Tu sappi che – di Max Ponte

Poesia inedita

Nota dell’autore:  Le parole assumono a volte un’urgenza che non conosce catene. Inoltre la vita è per sua natura fragile. Questa lirica la scrissi qualche mese fa per una raccolta che è in pubblicazione, ma vista l’attualità ho deciso di mandarvela. La migrazione, il naufragio sono qui cronaca e condizione esistenziale per cui “Tu sappi che”, imperativo della presenza ad ogni costo, è una poesia civile e una poesia d’amore allo stesso tempo.

Il blocco degli sbarchi

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Verrà il tempo in cui
gli alieni bloccheranno
gli sbarchi nelle loro
progressive et prospere
lande per farci pagare
i nostri miseri confini
i morti in mare bambini

Max Ponte
13 giugno 2018
#apriteiporti #restiamoumani

Il buco nell’acqua

di
Roberto Plevano
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§ Il buco nell’acqua

Remy indossa un giubbotto di sicurezza arancione, guanti da lavoro e un casco con lo stemma del Comune. Sotto il sole di giugno, il colore stacca sul verde del prato, è un’anomalia che cattura lo sguardo. Remy usa il decespugliatore con paziente competenza, rifinisce il taglio dell’erba lungo i viottoli, intorno alle aiuole e ai tronchi. È attento a non sollevare troppa polvere, a non scagliare dappertutto pietrisco e cacche di cani. Nessuno sembra fare caso, come se fosse invisibile. Finita una porzione del prato, si prende una pausa. Si stende all’ombra di un cespuglio e alza gli occhi al cielo.

«Sotto sole, un’ora, cinque minuti» dice indicando l’orologio. Fa una breve telefonata e lo vedo sorridere al qualcuno con cui parla. Mette in tasca il telefono e mi saluta, ma con me tiene il viso serio.
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Accoglienza e civiltà

migranti
Abituato alle quotidiane indignazioni contro i governi di casa nostra che non fanno abbastanza per salvare i naufraghi, accogliere i profughi e difendere i migranti dai caporali che li sfruttano in modo vergognoso, (tutto vero, intendiamoci) sono rimasto allibito di fronte alla notizia che Germania, Repubblica Ceca e Austria si starebbero preparando a requisire ai migranti ogni quattrino in eccesso a sette-ottocento euro (oltre a gioielli e altre cose di valore) con la motivazione che i profughi riceveranno prestazioni statali di assistenza gratuita. Continua a leggere

Azione poetica in Sicilia, poesie affisse ai relitti

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In Sicilia le poesie diventano preghiere affisse ai relitti grazie all’iniziativa di Sicilia.Punto.Poesia, un’ azione poetica promossa dai poeti Sebastiano Adernò, Santina Lazzara e altri già impegnati sull’isola nella lotta per i diritti dei migranti. L’appello ad inviare poesie è rivolto a tutti gli autori “vicini e lontani”. Un impegno civile che mancava nel panorama letterario e un annuncio che estendiamo a tutti:

#arrestatelerondini / preghiera per il mare:  19 giugno 2015. Nel cimitero dei Relitti di Portopalo / tra le imbarcazioni dei Migranti

***si può partecipare in diversi modi: poeti vicini e lontani, mandate una poesia stampata all’indirizzo SANTINA LAZZARA VIA DE “LE PAESANE” 3, 95044- MINEO (CT) – le apporremo sui relitti davanti i quali andremo a leggere “come i fiori di Loto nello stagno” la poesia darà la sua carezza di luce su tanto oscuro dolore.

FB https://www.facebook.com/events/405595702957454/

Mare vostrum

da qui

Se ho ben capito, l’operazione Triton serve a smentire l’operazione Mare nostrum, destinata al salvataggio dei migranti. Ora, dei mezzi a disposizione ci si avvale per respingerli, o per soccorrerli solo se in grave pericolo di vita. Così, i naufraghi imbarcati dai pattugliatori sono morti di freddo poco dopo. I fatti sono questi, nudi e crudi. I commenti con cui rivestirli li lascio a chi ha ancora qualcosa da discutere.

