Perché?

da qui

Oggi mi hanno rimproverato, con una smorfia di disprezzo. Mi colpisce sempre, non perché ignori che è la norma per chi annuncia il vangelo, ma perché mi chiedo cosa leggano, queste persone, nel vangelo. Il testo proposto, per la festa dell’Assunta, era il Magnificat, che parla di potenti rovesciati e di poveri innalzati. Non credo ci sia da interpretare. E’ un dettato limpido, da cui traspare la potenzialità rivoluzionaria del pensiero di Cristo. Ho detto che non è una lotta armata, anche se il potere a volte è così forte da esserne tentati. Ho detto che non è un’utopia, perché la comunità cristiana mette gli ultimi della terra al primo posto. Ecco perché i verbi del Magnificat sono al passato, invece che al futuro: ha spiegato, ha soccorso, ha rovesciato: sta già cominciando ad accadere, è già accaduto. Mi hanno sibilato il disprezzo al momento della pace. Alla fine della messa lancio sempre il mio avviso spirituale, dopo quelli di routine della settimana pastorale. L’ho formulato così: quando nasce Gesù, Erode e tutta Gerusalemme rimangono turbati: perché? Quando si annuncia un vangelo come questo, alcuni rimangono turbati: perché? Cosa avranno da temere? Forse la risposta è troppo chiara per essere accettata, troppo limpida per non essere costretti a travestirla.