalmente opposto a quello nativo del protagonista: la Liguria e l’Argentina appaiono nelle sue pagine due continenti diversi e lontanissimi, eppure simili nel loro rapporto con l’umanità dolente che le abita.

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Marino Magliani, “All’ombra delle palme tagliate”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani

All’ombra delle palme tagliate

Amos Edizioni 2018

All’ombra delle palme tagliate è la prima opera poetica di Marino Magliani. O forse no, nel senso che Magliani è da sempre poeta in prosa, e le pagine dei suoi romanzi sono ricche di spunti lirici e suggestioni fortemente evocative. Qui, però, siamo di fronte a un’inversione dei rapporti di forza, perché questa silloge, che in fondo ha la vocazione del poemetto, adotta un registro quasi-prosastico, che ne è la cifra caratteristica. Non un limite, sia chiaro. Al contrario, la vis poetica dei versi traspare proprio dalla semplicità delle immagini e delle storie che racchiudono. E dalla memoria, tanta, che dischiudono come frutti spremuti.

«Poi senza perdere quel sorriso, la piega
che aveva sostituito lo stupore,
egli fissava di nuovo la terra
e taceva il resto
del giorno».

(da “Il cecchino”, p. 27)

«Una domenica verso la fine della prigionia,
continuò l’uomo che viveva nella casa
senza persiane, ero affamato,
niente di nuovo, scendevo per una strada
piena di archi e al fondo mi pare ci fossero
tigli gocciolanti».

(da “L’amore ai tempi della guerra”, p. 117) Continua a leggere

La poesia di Marino Magliani


di Riccardo Ferrazzi

All’ombra delle palme tagliate è il titolo della prima raccolta di poesie di Marino Magliani, che immediatamente suscita nella memoria l’eco del proustiano À l’ombre des jeunes filles en fleur.
Ma in realtà il richiamo di Magliani è a tutta la Recherche, al peso del tempo perduto, alle sensazioni provate da bambino, quando tutto era mistero e il futuro era una promessa di sempre nuove scoperte. Continua a leggere

“Non c’è ombra in South Dakota”, di Andrea B. Nardi

di Marino Magliani

Le prefazioni e le postfazioni ai libri non servono; un critico italiano diceva che i libri dovrebbero giungere al lettore senza nulla, non una dedica, non un ringraziamento, non uno strillo, intonsa persino la copertina. Alla Landolfi. A meno che l’autore, dopo Ecce Deus (Impero Romano) e Ali (moderno western sideral-teologico), non scriva il suo non-western e Enzo G. Castellari non lo legga e si chieda: ma dove ti sei nascosto in questi trascorsi decenni? In effetti, ci sono libri di autori italiani che quando li leggiamo ci aprono paesaggi di praterie e vallate provenienti da un cinema che diventa sempre più insostituibile.        

Il libro s’intitola Non c’è ombra in South Dakota (Robin Edizioni, 2017), l’autore è Andrea B. Nardi.

Un altro autore con la sua voce inconfondibile che sa raccontarmi spazi e cieli è Vincenzo Pardini. Mentre scrivo queste linee, penso proprio al suo Grande Secolo d’oro e di dolore (Il Saggiatore, 2017), che ho qui in libreria.

Forse per il gusto di capire cos’hanno in comune le due storie e non trovarne. Se in Grande secolo abbiamo un io narrante esterno, in Dakota è il protagonista stesso a raccontarci come arriva “involontariamente” a Calahorra, nella profonda prateria, e a partire da lì l’io narrante è quasi sempre presente, giusto tranne periodi come quello della Guerra Civile, di cui in effetti ha potuto solo sentire parlare.                                             Continua a leggere

SUL TAMBURO n.51: Marino Magliani, “Carlos Paz e altre mitologie private”

Marino Magliani, Carlos Paz e altre mitologie private, Genova, Amos Edizioni, 2016

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di Giuseppe Panella

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Più che di mitologie private sono in questione, in questa raccolta di racconti, i sogni e le aspirazioni letterarie di Marino Magliani. Molti dei testi contenuti in questo suo libro che è quasi una sintesi dei suoi temi maggiori e delle sue aspirazioni letterarie più forti sono riflessioni sull’arte dello scrivere, divagazioni poetiche sulla vita e le sue difficoltà maggiori, progetti di ulteriori romanzi.

