Negli abissi lucenti: leggendo Mnemosyne di Michele Montorfano

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di Dario Talarico

Muoversi dalla storia è sempre difficile; quando questa è mondiale (o di pubblico dominio) ancor di più. Non resta allora che prenderla a spunto, per poi spersonalizzarla in un sistema assoluto e comune di segni, in un linguaggio delle nervature, fino ad immaginare ciò che forse Michele Montorfano ci suggerisce tra le righe: un poliglottismo della e nella morte, dove «la grafia è universale / mentre si scolano i corpi, / li si lasciano appesi ad asciugare» (XXVII). Continua a leggere