Diritto d’asilo: una proposta politica

Pubblicato da La Poesia e lo Spirito in sintonia con la redazione di Nazione Indiana e con quella de Il Primo Amore

Invece di investire denaro europeo e nazionale per erigere impossibili muraglie all’interno del Mediterraneo, facciamo funzionare, nei paesi extraeuropei colpiti dalle guerre, le nostre ambasciate, recepiamo le domande di asilo e organizziamo il trasporto legale e sicuro nei paesi d’accoglienza. Invece di trovarci costantemente non nell’emergenza immigrazione, ma in quella umanitaria, dovendo ripescare annegati e sopravvissuti, strappiamo agli scafisti l’organizzazione del trasporto dei rifugiati dall’Africa alle coste europee, rendiamo quel viaggio ammissibile e privo di rischi, sottraiamolo ai commerci abietti. Continua a leggere

Lampedusa

da qui

E’ come un masso che ti tira giù,
quando t’imbarchi dopo aver venduto
quello che avevi, col miraggio bello
di una minestra certa, di una notte
in cui dormire, libero dall’incubo
dell’affondo improvviso del machete.
T’illudi di trovare braccia aperte
sulla riva del mare. Ma soltanto
la morte ti saluta col suo sguardo
di sale, perché l’acqua sa bruciare,
senza l’amore, molto più del pianto.

Fora di ball

da qui

Gli ultimi saranno primi, sappiamo
dal vangelo, ma quando nella notte
tra martedì e mercoledì scorso
un barcone di trecento migranti
si è ribaltato quaranta miglia a sud
di Lampedusa lasciando chissà
quanti morti – tra cui anche bambini – Continua a leggere

Cartolina dall’inferno

degli immigrati “clandestini” espulsi da Rosarno

di Ennio Abate

Cari cittadini normali e italiani,
dei fatti di Rosarno vi hanno detto tutto quello che dovete pensare giornalisti, politici ed ecclesiastici. Mancano i nostri racconti. Nessuno ha fatto in tempo ad intervistarci o ha avuto voglia di sentire le nostre ragioni. Nulla di male. Non ne abbiamo, infatti. E perciò vi scriviamo solo per scusarci. Vi scriviamo dall’inferno, dove ci hanno accompagnati i vostri bravi carabinieri su ordine dell’equanime ministro Maroni.
Ecco, qui siamo finalmente in compagnia dei nostri simili: streghe ed eretici, bruciati dalla Chiesa cattolica, prima che Papa Wojtyla si pentisse; indios passati a fil di spada dai conquistadores; ebrei arrivati qui a milioni passando dai forni crematoi; anarchici e comunisti rieducati dai gulag di Stalin; delinquenti e delinquentesse d’ogni forma e d’ogni età; dannati della terra giunti a bizzeffe dai vari angoli del pianeta.
Avete avuto ragione a spedirci qui. L’inferno è il posto che meritiamo per aver osato venire in Italia da clandestini: disturbandovi, impaurendovi, complicando la vostra vita già complicata. Continua a leggere

AUTO-CENSIMENTO ANTIRAZZISTA.

razzismo0ec
(girotondo)
Autocensimento anti-razzista. Ecco tutti gli indirizzi.
Da  http://www.carta.org
di Gianluca Carmosino

Ci sono momenti nei quali l’utilità di un piccolo strumento di comunicazione sociale come Carta sembra più evidente: l’autocensimento antirazzista pubblicato sull’Almanacco Clandestino [http://www.carta.org/rivista/settimanale/2009/13] e qui di seguito – con ulteriori aggiornamenti -, non sarà certa esaustivo rispetto a ciò che si muove nella società italiana a proposito di antirazzismo, ma dimostra l’esistenza di una vasta rete di associazioni, gruppi di migranti, reti, cooperative, circoli Arci e molto altro.
Inviate altre segnalazioni [scrivendo il nome dell’organizzazione sociale, l’attività principale – sintetizzabile in poche parole, ad esempio «corsi di italiano», «supporto legale»… – e l’indirizzo civico e web] a carta@carta.org. Continua a leggere

In nome della paura

Intervista con il filosofo Luigi Ferrajoli

Il populismo penale che presiede le politiche della tolleranza zero in nome della sicurezza offusca la costruzione in atto di un sistema giuridico che risponde a una visione classista della giustizia. Anche se diminuiscono i crimini commessi, l’ostilità verso i migranti e la piccola criminalità viene alimentata dai media e dai partiti conservatori per costruire il consenso alle norme securitarie.

di Roberto Ciccarelli

Un populismo penale che promuove il diritto minimo per i ricchi e i potenti, e un diritto repressivo per i poveri, i marginali e i «devianti», con l’aggravante delle leggi razziste che colpiscono migranti irregolari e rom. È severo e indignato il filosofo del diritto Luigi Ferrajoli quando commenta le decisioni prese dal governo Berlusconi sulla sicurezza ispirati alla «tolleranza zero». «Per la prima volta nella storia della Repubblica – afferma – la stigmatizzazione penale non colpisce solo singoli individui sulla base dei reati da essi compiuti, ma intere classi di persone sulla base della loro identità etnica». Continua a leggere