Per le mie spine. Adieu, mes amour.

da qui

di Michele Caccamo

Se avessi in un fascio i ricordi li terrei in alto fino a stancarmi la mano. Se non li avessi visti andare verso la solitudine, li metterei a festa. E quanto vorrei mi girasse il sangue verso il passato, verso quella gioventù che attendo torni. Continua a leggere

Dio, io vorrei, di Michele Caccamo

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Proposte per il nuovo anno

Vorrei raccogliere i frammenti dei miei ossicini portati al rogo, per poi far tacere per sempre chi non si è preso cura di me.
Vorrei si perdessero le siringhe che ancora mi gonfiano di dolore.
Vorrei si perdessero, al primo dispiacere, i cuori freddi e torbidi che mi hanno disconosciuto.
Vorrei che l’uomo buono che sono non venisse più abusato. Continua a leggere

Gesù non nascere, di Michele Caccamo

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Gesù, non nascere, non ci troveresti.
Le ali di Lucifero hanno colmato di buio la nostra terra; hanno avvilito il cielo e sparso da ponente a levante nuvole di piombo e sangue; hanno messo a morire le anime dell’infanzia e chiuso con foglie di cicuta le bocche, che avevi pensato buone per le rivolte. Non ci troveresti, nei sentieri dei pastori, nelle larghe ruote attorno al tuo Verbo, negli angoli casti della tua volontà.
Gesù, non nascere. Non ci capiresti. Continua a leggere

Il seno della Madonna

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di Michele Caccamo

Siamo impauriti, come fossimo degli uccelli in mezzo alla neve. E non riusciamo a guardare né verso la tenebra né verso la luce. E già vivendo pensiamo a quando metteremo i fiori e i calici d’argento nello scrigno dei nostri resti.
E allora esistiamo come non ci fossero più gioie per noi, e aspettiamo di ricevere le ostie sante, fossero in un santo monastero. Continua a leggere

La solitudine delle anime pure

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di Michele Caccamo
Sullo svantaggio, sulle presunte normo doti e sulla ragazzina di Taurianova

[Michele Caccamo interviene in relazione alla nota vicenda dell’adolescente esclusa dalla gita scolastica]

E accade che d’improvviso si salga sulla nave nera, e poi si finisca anche nelle budella che si rivoltano negli uomini. Specie quando la nostra accuratezza è prossima allo zero; quando le anime pure si presentano di punto vestite e con lunghe code di seta, dinnanzi alla nostra regolarità.
E accade che quelle anime le lasciamo cadere, per come si lasciano cadere i discorsi: nell’indifferenza. E accade che poi le riversiamo nella difesa della mente, contagiandole. Continua a leggere

Michele Caccamo e l’impossibile salvezza

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di Augusto Benemeglio

 

  • Anima ferita

 

Michele Caccamo è uno che ha  provato  di tutto, sappiamo dei suoi tre anni drammatici trascorsi in carcere, delle sue resistenze contro le infamie della mafia calabrese , della “maledizione che tuttora vive  negli occhi che sanguinano ogni giorno senza conoscerne il motivo, nel terrore delle voci e delle ombre, della sua bocca piena di scheletri del passato e del suo petto su cui grava un’incudine di ferro che toglie il fiato a ogni protesta, del suo urlare  e mordere le vene nei pugni, la lingua, le scarpe. Continua a leggere

Io bucherei a sassate la testa degli ‘ndranghestisti (per affiliare la Calabria all’onore)

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di Michele Caccamo

Ecco, ve li offro i miei prigionieri della tristezza: quegli uomini comuni che rimangono pazienti in attesa del Paradiso, o dell’Inferno che sia.
Da questa parte della terra la luna ha un lavoro consueto: cade in mezzo alla notte aprendosi chiara e straziante, come volesse mettere un gioiello, un giglio per l’eterno nei paesi; come volesse dare la parola alle strade.
C’è anche qualcuno che pigramente aspetta cada l’istante dell’estasi, o che la libertà diventi definitivamente legale.
Eccole, in Calabria, le ore dilette dai sogni. E allora tutto ha il senso della risurrezione, delle cravatte rosse come sete lucenti nella pena. Continua a leggere

A Loreto, ospite di Gesù

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di Michele Caccamo

…e mi ritrovo pietoso con l’anima all’indietro; alla ricerca dell’istante felice nella veglia degli Angeli: della loro sapienza infinita che nonostante i secoli non conosciamo; di quell’umiltà e potenza così simile alle rose e alle spine. Qui la morte non ha luogo, e neanche l’alternanza universale dovuta alle anime.
La casa di Gesù è eterna, dovutamente segreta. Continua a leggere

Lettera tardiva a Mia Martini

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di Michele Caccamo

Potessi aspetterei duemila o più di tremila anni pur di poterti cercare. Per poterti chiedere come sei poi riuscita a levarti di dosso la polvere dell’ostilità umana.

