Massimo Sannelli. Intendyo. Poesie nello stile del 1940

margherite
quando conosci l’uso della mano
violenta, quando non hai la reazione
dei piccoli, una giusta, sentirai:
ti piace, se si muore? non si nega

a nessun vivo un figlio, il padre è niente
e senza arte, e il maestro divinissimo
non si conosce ancora: hai dieci anni,
il danno è doloroso, è un fatto. qui ricevi.

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Poesia di strada XIV

 

I have a dream

You have a dream?

He, she, it has a dream

We have some dreams

You have a lot of dreams

They have parecchi dreams

 

Io ho un sogno 

così almeno mi pare quando dormo

è che quando mi sveglio

me lo scordo.

 

***

 

Ma il sogno non è ordigno

 e non sa ticchettare.

Sogno (e son desto) il sogno

 che ci viene a svegliare.

 

(Luigi Socci, “I have a dream”)

 

Premio “Poesia di strada” – XIV edizione

 

REGOLAMENTO 

Art.1. Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.

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Monaco di Montaudon, Le poesie, a cura di Massimo Sannelli

  

poesia 12

A me non piace, lo capite questo?,
chi parla molto e serve chi è cattivo.
A me non piace uno che ama uccidere!
A me non piace un cavallo che tira!
A me non piace! Per l’amor di Dio!
Un giovane! Che porta troppo tempo
lo scudo bello vergine dai colpi.
E i cappellani! E i monaci barbuti!
E il becco aguzzo! Di chi parla male!

Io penso che una donna è una schifosa
se è povera e orgogliosa:
così è l’uomo che adora la sua sposa,
pure se ama la donna di Tolosa.
E a me non piace mai un cavaliere
che esce dal paese e poi si gonfia!
In casa sua non ha nessun valore,
e pesta solo il pepe nel mortaio,
si scalda al focolare.

E non mi piace, non mi piace mai,
un debole che porta la bandiera!
E un astore cattivo nella caccia!
E poca carne in una gran caldaia!
E non mi piace, per santo Martino,
chi mette troppa acqua in poco vino! Continua a leggere

“Tra disastri e desideri” di Marco Statzu. Recensione di Antonio Fiori

Marco Statzu, giovane sacerdote e teologo, nella poesia rivive e traduce la propria vita.
“ E’ poesia vissuta ”, ci dice in un verso: la chiamata, la riflessione teologica, l’amore per la natura, gli incontri emblematici, le forti amicizie. Il verso libero è pulito, diretto, spesso narrativo, come ogni autentico linguaggio amoroso: “ Non ho una storia alle spalle,/ ma dentro./ E questa intesso e disfo/ e racconto./ In infinite trame.” Molti testi recano la data (e a volte l’ora) della definitiva stesura, quasi che la traccia temporale li garantisca da ogni travisamento futuro: “ Mi sono rotto in mille tentativi di parlare./ Ma una è la Parola a cui mi debbo assimilare.” Una poesia d’esordio molto mobile, volenterosa e aurorale, ma che già reca la consapevolezza e l’umiltà della poesia matura: “ Con parole mie/ più non so scrivere./ Con quelle di altri/ – talvolta -/ m’incontro.” Massimo Sannelli, nella postfazione alla raccolta, legge nella poesia e nella vita del poeta un susseguirsi di scelte e le riconduce a quella fondamentale tra l’ubbidienza intelligente di Noè e l’intelligenza testarda di Ulisse. L’uomo di oggi, dopo la perdita della sua condizione originaria, è in precario equilibrio tra il disastro e il desiderio di Dio e solo camminando sulle orme di Noè, non a caso salvato dal diluvio, anch’egli potrà salvarsi.
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Massimo Sannelli – Scuola di poesia

in questa scuola non c’è il decoro cattolico. il libro non insegna a scrivere, ma a vedere in grande [non insegna a vincere. per fortuna non c’è niente da vincere: nulla di nulla]. alla poesia manca l’intensità, di solito. che cosa è l’intensità? Giovanni Lindo Ferretti che canta *Fuochi nella notte* ad Alba, Emma Dante che dirige *Le pulle*, tre fate e cinque puttane, attori e attrici immensi, e immenso Ferretti

ma ce ne fossero, ce ne fosseroooo! – urla F. Guarda le sue amiche: occhio di lesbica, e tu ti scandalizzi, C.? e se ti scandalizzi, che cosa ci fai in un vicolo alle tre di notte? poi F. ha baciato anche me. la castità dovrebbe essere eccitante come il suo contrario: ci sei mai arrivato? Continua a leggere

Emily Dickinson, poem 254 – traduzione di Massimo Sannelli

 

«Speranza» è cosa alata –
Che ripara nell’anima –
E canta il canto senza le parole –
E non si ferma – mai –
E più che dolce – nel Vento – si sente –
E la bufera deve essere frusta –
Per impaurire Questa
Che riscaldò la gente –
Io l’ho sentita nella terra guasta –
Sul Mare che non c’è –
Neanche nell’Angustia
Chiese un grammo – di Me.

