Autore senza libro, scrittore senza scritto

a cura di Loris Pattuelli

Joubert non scrisse mai un libro. Solo si preparò a scriverne uno, cercando con risolutezza le condizioni giuste che gli avrebbero permesso di scriverlo. Poi, dimenticò anche questo progetto. Più precisamente, quel che egli cercava, la fonte della scrittura, lo spazio dove scrivere, la luce da circoscrivere in quello spazio, richiese da lui, creò in lui inclinazioni che lo resero inadatto a qualsiasi fatica letteraria ordinaria o lo distolsero. E’ stato perciò, uno dei primi scrittori veramente moderni, in quanto preferì il centro alla sfera, sacrificò i risultati alla scoperta delle loro condizioni, e non scrisse per aggiungere libro a libro, ma per prendere possesso del punto da cui gli sembrava sorgessero tutti i libri; punto che, una volta trovato, lo avrebbe dispensato dallo scrivere libri.
Maurice Blanchot

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Kafka e l’esigenza dell’opera

di Michele Lupo

Molti anni fa, ne Lo spazio letterario, il critico e teorico della letteratura Maurice Blanchot, sottesa l’equivalenza di arte e immaginario, o meglio, assunto il secondo come il luogo in cui, soltanto, l’arte è possibile, e opponendolo alla realtà irriducibile delle ‘cose’, mostrava come un singolare percorso di allontanamento da essa, ed esperienza creativa dell’immaginario insieme, si compisse in modo esemplare nell’ opera di Franz Kafka. Continua a leggere

Lo scrittore senza libro

di Loris Pattuelli

“Insegnare è imparare due volte”.
Chi l’ha detto? Joseph Joubert (1754-1824), una delle persone più incapaci e inconcludenti dello scorso millennio. Dopo un incipit del genere, non è facile rimettersi in carreggiata e spiegare tutte le cose per benino. Una voce mi dice che sarebbe opportuno aggiungere qualche altro “memorabile” aforisma, ma a che pro? Io adoro Joubert e, se devo dire la verità, non è poi che mi dispiaccia l’idea di poterlo gustare anche in forma di cioccolatino. Il mio amore è a prescindere e, scherzi a parte, penso che questo scrittore sia proprio speciale, forse anche troppo per il pozzo di San Patrizio dei nostri rivolgimenti. Madame Victorine de Chastenay, una sua cara amica, parlava di “un’anima che ha incontrato per caso un corpo e adesso cerca in un qualche modo di cavarsela”.
Joubert, ma chi era costui? L’8 febbraio 1815 scrive sul suo quaderno: “Tormentato dalla maledetta ambizione di mettere sempre tutto un libro in una pagina, tutta una pagina in una frase e questa frase in una parola. Sono io”.
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