Per chiederti come adesso vedi gli asini e gli sciocchi: proprio quelli che hanno pianto quando sei partita, quelli che ti hanno creduta Donna illegittima; proprio quelli che ti hanno riempita di amaro le narici e le vene; quelli che ti hanno portato in dono le coppe colme di acido zecchino.

Per chiederti se il vento dall’universo abbia saputo rendere più dolce il tuo morire.

[continua a leggere]

La libera e valente fanciullezza delle Donne. Su “Eterne adolescenti”, di Susanna Schimperna

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Resoconto breve su Eterne Adolescenti di Susanna Schimperna, presentato all’Isola Tiberina di Roma

di Michele Caccamo

Era come fossimo seduti attorno ai fuochi, e il Tevere avesse una strana costa: questa sera nostalgica.
Era come se il tempo non potesse dare alcuna sentenza inequivocabile, ma che anzi tutto fosse ancora possibile: si stava testimoniando la conoscenza e l’amore, la luce quella vera dell’evoluzione. Le voci avvicinavano gli argini del fiume, e noi si aspettava il diritto vivo della parola.
Susanna stava per farci entrare nel regno dei regni, nell’anima delle Donne. Con Eterne adolescenti ha preparato le stanze per le gemme preziose o le rose sfiorenti; la speranza per quei cuori bianchi e feriti, sanguinati e assorbiti dall’inquietudine. Ha aperto ai nostri occhi i sogni votivi di ognuna di loro: le piccole storie di scienza umana: che a raccontarle viene meno la paura, viene meno la delusione. Continua a leggere

Da una festa popolare, Libera Candida.

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di Michele Caccamo

E ci sono poi finto in un campo aperto dell’Abruzzo, nell’erba indebolita dal sole. E con gli alberi di fronte senza vento come fossero legati per le ali. Intorno le altre cose sembravano lasciate all’abbandono del silenzio.
Le luci sul palco erano degli occhi splendenti, come le stelle ancora più in alto. E mi attraversavano, davvero come tagli di gioia. Continua a leggere

Te saluto Milano

Milano bis
di Michele Caccamo

Già quando si arriva si cerca di mettere i piedi sull’onda, per poi improvvisare un’andatura possente: come non fossero nulla le spine nostalgiche della memoria.
Già quando si arriva sembra che ogni palazzo sia una rosa, ogni piazza un largo di luce. E i navigli un accesso immediato verso il mare.
Ma già quando si arriva le pupille oscurano il bianco sfavillante delle zagare, per poi dare il passo al grigio di un’aria morta: a volte sembra anche a delle lune nere.
E in mezzo a tanti cuori guasti non si trova nessuno che voglia la libertà di essere infiacchito: come fosse sacra l’accelerazione. Nessuno che, in questo infinito campo di deportati, voglia scattare in piedi. Continua a leggere

Stiamo profanando Dio, di Michele Caccamo

Nizza
“il massacro fu così grande che i nostri uomini camminavano nel sangue fino alle caviglie” e così hanno dato a Dio il possesso del crimine.
Le loro bocche, in quegli altri tempi, erano senza luce di speranza, erano piene di odio; per mille diverse ragioni una trappola.
Dopo Gesù Cristo, quello che doveva essere un mondo nuovo è diventato una vampa: l’Umanità ha iniziato ad avere le armature fragili, ha iniziato a essere spiata da un’aria non di pace.
Di quale importanza parliamo, che fossero ebrei o cristiani o islamici, in quegli altri anni venne fatta la fortuna delle religioni. Venne fatta lo separazione dallo Spirito. Continua a leggere