Questa poesia, tradotta il 12 marzo 2007, *tra buio e luce* (come tutto), non appare nel volume Emily Dickinson, *Su un Io Colonna*, La Camera Verde, Roma 2007.

Altri abbozzi per *Prometeo*, di Massimo Sannelli

«il principio delle opere è la mente»

se c’è. il suo fine è non avere limiti.

le sorelle e i fratelli

guardano queste cose?

*
un giorno avrete visto

che un uomo esce dall’acqua

vivo. è il nuovo spettacolo

io vedo. quello è un vivo,

dentro l’acqua; e fuori

osserva i panni andati,

ma sono asciutti – *è morto* –

allora è morto, è vivo

anche lui. anche lui

è morto. perché è andato?

e no, c’è ancora è ancora

vivo. che cosa c’entra?

[fervore, ansimando, esagerato]

che cosa c’entra? allegro!

la mia pace è con te!

[*moderandosi*]

oh. una sirena in una

parte di mare grida

è lui è lui èeh

è lui, è lui e ritorna
l’uomo. figlio dell’uomo,

non vuoi restare in vita?

figlio della smarrita!

e tu, senza il tuo simile.

«Muoio e vivo» (scuola di poesia, di Massimo Sannelli)

ecco un sogno. ci sono sette piccole foto sul comodino della madre: vi appaiono uomini deformi, forse mummie. il figlio raccoglie le foto, le sovrappone, e le strappa in un colpo. poca fatica, un istante solo, e il lavoro facile è fatto. la madre dice che le sono state donate da altri – il figlio le distrugge. un figlio strappa *le brutte figure*; suo fratello disapprova questa distruzione.

il vecchio il morto il deforme l’inutile sono sul comodino – dove si terrebbe il *livre de chevet*. lì c’è la tradizione ricevuta. lingua data e lingua ricevuta, va bene? e quando si parla in italiano, *quale* lingua si parla?

i vivi non seppelliscono quei morti, ma ne fanno la piccola mostra, nella camera più privata. si diceva «fare dell’avanguardia un’arte da museo», e altri dicevano: bisogna abbattere distruggere bruciare i musei. inscatolare la *merda d’artista* era un gesto una provocazione una risata e un concetto, contemplare la morte riflessa nelle foto è solo pena. Continua a leggere

William Shakespeare, sonetto CXXX, traduzione di Massimo Sannelli

 

Non c’è niente del sole dentro gli occhi
della mia donna e il corallo è più rosso
della sua bocca! Perché ha il seno spento,
mentre la neve è bianca? E se i capelli

sono fili, il suo filo è un filo nero.
Ho guardato le rose bianche e rosse
di Damasco: non c’è nessuna rosa
sulle sue guance, e altri odori vincono

il suo respiro. Io l’amo quando parla,
ma giuro che la musica è più bella.
Ammetto che non so cos’è una dea:

la mia donna calpesta solo terra.
O Dio, questo è un amore tanto raro
quanto ogni Lei paragonata a tutto!

Massimo Sannelli, da Prometeo

 

[*pausa: stanchezza e crollo di Prometeo*]

quanto è grande la luce
del cielo, io la supplico.
quanto è veloce l’aria
sulle ali, io la supplico.
e supplico anche il mare
e la terra, che è madre
di ogni vita, e invoco
il sole il sole l’occhio
che vede tutto il mondo.
sole, terra, cielo, mare
guardate cosa soffro
per mano degli dèi:
eppure [*pausa*] sono un dio. Continua a leggere

L’abito (Scuola di poesia 3:6, di Massimo Sannelli)

 

1

«…una donna mi chiamò da parte. Mi portò in una stanzetta della sua favela. Terra battuta. Non c’erano mobili. La povertà era completa, canina perché gridava e ululava. Eravamo da soli. Come in un sussurro, mi disse: “Ho conosciuto solo uomini brutti, ammalati e magri”. Sollevò il vestito. Mi mostrò le parti intime. Disse, speranzosa e con gli occhi pieni di splendore: “Sono ancora giovane. Ho 35 anni. Per un momento, posso farla felice. Lei è un uomo ben alimentato, bello, forte e attraente. Io ho conosciuto solo uomini brutti, ammalati e magri. Mi dia questa felicità. Faccia l’amore con me! Solo una volta”. Rimasi in silenzio. […] Poi, cercando scuse: “Sono un religioso. Sono già impegnato. Per questo non posso…. non devo… non voglio…”. Continua a leggere

Henri Michaux Tre prose (traduzione di Massimo Sannelli)

1.

