Sulle illustrazioni del ‘Nome della rosa’

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Pianta del complesso abbaziale del Nome della rosa

In ogni romanzo di Umberto Eco, la scrupolosissima costruzione del mondo narrativo  nulla lascia al caso:

Il primo anno di lavoro del mio romanzo è stato dedicato alla costruzione del mondo. Lunghi regesti di tutti i libri che si potevano trovare in una biblioteca medievale. Elenchi di nomi e schede anagrafiche per molti personaggi, tanti dei quali sono stati poi esclusi dalla storia. Vale a dire che dovevo sapere anche chi erano gli altri monaci che nel libro non appaiono; e non era necessario che il lettore li conoscesse, ma dovevo conoscerli io (Postille a ‘Il nome della rosa’, Milano, Bompiani, 1983, p. 17).

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La trilogia noir di Pierre Lemaitre

di Massimo Maugeri

Immaginate il protagonista di un romanzo poliziesco. Pensate, però, a un commissario di polizia del tutto sui generis, a partire dalle caratteristiche fisiche. Vi dò un aiuto: immaginate che queste peculiarità gli siano state “inflitte” dalla madre a causa delle migliaia di sigarette fumate durante la gravidanza e della conseguente ipotrofia fetale. Il risultato? Un personaggio “già uomo a sedici anni, ma incompiuto a vita”. Una “pallida copia di Toulouse-Lautrec, solo meno deforme”. Stiamo parlando di Camille Verhoeven, commissario di polizia in quel di Parigi, alto un metro e quarantacinque, protagonista della trilogia poliziesca inscenata dallo scrittore francese Pierre Lemaitre. Due dei tre libri sono già stati pubblicati in Italia per i tipi di Mondadori: “Irène” (traduz. di Stefania Ricciardi), “Alex” (traduz. di Stefano Viviani) e “Camille” (traduz. di Vittoria Vassallo).
«A dire il vero», mi rivela l’autore, «Camille Verhoeven è l’unico personaggio dei miei romanzi che trae spunto dalla realtà. E non è un caso che proprio il primo romanzo della trilogia, “Irène”, sia dedicato a mio padre. In effetti mio padre era un uomo molto piccolo di statura; ma, a parte questo, ci sono molti tratti della figura di Camille che si rifanno a lui». Continua a leggere

A CAPOTAVOLA. Storie di cuochi, gastronomi e buongustai

A capotavola. Storie di cuochi, gastronomi e buongustaidi Massimo Maugeri

In quest’ultimo periodo la cucina ha svolto un ruolo da protagonista anche a livello editoriale. Dando un’occhiata tra gli scaffali delle librerie è facile imbattersi in volumi di ricette e testi di saggistica e narrativa che hanno attinto a piene mani dall’arte culinaria. Tra coloro che si sono occupati del rapporto tra cucina e letteratura in tempi non sospetti, ben prima cioè che si potesse parlare di «moda», primeggiano Laura Grandi e Stefano Tettamanti (soci nell’agenzia letteraria Grandi & Associati). Già nel 1999, per i tipi di Garzanti, avevano dato alle stampe “Il calendario goloso”, a cui hanno fatto seguito: “Nuovo calendario goloso” e “Atlante goloso “(Garzanti), “Sillabario goloso” (Mondadori), “Racconti gastronomici“ (antologia curata per Einaudi). Continua a leggere

La paziente n. 9 – intervista a AlessandroDefilippi

La paziente n.9

di Massimo Maugeri

Alessandro Defilippi, psicoanalista torinese, ha pubblicato le raccolte di racconti Una lunga consuetudine, con Sellerio, e Cuori bui, usanze ignote, con Antigone Edizioni. Per Passigli sono usciti i romanzi Locus animae, Angeli e Le perdute tracce degli dei. Per Einaudi ha pubblicato Manca sempre una piccola cosa (2010). Nel 2011 ha preso parte al progetto “Il romanzo di Roma” con il volume Danubio rosso. Ha inoltre collaborato alla sceneggiatura di Prendimi l’anima di Roberto Faenza.
Autore “trasformista” (come lo ha definito Bruno Quaranta su Tuttolibri de La Stampa del 24 settembre 2012), Defilippi ha pubblicato di recente un nuovo romanzo intitolato La paziente n.9 (anche questo edito da Mondadori).
Una storia “forte” e ad alta tensione, ambientata nella Genova del 1942, che si dipana sullo scenario cupo di un manicomio che ospita – tra gli altri – una paziente molto particolare.
Ne parliamo con l’autore.

