Qualcun altro che ci pensa

da qui

Mi sono sempre chiesto perché si diventi prete in sette anni e sposi in sette incontri. Eppure, forse, è più difficile essere moglie, marito, durare una vita con la medesima persona. Avrei un progetto articolato per sensibilizzare alla complementarità, la gratuità, la crescita, la libertà, l’accoglienza, l’universalità. Il matrimonio è un abisso che si spalanca oltre la scenografia di fiori immersa nella musica di arpe e violoncelli. Trasmetterei l’entusiasmo della lotta quotidiana, la passione di una conoscenza mai conclusa, la resistenza alle mille insidie dell’amore. Ma che ne posso sapere? Sono soltanto un prete. Fortunatamente, vedo qualcosa che si muove; dopotutto, c’è qualcun altro che ci pensa.

“Nel nome del padre”, di Gianni Biondillo

di Alberto Pezzini

Come una biglia d’acciaio che va giù. Però con il miracolo che le impedisce di scendere attraverso l’esofago.

Gianni Biondillo, Nel nome del padre, Guanda 2009, pagg. 193, euro 14,50, è un romanzo perfetto in quanto ti fa male e bene in maniera compiuta, senza uno sbaglio.

Biondillo ci regala questa discesa dentro una vita comune, prima che la riforma investisse il codice civile e facesse dell’affidamento congiunto dei figli quella regola aurea che ha soppiantato l’affidamento ad un unico genitore.

Luca, assicuratore con il pallino della musica, a cui ha legato una perduta e bellissima giovinezza – uccisa in mano a tante e poi tante ragazze che i ricordi non ci sono manco più -, e Sonia, bella ragazza, un fiore tropicale e lussureggiante. Si conoscono, si amano, si fondono e nasce Alice, un miracolo di bambina. Continua a leggere