Nell’apatia del mondo si nascondeva

una mobilitazione precisa,

mantenuta e sviluppata in silenzio:

l’aiuto per trascorrere la notte;

abilità isolata; sufficiente

no; ma quando se ne accorge la gente

è sempre uno stendardo, il suo stendardo

là, sollevato. Continua a leggere

Un cuore di troppo [Scuola di poesia 3:5, di Massimo Sannelli]

1. Evitare la frustrazione. Nessuno vuole la frustrazione. «Ma» qualcuno «molto, non soltanto nell’àmbito della scrittura, forse pretese», prima di pretendere *poco* (passato remoto, azione conclusa; parole di Marco Furia su un frate-asino): e significa esattamente quello che dice, *non solo nell’arena della scrittura*. Veniva la vita, ma della vita si tace; perché ha presentato, e poi tolto, cose non vere o sbilanciate (ma su cui si è creata – *io stesso* ho creato – quasi una mitologia beatriciana, caso per caso; e un’avventura da biblioteche e vicoli liguri; ma un’avventura complessa, con tremori; e poi?). Alcune cose sono state *pretese*: con l’idea forte che la vita ne dipendesse: avendo fatto, si fa ancora; e si fa ancora ogni sforzo [possibile]. Ma i colpi sono colpi, e la perdita di valore anche. Infatti la perdita non sarà mai consolata del tutto: qualcosa mancherà sempre. Continua a leggere

Prose [2003-2008] , di Massimo Sannelli

la simmetria non è più un fine. Il meglio è uscirne.

Chi vede, non ha visto il distacco tra il segno emesso e la carne tradìta, anche se è bella. Avevi già detto sì, e sì ancora, ad uno spogliarti, tu stesso, tu, tra gli altri nudi e le nude, sotto un getto d’acqua dura, in un cortile di Firenze: e questo non era un simbolo; rispondendo. Lo era per gli altri, e per il nudo no: che pensava: ecco, in me non è più nulla installato, nulla è solido. Per il mio bene! Per la mia coerenza! Continua a leggere

3 prose nuove [per alta voce] , di Massimo Sannelli

1

Questo è il tentativo dell’unisono.

La bambina dice *bicotti*, non biscotti. *bicotti*, la C marcata, parla la bambina ripete la parola, il padre sente ride, gioisce del petèl. Ma prima: contro i calci solo le parole, contro le parole altre parole e parti di silenzio – *riuscirò a farmi odiare* – e come? Non da lui. a lui dirà: in fondo tu non ami nessuno, sei giusto con tutti, fino all’estrema chiarezza. E dice (enfasi): tu esci in trionfo tu senza mestiere sei libero! E da quando. Perché. Perché. E da quando. E ancora. L’uomo, poco forte, si adegua al rumore. Così ascolta il petèl dei *bicotti* – come? se è per pietà che lo fai, che faccio, non è vero? Non è pietà. Questo è l’osso duro mirabile, esteso in anni. Vi è un ruolo che non odia. Continua a leggere

Massimo Sannelli. Prometeo (da Eschilo). Inizio

EFESTO

contro la mia volontà e anche contro

la tua volontà dura oggi ti lego

con catene durissime alla vetta:

è sterile, senza le voci umane

e senza ombra. il sole ardente qui

sa umiliare il fiore della pelle,

e lo farà. Continua a leggere

Meditazione sull’oggettività (scuola di poesia 3:3)

di Massimo Sannelli

Tra un periodo morto e uno che emette segnali – ma molti, esageratamente molti – il più caro è il secondo. Perché oscilla tra le possibilità: oboe comune, oboe d’amore, corno, flauto. Si tratta di utilizzi diversi del fiato; e dello studio che si autoimpone; non è la violenza; no: perché è voluto; sì, ma è preso, e – dopo preso – sofferto, analizzato e fatto a pezzi, ora stesso.

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Disumanesimo (Scuola di poesia, 3: 1)

di Massimo Sannelli

[lettore, tutto è in tutto. e dire “non c’è niente che non sia poesia” è esagerato, *forse*; ma non c’è niente che non possa visto *anche* dal punto di vista della poesia, che istituisce le sue filologie fantastiche, o i suoi scandagli, o il suo delirio. il primo testo, che segue e uscì su una rivista da combattimento – che altro significa *militante*? – è quasi un allegato interiore ad un dubbio sugli «intellettuali», e indirettamente sulla scrittura, attraverso il paradosso – vero –dell’intellettuale-filologo-archivista che si sforza di negare l’evidenza dell’Olocausto. non è che la cultura salvi *di per sé*, allora. e il tema ambiguo della forza – dalla «disperata vitalità» alla «banalità del male» – è sempre implicito, anche nelle *humanae litterae*. qui trovi il primo allegato di una cosa che si chiama ancora «scuola di poesia», ed è bene che si chiami così: nel prossimo, o in uno dei prossimi, vedrai che la scorza si ingentilisce, e diventa fiori o «lezioni inevitabili» della natura, non *sulla* natura] Continua a leggere