– Alessandro, per quale motivo hai deciso di ambientare il romanzo nella Genova del 1942? Cosa ti attrae, o colpisce, di quel periodo?
La paziente n.9, anche se può essere letto come romanzo del tutto autonomo, si inserisce in una sorta di trilogia, con Le perdute tracce degli dei e Angeli, pubblicati da Passigli. Il periodo storico va dai secondi anni trenta alla guerra. Mi sono spesso domandato perché quel periodo abbia su di me un tale fascino. La prima possibile risposta è connessa alle storie che mia madre e suo fratello, mio zio, mi raccontarono su quegli anni. Storie legate al fascismo e all’occupazione tedesca, che hanno nutrito la mia immaginazione. In secondo luogo trovo difficile raccontare la contemporaneità. Per scrivere ho bisogno in genere di un distacco, di un punto di vista abbastanza oggettivo che mi permetta di trattare temi per me “bollenti”, come il male, il mistero, l’amore, la sofferenza e il coraggio. Trovo questo distacco attraverso la dislocazione, di tempo e anche di spazio. Terzo: ho sempre pensato e più ancora “sentito” il nostro Paese legato a quegli anni, come se non ne fosse mai del tutto uscito. La fascinazione per l’uomo forte, la reazione individuale al male, l’essere, tuttora, un Paese di contadini inurbati, cui è mancato il rigore della Riforma luterana e quello del liberalismo. Noi abbiamo avuto in compenso la Controriforma e il fascismo, senza avere la possibilità di sviluppare un vero ceto borghese e un autentico senso dello stato.
In ultimo, ma non ultimo, credo che nei miei libri vi sia anche un tono epico, seppure sommesso e “postmoderno”. E, che ci piaccia o no, dopo il Risorgimento, che sento lontano, il fascismo, le colonie, l’Impero sono, nel bene e nel molto male, la nostra unica epica.

– I personaggi si muovono all’interno del manicomio di Pratozanino. È tutto immaginato, o le descrizioni dei luoghi sono frutto di ricerche e di “visite sul campo”? Continua a leggere

I marziani atterreranno a Lucca? Be’, intanto i terrestri sono ammartati a Gale, nei pressi del monte Sharp

di: Guido Tedoldi

Questo articolo deriva da un cortocircuito mentale che ho sperimentato qualche giorno fa, generato da 2 eventi distinti. Domenica 5 agosto, sul Domenicale del Sole24ore, c’era un articolo di Christian Raimo intitolato «Chissà se i marziani atterreranno a Lucca»; poche ore dopo, nella mattinata di lunedì 6 agosto, la sonda Curiosity lanciata dalla Nasa è ammartata nel cratere Gale, che si trova alle pendici del monte Sharp, alto circa 5˙500 metri.

Cioè, non sono i marziani che sono venuti da noi, siamo noi terrestri che siamo andati da loro.

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Nuovo intervento di Vito Mancuso sul caso Mondadori

Cari amici di Mondadori, preferisco la giustizia

Giornali, radio, siti, tv, non vi è stato mezzo di comunicazione che non abbia ripreso e alimentato il dibattito sviluppatosi in seguito al mio articolo del 21 agosto “Io autore Mondadori e lo scandalo ad aziendam”. Naturalmente ognuno ha detto la sua, sia in merito alla questione in sé sia a me che l’avevo sollevata, facendomi provare l’ebbrezza di un viaggio sulle montagne russe della psiche col passare da coscienza profetica a povero ingenuo, da eroe coraggioso a ipocrita opportunista. Su quest’ultimo aspetto non ho nulla da replicare, registro solo lo spettacolo di individui così incapaci di prescindere dall’ego e concentrarsi sulle cose in sé da risultare impossibilitati a concepire che qualcuno faccia qualcosa senza volerci guadagnare. Molto più interessante è la dimensione oggettiva della questione, che ritengo di poter riassumere come segue. Continua a leggere

Risposta di Vito Mancuso alla Mondadori

Cara Mondadori, per le leggi il tuo sarto è proprio su misura

Cara Arnoldo Mondadori Editore, penso sia capitato a pochi di venire chiamato per nome da un’entità impersonale come una Società per Azioni, com’è avvenuto ieri a me con la Vostra lettera: “Caro Mancuso… firmato: Arnoldo Mondadori Editore”. Ora sono un po’ a disagio perché non so bene come rispondere (come ci si rivolge a una SpA?) e se uso l’antiquato Voi è perché non trovo di meglio.

