Per Elsa Morante

di Meth Sambiase

“Di Elsa Morante so bene – ho saputo a suo tempo, ho inteso – la vita come (quasi) negazione o rovesciamento di quell’ordine che le era apparso all’inizio. Ma proprio per questo avvertivo quella sua vita come tragica e penosa… E questo, poi, dev’esser stato il suo profondo patire. Di capire che l’ordine le era impossibile. Elsa ha creduto nell’inesistenza, nel miraggio, ha visto terra dove non era. Continua a leggere

Identità duplice

di Meth Sambiase

Il fare comunità è un atto sociale, apparentemente bizzarro in un luogo storico dove le identità si staccano esponenzialmente da valori referenziali classici (la decomposizione dei ceti, per seguire le parole di Alain Peyrefitte). Nulla è diventato pressante se non il seguire la fluidità degli stimoli che continuamente la globalizzazione dell’identità, propone. L’identità con cui confrontarsi, non è intesa qui come come funzione psicologica, dove apparirebbero valutazioni in merito alla dualità mente corpo, ma piuttosto come il suo riferimento sociologico.

Ancorata alla richiesta continua di semplificazione, il confine dell’io e del noi dovrebbe conquistare sequenze naturale per accrescersi e anche modificarsi in parte, ma in tempi di mobilità delle collocazioni sociali ha finito per forzare e stratificare le trasformazioni.

“L’identità ci si rivela unicamente come qualcosa che va inventato piuttosto che scoperto; come traguardo di uno sforzo, un obiettivo … per cui è necessario lottare e che va poi protetto attraverso altre lotte ancora, anche se questo status precario e perennemente incompleto dell’identità è una verità che, se si vuole che la lotta vada a buon fine, dev’essere – e tende ad essere – soppressa e laboriosamente occultata”(Z. Baugman) Continua a leggere

L’augurio a Dio e all’anno che scocca

Di Meth Sambiase e Nabil Nada

Ogni poesia ha una storia, ogni storia genera una poesia. La storia personale di ciascuno di noi sembra essere un polittico pieno di storia, ma che si apre solo nelle occasioni, nelle feste, i giorni normali. Invece, spesso vanno scordati e seppelliti nel cimitero della nostra memoria; benché questi giorni siano la vera essenza della nostra biografia personale e culturale.
Questa poesia è scritta da Nabil Nada dal Sud del Mediterraneo e Meth Sambiase dal Nord dello stesso mare; due poeti appartenenti a due culture e a due formazioni intellettuali diverse ma che condividono la stessa lingua e l’amore per la poesia, vuole essere un augurio di fine anno con una riflessione molto acuta, non soltanto sull’anno che sta per andare via, ma anche sul nostro secolo, ciascuno dal proprio punto di vista.
Sarà la qualità dell’Uno di ascoltare il diverso Altro quello che continuerà la pacifica quotidianità di una comunità eterogenea di cui (anche) si arricchisce la goccia d’inchiostro che scrive del suo mondo umano. Continua a leggere

Non possiamo tacere

di Meth Sambiase

Il dove è cominciato nella mail.

Il come è stato un invito simile ad un gravame, un impegno etico, da cui è faticosamente difficile scivolar via, una sorta di chiamata alla scrittura di un testo poetico che fermasse l’impegno lirico delle proprie ricerche per convergere in una poesia sociale.

Il perché è connesso dalla cronaca, in un liquido d’inchiostro nero che sembra capace di smarrire l’identità del tu, come l’ha smarrita (caso sconnesso) Firenze, città che ama ricordare se stessa come madre della lingua (madrelingua) italiana eppure ha visto l’elaborazione di un pensiero di morte, che ci si augura unico o in umana pietà estremamente raro, “l’adesso si uccide” chi non padroneggia la carta d’identità nazionale, l’extraitaliano (chiamamolo così). Continua a leggere