Propongo un’altra visione del cristianesimo

Credo che ci sia un’altra visione del cristianesimo:

  1. La chiesa dei discepoli di Gesù è solo una riunione cultuale in cui ci si riunisce per pregare e invocare Dio.
  2. Il cristianesimo non è una cultura ma un principio di critica radicale dell’ingiustizia mediante un appello continuo a Dio e alla sua giustizia, giustizia che Lui solo può intervenire a instaurare, quando come e se ne ha voglia. Il cristiano si adopera con le sue proprie singole forze a realizzare nella sua vita e nel suo ambiente la giustizia di Dio, senza ricorrere ad altri strumenti che quelli della sua persona. Continua a leggere

Le religioni convergono verso la verità, ognuna a suo modo: un’idea antica e attuale


1. L’esperienza storica di ebraismo e cristianesimo, in territori estremamente vasti del nostro pianeta, dimostra che essi hanno assunto forme e comportamenti profondamente differenziati nelle diverse epoche e nelle diverse aree geografiche. Questi monoteismi sono stati a volte estremamente tolleranti e a volte estremamente intolleranti. E tra i due lati opposti del ventaglio esistono tante posizioni intermedie che si sono attuate concretamente e che sono state formulate teoricamente. Sono in sostanza convinto, per ripetere un’affermazione di Jacob Neusner, che le religioni siano quello che gli uomini decidono di farne, perché anche in passato esse si sono presentate in forme profondamente diverse. Continua a leggere

La distruzione di Eva

di Mauro Pesce

E sempre là nella memoria torno

ad incontrar sulla fine del giorno

l’impronta della tua presenza, come

Adamo, la cui colpa è di strappare

dentro di sé la costola nel sonno

e poi volerla in Eva riabbracciare.

La distruzione di Eva era il peccato,

il criminoso parto dell’Adamo

fin dall’inizio solitario e vano.

Ora lo so, quell’estate di sogno

era l’Eden, da cui venni cacciato

prima di entrarvi e senza alcun peccato.

E a commettere questo, nulla è stato,

né il serpente, né Dio, neppure Adamo. Continua a leggere

Signore Allah Padre Dio Adonai

di Mauro Pesce

Signore Allah Padre Dio Adonai

Zeus Elohim nulla silenzioso.

Non tu, ma il Salmo ventidue riposo

diede al perché della morte che grida.

Il tuo stupendo meccanismo guida

con razionalità imperfetta il cosmo

disordinato e ogni tua creatura

tragicamente può disfarsi a caso.

Ingegnoso e fragile universo

tiene il tuo vento in bilico sul vuoto.

Cerchiamo la cernia, amica mia!

di Mauro Pesce

Sigamos o cherne, minha Amiga

Desçamos ao fundo do desejo

(Alexandre 0‘Neill)

Se un giorno verso l’una

lungo la strada

la mia pistola silenziosa

tump tum tump

ti colpisse la tempia

o nello studio, al chiuso

ti perforassi il petto

guardando nei tuoi occhi finalmente

oltre la supplica

la verità di te stesso:

la tua stupidità. Continua a leggere

Lechà dodì

di Mauro Pesce

Lechà dodì, I shall wait

every day – for his coming.

alle tempie M’è sceso

nei lombi Dal cielo

tappeto rotondo

lenzuolo

quattro-lati-del-mondo

cresciuto m’è, immenso,

bianco petalo a rosa.

E’ il messia che rischiara

corpo d’oggi, è il profumo

che brucia d’incenso,

fumigante profumo

rosa carne

sciroppo di sangue.

Ho udito e ho creduto non chiederò e non tenterò

di Mauro Pesce

Ho udito e ho creduto non chiederò e non tenterò

(Yehudah Halewy)

Ho chiesto e tento. Ho udito,

ma non credo. Ho udito.

Ma chi parla? Ho visto

chi ha creduto:

sono tutti malvagi, neppure uno.
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Gesù e l’infinito: Riflessione all’interno del festival di Cuneo “Scrittori in città”

di Mauro Pesce

Quando sono uscito dall’albergo stamattina ho visto subito le montagne innevate intorno a Cuneo e mi sono ricordato del gran tempo che ho passato in questi luoghi. Seguivo il lavoro di un’antropologa sulle zone montane del Cuneese, le frazioni di Demonte e il santuario di Castelmagno. L’antropologa era mia moglie, Adriana Destro, e con lei abbiamo scritto il libro l’Uomo Gesù (Mondadori, 2008). A questo libro, m’ispirerò per parlare di Gesù e dell’infinito.

Leopardi ci ha spiegato che possiamo pensare all’infinito, solo a partire da un limite, dalla siepe aldiqua della quale noi stiamo. Concepire l’infinito in se stesso ci è precluso, ma i nostri limiti ci permettono di immaginarne l’esistenza. Abbiamo una percezione dell’infinito semplicemente perché abbiamo il concetto di limite e l’infinito è sempre quel qualcosa che sta oltre il limite che vorremmo valicare, ma che non possiamo concepire. La filosofia di E. Kant ci ha insegnato che il nostro cervello ragiona con categorie di spazio e di tempo. Tutto quello che noi percepiamo è dentro uno spazio particolare, un tempo particolare. Continua a leggere