Sento però che già in questa Vostra confusione di generi letterari tra l’epistola, dove ci si rivolge all’interlocutore in modo personale e si firma in prima persona, e il comunicato ufficiale, che non conosce legami e firma istituzionalmente, c’è qualcosa di stonato. Tanto più se si considera che a essere in gioco è un’editrice che fa della letteratura e della poesia, e dei rapporti personali con gli autori, il suo punto forte. Continua a leggere

IL CONTO DELLE MINNE di Giuseppina Torregrossa

recensione di Michele Mangiafico

https://i0.wp.com/giotto.ibs.it/cop/copj13.aspMi trovavo all’aeroporto di Roma, poco dopo il check-in. In barba ai contenuti, la strizzatina d’occhio di quei due dolci di glassa con la ciliegina sopra in bella mostra sulla copertina, l’ha avuta vinta sulla parola scritta. E non ha tradito le attese, né la promessa di accompagnarmi, tra illusioni e ammiccamenti, fino all’ultima pagina di questa storia.
Il conto delle minne” è una promessa di delicatezza, un patto non scritto con il lettore, una di quelle offerte che non si possono rifiutare. Parlerò di un argomento difficile – sembra dire l’autrice dallo scaffale della libreria – vi racconterò una storia triste, affronterò un tema spigoloso e pesante, ma lo farò con dolcezza, con estrema delicatezza.
“Il conto delle minne” è la fase del corteggiamento, il gioco delle allusioni, il continuo pretesto per parlar d’altro. E se così non fosse stato, Giuseppina Torregrossa non avrebbe sostenuto se stessa, la sua storia professionale, la quotidiana fatica di una ginecologa impegnata sul campo nella prevenzione del tumore al seno. Continua a leggere

LA FORMULA CHIMICA DEL DOLORE di Giacomo Cardaci

https://i0.wp.com/giotto.ibs.it/cop/copj13.aspGiacomo Cardaci, classe 1986, è nato a Udine e vive a Milano da diversi anni. Nel 2008 aveva pubblicato, per Mondadori, «Alligatori al Parini». Di recente Cardaci ha pubblicato un nuovo volume, sempre per i tipi di Mondadori: «La formula chimica del dolore». Un libro autobiografico, dove il protagonista – Filippo – racconta l’esperienza traumatica di una grave malattia (un tumore) e delle conseguenti “traversie” vissute in ospedale.
Ne parliamo con l’autore.

Giacomo, quando hai scritto questo libro? Raccontaci un po’ la tua esperienza…
Ho scritto il libro fra un ciclo di chemioterapia ad alte dosi e l’altro, spesso di notte, quando ero ricoverato in ospedale e non riuscivo a prendere sonno per “la tosse del soldato”, ovvero i rantoli di quegli anziani che combattevano contro la malattia che gli sbranava il corpo, tossendo, mugolando anche di notte, rubandomi il sonno con quegli aiuto-aiutatemi-aiuto che sentivo provenire dalle altre camere del reparto; ricordo che, quando ero in camera sterile, litigavo col caposala perché notoriamente la tastiera del computer è l’oggetto più infetto che si possa immaginare, ma su quadernetti dove annotare le mie sensazioni o dettagli salienti dei miei compagni di camera, e sul computer dove rielaborarli in racconti, non ero disposto a transigere: a costo di farmi venire un febbrone per quei “batteri-batteri-batteri!” che erano banditi dal reparto. Continua a leggere

Presentazione di “E-DOLL” a Firenze

Sabato 20 marzo

alle ore 18,00,

presso la LIBRERIA BRAC

in Via dei Vagellai 18/r

a Firenze


si terrà la presentazione del romanzo “E-DOLL”, di FRANCESCO VERSO (ed. Mondadori, collana Urania), vincitore del Premio Urania 2008.

Sarà presente l’Autore, che sarà presentato dal Prof. Giuseppe Panella, Docente presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e critico letterario, e dallo scrittore e traduttore Giovanni Agnoloni.