Pianto dal Sud (sul disastro ferroviario in Puglia), di Michele Caccamo

Puglia
E ci stanno raccontando che gli assassini sono i macchinisti, i negri del fumo. Coloro che non hanno saputo marcare a stretta misura il binario, e lo hanno lasciato scivolare sotto le ruote e gli stantuffi, nel sentiero che tiene il posto alle ossa degli uomini morti.
E il treno oggi in Puglia si è aperto come un altare, o una rosa schiusa in due.
E ci stanno raccontando quanto influente sia il fato nelle vicende umane e che più neanche Dio ha le spalle giuste per la nostra sorte.
E che i due macchinisti hanno messo avanti le teste, nella forma delle pietre, per avere la potenza nel tempo, per dominare l’attrito del ferro. Continua a leggere

Le lamentazioni prima dell’amore, di Michele Caccamo

Lamentazioni
Dio, ti chiedo di darmi un sogno d’avvenire; una serenità che mi si infondi nei quotidiani trasporti d’amore. Ti chiedo di infiacchire la mia paura e la sua continua provocazione. Che io possa dare consiglio al mio cuore smascherando ogni infamia.
Dammi una sola ora suprema per istruire segretamente i miei figli sull’arte dell’audacia, sull’emancipazione del coraggio sulla Rigenerazione Universale, sulla maniera più viva per stabilire l’Amore. Continua a leggere

Michele Caccamo: il poeta “tradotto” in carcere per volontà della ‘ndrangheta.

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Dopo tre lunghi anni di custodia cautelare finisce il suo incubo kafkiano.

Un’accusa mossa da un ex dipendente, come promotore di una truffa con modalità mafiose e un processo durato tre anni: per Michele Caccamo nel maggio 2013 si sono aperte le porte del carcere e soprattutto della malagiustizia, che come una malattia invasiva, divora e lascia allo stremo.
E siamo in Calabria dove la lotta alla criminalità non conosce il discernimento e quindi arrestare è un diktat: la regola contro cui l’innocenza non ha via di scampo.
I casi sono tanti e noti: ma nell’affaire Caccamo, durante il processo emergono verità terribili. Un collaboratore di giustizia dichiara che l’ex dipendente (ndr: l’accusatore di cui sopra, ovvero il custode della struttura industriale) è il reale complice dell’associazione criminale e la struttura industriale, in fase di dismissione, potrebbe essere acquistata all’asta dalla ‘ndrangheta, che ha grossi interessi nella zona in cui sorge:
“Michele Caccamo è una persona per bene, una vittima, e la ‘ndrangheta ha vantaggio da questa persecuzione, perché vuole acquisire la sua attività e i suoi beni. Lui, prima di tale accanimento, si è sempre opposto, subendo per questo: furti per oltre un milione di euro, revoche di affidamenti bancari, perdite di commesse di lavoro. Il vero favoreggiatore dell’associazione per delinquere era l’ex dipendente (custode), che operava all’insaputa di Michele Caccamo approfittando della notte o delle sue numerose assenze dal complesso industriale.”
È l’articolo 530 comma 1, del codice di procedura penale, promulgato dalla Corte del Tribunale di Palmi che mette fine a questo incubo e conferma l’innocenza di Michele Caccamo: con formula piena e per non aver commesso il fatto. Continua a leggere

Dalla sua bocca. Riscritture da undici appunti inediti di Alda Merini

Dalla sua bocca

Dalla sua bocca
Riscritture da undici apunti inediti di Alda Merini
di Michele Caccamo e Maria Grazia Calandrone
ZONA 2013 – pp. 76
euro 10
Collana ZONA Contemporanea

L’internato psichiatrico è solo come il più solo degli uomini. Il poeta prende la parola in vece dell’intera umanità. Questa la differenza. Questa la qualità della gioia senza rimedio dei poeti. Questa la forse involontaria denuncia politica della parolacorpo Alda Merini.

Ebbi già modo di scrivere … intorno all’identificazione assoluta della poesia di Merini con il nudo della sua autrice, specie con quello esposto nelle fotografie di Giuliano Grittini – politicamente, ebbi a sottolineare – come un risarcimento già quasi postumo della sua carne fatta sobbalzare dagli elettrochoc e così rimossa, schierata nel macero ipernumerico degli internati, disertata e infine: disabitata, come disabitata si voleva fosse la carne dei matti nei reparti psichiatrici. Lo vediamo benissimo analizzando questi inediti. Vediamo i risultati dei carichi farmacologici sui territori di un’anima pure assoluta e colma di lucerne e vie di fuga come quella di Merini. (Maria Grazia Calandrone)