E’ noto (e comprovato anche da prestigiosi riconoscimenti ottenuti negli ultimi anni) che il tema che maggiormente mette alla prova la mente narrativa di Magliani è quello dell’esilio (letterale e letterario insieme). Perché Magliani è uno scrittore per vocazione ma ha potuto estrinsecarla e metterla in valore solo fuori dal suo terreno naturale di coltura (la Liguria rocciosa e spesso abbandonata del territorio di Imperia) e ha dovuto trapiantarla in terre straniere e più o meno accoglienti (l’Argentina la Spagna la Germania IJmuiden vicino ad Amsterdam dove vive attualmente e dove preferibilmente lavora e produce letteratura).

Per questo motivo, Villa Carlos Paz in Argentina rappresenta il luogo del dislocamento assoluto e, infatti, proprio nel racconto con questo titolo, l’Io narrante vive le sue stesse esperienze di estraneamento assoluto e di doloroso quanto necessario trapianto di sé in un corpo estraneo e spesso ostile, un trapianto che però non è solo una mutilazione di sé ma anche un arricchimento poderoso della propria soggettività. I viaggi, la morte si potrebbe dire, parafrasando il titolo di una raccolta di saggi di Gadda: i viaggi sono l’anticamera, la prefigurazione della morte e quest’ultima consiste nella rarefazione della vita. La scrittura rende conto di questo processo: la sabbia, la povere, i residui solidi eppure volatili di cui si nutre il primo testo del libro ne è metafora chiarificatrice e illuminante.

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Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Il destino dell’esule che scrive: Marino Magliani

Scrittore di romanzi, racconti e sceneggiature, traduttore di autori spagnoli e ispanoamericani, conoscitore di genti, poeta del viaggio, sempre in bilico tra Italia, Olanda e Sudamerica, Marino Magliani rappresenta un unicum nel panorama letterario nostrano soprattutto per uno stile di scrittura essenziale e dal ritmo pacato e per l’amore verso storie che fanno del paesaggio, della ricerca, della lontananza e del ritorno i temi principali.

1) Comincerei da uno dei tuoi ultimi romanzi Il Creolo e la Costa, Fusta Editore, 2016, perché mi pare racchiuda in sé molte delle caratteristiche più interessanti della tua scrittura. In uno stile scarno e colmo di rimandi, ti muovi alla ricostruzione di un episodio poco chiaro nella vita dell’eroe argentino Manuel Belgrano, spostandoti tra Nuovo e Vecchio Mondo, utilizzando fatti di storia locale, epistolari e ipotesi personali, per poi fare dei luoghi, dei volti, del silenzio e del non-raccontato (il non-detto, il non-conosciuto) il centro della tua narrazione: una vera e propria indagine, che parte dall’altro per arrivare a noi stessi. Possiamo dire che la figura dello scrittore si avvicini in qualche maniera a quella del detective?

In questo caso sì, è la biografia stessa dell’autore che percorre geografie belgraniane e indaga. Sono nato in provincia di Imperia, terra del padre di Manuel Belgrano, Domenico Belgrano, che ha vissuto la sua gioventù tra Oneglia e Costa d’Oneglia, prima di emigrare in Spagna e poi in Argentina. Manuel Belgrano è il fondatore della Repubblica Argentina e creatore della bandiera. In Argentina una vera e propria icona.
L’autore si ritrova da ragazzo a Continua a leggere

Marino Magliani, L’esilio dei moscerini danzanti giapponesi

di Roberto Plevano

Al suo ultimo lavoro – L’esilio dei moscerini danzanti, Exòrma 2017. Si esita a chiamarlo romanzo: mescola memoir, appunti di viaggio, riflessioni morali, colloqui e fili narrativi disparati; ma il progetto è unitario e coerente – Marino Magliani ha dato un titolo che richiama certe composizioni orientali. La sua curiosità botanica ed entomologica (che è aspetto della curiosità generale indispensabile all’esistenza) si è posata questa volta su una specie di Chironòmidi originari del Giappone e delle isole del Pacifico, che ha colonizzato a partire dagli anni ’60 le coste dell’Europa del Nord. Il loro volo sulle alghe spiaggiate, la danza, è, rimugina Magliani, forse il ricordo del grande viaggio dalle Hawaii, il loro esilio. È anche un balletto di morte, perché diventano così facile preda di altri animali: di moscerini danzanti ce ne sono nuvole. Vivono attorno alle alghe, o nei luoghi anfibi dove la sera si radunano i gabbiani. E c’è forse qui un destino.
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Il capolavoro di Marino Magliani

