Luigi Maria Corsanico legge Mario Benedetti

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Mario Benedetti
Cuore corazza (Noción de Patria / 1962-1963)
Traduzione: Martha L. Canfield
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Dipinti di Eugène Carrière

Chiquilin de Bachin – Astor Piazzolla
Duo Vent d’Anches:
Sophie Braconnier: flûte
Michel Lambert: accordéon Continua a leggere

La Punta della Lingua 2009

Ancona  4 giugno – 14 giugno 2009

Poetry Slam – Facebook Poetry – Carlo Mazzacurati – Andrea Zanzotto – Barbara Coacci – Andrea Inglese – Mario Benedetti – Jolanda Insana – Paolo Bragaglia – Tonino Guerra – Alessandro Bergonzoni

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LE IMMAGINI DELLA POESIA. Due modelli di descrizione lirica: Bartolo Cattafi e Mario Benedetti.

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di Giuseppe Panella

1. Da Greenwich alla ricerca dell’anima: i viaggi nella poesia di Bartolo Cattafi

«La sua poesia ha qualcosa delle combustioni di Burri o delle blasfeme solitudini di Bacon. Figurativa e insieme informale, ha un’evidenza che investe l’occhio, più che il dominio della parola scritta. Voglio dire che il suo leopardismo (intendo il rifiuto di ogni pur minima concessione) non ha mai niente, come nel possibile modello, di deduttivo o di riflessivo. E’ un’immagine secca, un fotogramma fissato oppure ossessivamente ripetuto […]. Cattafi, quando è più vero, cioè quasi sempre, tralascia, nel suo linguaggio, ogni relazione analogica; donde la sua perfino sconcertante chiarezza, che riflette il suo bisogno di comunicare: sia pure l’ineluttabilità della tragedia»

(Luigi Baldacci, recensione a La discesa al trono, 1975)

E’ venuto il momento di ritornare alla poesia di Cattafi per parlarne di nuovo in maniera più serena e meno occasionale di quanto si sia fatto un tempo. Dopo (qualche) entusiasmo iniziale, dopo (poche) occasioni critiche e dopo (parecchio se non molto) silenzio dovuto alla sua scomparsa repentina e al disinteresse degli storici della poesia novecentesca italiana troppo impegnati in altre relazioni critiche, è giunta l’ora di analizzarne (nei limiti del possibile) il progetto di scrittura e la proposta di poesia visivamente composta che emerge anche da una lettura superficiale dell’opera cattafiana.

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Pitture nere su carta, di Mario Benedetti

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Quello che mi pronuncia è il nome di tutti

Per essere poeti bisogna avere un eccezionale costrutto psichico, in primo luogo saper portare un immenso carico di dolore con assoluta levità – così, come se non fosse, mentre si scambiano informazioni sul parco-giochi che abbiamo in comune.

E poi tradurre la ferita in una radiazione più decisiva del dolore, ovvero il chiaro della fratellanza.

Tu come tutti gli animali e come me sei provvisoriamente in piedi in questa materia elementare, sei un poco eccentrico volume solido.

Non si tratta infatti di trasfigurare il proprio dolore (del quale ben poco deve interessare) con l’alchimia del verbo, ma dell’intero carico dell’uomo.

Non esagero e chi legge i (rari) poeti lo sa. Continua a leggere