I “Paesaggi inospiti” di Giampiero Neri

di Fabrizio Fantoni

” Di questi boschi in partibus infidelium / è abbastanza comune la poiana, / dove qualche spuntone di roccia / e mozziconi di sassi / che si alzano da terra qua e là / offrono asilo e protezione.”Con questo componimento Giampiero Neri ci introduce nei suoi “Paesaggi inospiti” ( Mondadori 2009 € 12,00 ). Paesaggi dominati da un ambiente naturale maestoso in cui è possibile scorgere il volo solitario della poiana, il rapido apparire del ghiro tra i rami o, ancora, ascoltare il silenzio delle foglie ingiallite. Una natura accogliente e al tempo stesso insidiosa, segnata da una oscura ed incombente minaccia che grava sulla vita delle creature che la popolano:”Volano in ampi cerchi/ di un volo silenzioso/ indisturbate dagli abitanti del luogo / che usano dividere le specie / in commestibili e non commestibili / e se commestibili / le perseguitano con ogni mezzo, / se no le ignorano completamente.” Una logica di meccanica dissoluzione regola l’economia della vita di questi boschi, arrivando a coinvolgere anche il rapporto tra l’uomo e l’ambiente: un legame questo che appare contrassegnato da quell’ingenua crudeltà che l’autore aveva già espresso al suo esordio poetico – avvenuto nel 1976 con la raccolta ” L’aspetto occidentale del vestito” – nella poesia ” rivederlo non era stato piacevole,” nei cui versi finali si legge: “Nelle pause del suo lavoro / curava in un campo quasi arido / un piccolo allevamento di lumache, / molluschi che hanno paura dell’acqua, / le metterai vive -. mi disse – / in un infuso di latte e segale / e quando sono ben nutrite, cuocile”. Continua a leggere

LA BELLEZZA E L’INFERNO di Roberto Saviano

Nei giorni scorsi l’amico scrittore Adriano Petta mi ha inviato una mail con, allegata, una recensione al volume “La bellezza e l’inferno” di Roberto Saviano.

Nella mail mi scrive: “È un libro importante anche per il significato stesso della scrittura: se io potessi ne farei uno dei testi fondamentali di ogni scuola di scrittura creativa…”
Pubblico la recensione di Adriano qui di seguito.
Massimo Maugeri

* * *

«La bellezza e l’inferno» di Roberto Saviano
Mondadori – Strade Blu – euro 17.50

carne e sudore della verità

di Adriano Petta

Un libro che appare in un periodo particolarmente buio per il nostro Paese, in cui la verità è… tutto e il contrario di tutto! Molti presunti intellettuali e pseudo-giornalisti ignorano chi tenta di riscrivere la storia d’Italia, negano o sminuiscono il dilagare trionfante delle organizzazioni criminali che ci avvelenano, privano il nostro popolo del loro grido d’allarme. A depurare questa atmosfera ammorbata, a squarciarne le tenebre, è apparso «La bellezza e l’inferno» di Roberto Saviano, degno seguito di «Gomorra». Continua a leggere

Nel fiume di luce. Poesie 1954-2008 di Birgitta Trotzig

Birgitta Trotzig, nata a Goteborg nel 1929 è una scrittrice e poetessa svedese non ancora molto nota in Italia (non almeno come meriterebbe), sebbene abbia al suo attivo diversi riconoscimenti internazionali e sia stata eletta, nel 1993, membro dell’Accademia svedese.
La Trotzig ha scritto diversi romanzi e poesie dove – spinta dalla sua forte fede cattolica e da una potente impronta visionaria – affronta temi a lei cari, quali: la morte, la resurrezione, l’amore.
Di recente la Mondadori ha pubblicato una raccolta di poesie curata da Daniela Marcheschi: “Nel fiume di luce. Poesie 1954-2008″ (€ 13,00 – p. 251).
Ho chiesto a Daniela Marcheschi di mettere a nostra disposizione la sua introduzione al libro, che pubblico qui in esclusiva. Ne approfitto per ringraziarla.
Massimo Maugeri
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Jack London: il “Martin Eden” a cura di Davide Sapienza

Articolo tratto da www.davidesapienza.net

Jack London: Martin Eden (a cura di Davide Sapienza) (ed. Mondadori) (Collana: Classici moderni – Pagg.  450 – prezzo € 9,40)