di Riccardo Ferrazzi


Fra i lettori di Magliani ci sarà senz’altro chi non è d’accordo. Per esempio, chi ricorda la trama serrata di “Quattro giorni per non morire” o l’atmosfera indecifrabile di “Quella notte a Dolcedo” potrebbe sostenere – a buon diritto – che in quei due romanzi sia già presente il vertice della sua arte affabulatoria. E poi, perché parlare di capolavoro? Perbacco, non c’è già D’Orrico che grida al capolavoro ogni due per tre? Continua a leggere

Marino Magliani, “Il creolo e la Costa”

marino-magliani-il-creolo-e-la-costaMarino Magliani, Il creolo e la Costa, Fusta editore, 2016, pp.155, € 16

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di Stefano Costa

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C’è qualcosa che nasce dalla penna di Marino Magliani e che riesce sempre, romanzo dopo romanzo, a narrare di uno specifico tassello di mondo: e per uno scrittore qual è Magliani, mi dico, quel mondo è sempre lo stesso, eppure in espansione.

Quest’illusione – quella di abitare un mondo unico e plurale assieme – è generata dalla specificità semantica: luce, solitudine, qualcosa che ha a che fare con il silenzio. Qui, ne Il creolo e la Costa, la semantica del silenzio è stata declinata all’esperienza dell’attraversamento. La figura principe – quella di Manuel Balgrano: il generale che ha dato i natali all’Argentina – è personalità storica e personaggio romanzesco insieme. Dal Nuovo continente al Vecchio, da Buenos Aires a Londra, da Londra a Costa d’Oneglia: l’attraversamento fisico è solo una rotta, niente più.

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Marino Magliani, Il creolo e la Costa

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Marino Magliani, Il creolo e la Costa, Fusta editore

di Riccardo Ferrazzi

Un altro Magliani, un Magliani diverso, che fa il detective in prima persona e si lancia sulle tracce di un problematico episodio nella vita di un eroe sudamericano: Manuel Belgrano, il nume tutelare della Repubblica Argentina.
Si dà il caso che il padre di Belgrano fosse un emigrato italiano, originario di Oneglia, e più precisamente della Costa, una frazione in cui vivono ancora altri Belgrano. Nessuno più di Magliani, originario della val di Prino e frequentatore di Oneglia fin dall’infanzia, è l’investigatore adatto per districarsi fra epistolari, cronache di oscuri cronisti ottocenteschi, storia locale, topografia, urbanistica, economia, usi e costumi. Continua a leggere

BUONA LETTURA: Marino Magliani. Dal fondo della tana. Conversazioni con Marco Scolesi”

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura


È un viaggio attraverso la sua scrittura, il suo tempo, il suo spazio: attraverso se stesso.

È il libro Marino Magliani. Dal fondo della tana. Conversazioni con Marco Scolesi (Philobiblon Edizioni, 2016), che propone al lettore la visione di Magliani, ovvero il suo modo di guardare e di tradurre le cose, in un momento in cui la sua scrittura diventa più inventiva e più intima.

marino Continua a leggere

Carlos Paz e altre mitologie private, di Marino Magliani

Magliani
Il Decamerone, una raccolta di novelle, è uno dei tre pilastri della letteratura italiana; eppure, da tempo immemorabile, gli editori arricciano il naso all’idea di pubblicare racconti. Un giorno, chissà perché, prese a circolare la voce che “i racconti non vendono”, nessuno si azzardò a smentirla, e a tutt’oggi proporre una raccolta di racconti è qualcosa che sta fra l’incoscienza e l’eroismo. Se Alice Munro non fosse stata già famosa in America gli editori italiani non avrebbero pubblicato neanche lei. Continua a leggere

“Il canale bracco” e “Tre montagne”. Scarti semantici

Tre montagne di Matteo Meschiarimagliani_braccoIl canale bracco e Tre montagne. Scarti semantici

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di Stefano Costa

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Ho aperto più volte su una pagina a caso “Tre montagne”, prova narrativa in tre tempi di Matteo Meschiari (pubblicato a fine 2015 da Fusta, editore indipendente di casa a Saluzzo, in provincia di Cuneo). L’esperienza è quella di una solida semantica, di una cerchia di termini e combinazioni che indagano – attraverso un’analisi che non esiterei a dire “scientifica” – la trasformazione del gesto in parola. Il gesto di cui si narra in tutti e tre i capitoli di quella che sembra essere, anche se non lo è appieno, un’unica storia, chiama lo stigma preistorico, il graffio fissato per sempre in una roccia – il segno che un essere umano può ritrovare a distanza di millenni, mutato nel tempo ma sempre uguale a se stesso. Tale il destino del fossile: quello di impoverirsi di tessuto muscolare, quello di veder asciugarsi il nervo che ne percorreva il dorso al fine di lasciar affiorare le informazioni criptate nella sabbia delle ossa, e in esse soltanto.

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Liguria Spagna e altre scritture nomadi, di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi

Magliani
Prefazione di Giuseppe Panella

Sì, viaggiare…
Letteratura di viaggio e stile della visione

«Potrei cominciare l’elogio del mio viaggio col dire che non m’è costato un quattrino: il che costituisce un punto degno di considerazione. Per questo dunque, esso sarà soprattutto decantato e applaudito dalla gente di modesta condizione. Ma c’è un’altra categoria, presso cui esso è ancor più sicuro di ottenere successo per la stessa ragione che non costa un quattrino. Chi sono dunque costoro? Come, me lo chiedete? Sono i ricchi. Inoltre, questo modo di viaggiare offre non pochi vantaggi agli ammalati, i quali non avranno più da temere l’inclemenza del tempo e delle stagioni. Quanto poi ai timorosi, questi saranno al sicuro dai ladri, non incontreranno precipizi e paludi»
(Xavier de Maistre, Viaggio intorno alla mia camera) Continua a leggere

MARINO MAGLIANI, “IL CANALE BRACCO”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani, Il canale bracco (Fusta Editore)

MarinoUn nuovo viaggio di Marino Magliani nei luoghi d’Olanda. Dopo Soggiorno a Zeewiijk (Amos Edizioni), Il canale bracco (Fusta Editore), un’opera dal sapore consonante ma diverso. Qui, infatti, si parla non della zona di IJmuiden dove l’autore effettivamente vive – come nella prima opera –, ma del Noordzeekanaal, il canale che collega Amsterdam al Mare del Nord, nel quale sfocia proprio in corrispondenza di IJmuiden. Perché “bracco”? Per una sorta di calco italiano dell’aggettivo olandese brak, che significa “né dolce né salato”, in quanto a metà tra il fiume e il mare. Continua a leggere

Marino Magliani, “Il Canale Bracco”

magliani_braccoMarino Magliani, Il Canale Bracco, Fusta Editore coll. Bassa Stagione, 2015, pp. 127, euro 12,00.

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di Andrea B. Nardi

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Ogni tanto bisogna tornare a Magliani. Come dopo un vino cattivo, uno spumante da poveri del cenone triste cui c’eravamo fatti convincere invece di starcene a casa coi nostri cani: il giorno dopo si ha voglia solo di acqua pulita e fredda, quelle fonti in mezzo ai prati d’alta montagna che mentre bevi senti attorno l’alito del fieno. Magliani è quella fonte; ripulisce via tutto, disseta e sazia, depura ogni nostro errore, riporta in equilibrio le nostre precarie fantasie.
La domanda odiata da ogni scrittore: «un romanzo di che tipo?». La domanda che dovrebbe essere odiata da ogni lettore: «di che parla?».
Un romanzo diventa letteratura solo se non è così codardo da chiudersi dentro un tipo (poliziesco, giallo, rosa, d’avventura, per ragazzi, per adulti, thriller, vegano, senza glutine, pastorizzato o di fantascienza): Anna Karenina che cos’è, un romanzo d’amore? E Raskol’nikov si muoverebbe dentro un legal-noir? Balle.
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