E’ uscito martedì 26 maggio. Un lavoro durato circa due anni di cura, annotazioni, ricerca. Il grande classico di Jack London esce negli Oscar Mondadori che in un’edizione la cui cura è stata affidata a Davide Sapienza. Continua a leggere

La natura, gli uomini: intervista a Mauro Corona

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

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Ritorniamo oggi sul tema della natura con un’intervista a un autore che a questi temi dedica gran parte del suo impegno letterario. Mauro Corona, uomo che ama profondamente la montagna e i boschi, che ci racconta nei suoi libri. L’ho incontrato alla Fiera del Libro di Torino mentre firmava le copie del suo ultimo libro, Storia di Neve (ed. Mondadori). È stato gentilissimo nel concedermi un’intervista telefonica, che ha rivelato spunti estremamente interessanti. Segue il testo. Continua a leggere

“Libeccio” – Intervista a Folco Quilici

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Folco Quilici, giornalista, scrittore e regista, è il protagonista per eccellenza della storia del documentario di cultura e viaggio in Italia. In questa intervista cercheremo di scavare un po’ più a fondo nei “segreti” e nello spirito del suo affascinante lavoro, prendendo spunto dall’uscita del suo ultimo romanzo, “Libeccio” (ed. Mondadori, 2008). Continua a leggere

Un milione

signor_bonaventuraQuella che segue è una querela culturale (no, non una querelle, proprio una querela). Io desidero qui e ora querelare il Sig. Franchini Antonio per diffamazione a mezzo stampa, in ordine all’articolo pubblicato in data 21 dicembre 2008 sul supplemento Domenicale del Sole 24 Ore.
Questi i fatti.

In data [omissis] la casa editrice Mondadori ebbe a pubblicare il romanzo dello scrittore, esordiente, Giordano Paolo, dal titolo La solitudine dei numeri primi. Dopo aver fatto incetta di noti premi letterari il libro si avvia (così si dice) a vendere la sua milionesima copia. Continua a leggere

LA MOSSA DEL MATTO AFFOGATO di Roberto Alajmo

Per chi conosce bene il gioco degli scacchi la mossa del matto affogato non è una novità. Si tratta di uno scacco matto speciale, il più umiliante: il re, bloccato dai propri stessi pezzi non può più muoversi.
“…Attraverso una serie di sacrifici, l’avversario ti ha chiuso in gabbia. Uno dopo l’altro sono i tuoi stessi pezzi ad averti circondato e messo in un angolo da cui non puoi più scappare. Nel giro di poche mosse sei passato dall’illusione di poter vincere sfruttando i suicidi in serie dell’avversario, alla frustrazione di doverti suicidare tu, senza possibilità di scelta, e di fronte alla minaccia di un unico cavallo superstite. Per quanto l’avversario sia ormai dissanguato, l’ultima mossa servirà solo a stringerti il cappio attorno al collo…”
Il brano tra virgolette è estrapolato dal nuovo romanzo di Roberto Alajmo: “La mossa del matto affogato” (Mondadori, 2008, pagg. 241, euro 17).
Un romanzo come una partita a scacchi, dove il titolo di ciascun capitolo è il codice di una mossa (dalla prima fino allo scacco finale). Un romanzo di ventisei capitoli, una partita in ventisei mosse. Continua a leggere

L’INDECENZA di Elvira Seminara. Incontro con l’autrice

Ci sono romanzi che, girata l’ultima pagina, riescono a folgorare il lettore e a lasciarlo avvinghiato alla storia e ai personaggi anche dopo la conclusione della lettura. Il romanzo d’esordio di Elvira Seminara, docente di Storia e tecnica del giornalismo nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania, nonché redattrice del quotidiano “La Sicilia”, è uno di questi. Un romanzo pregevole, che ben figurerebbe tra quelli finalisti nei principali premi letterari nazionali. Il titolo è “L’indecenza”, edito da Mondadori (pag. 181, € 17).
Una coppia siciliana che abita in una bellissima villa, circondata da un rigoglioso giardino, è in crisi per via di un trauma difficile da superare: un aborto spontaneo. Lei, la moglie, che è la voce narrante, è in preda a una serpeggiante forma di esaurimento nervoso. Ma l’arrivo in famiglia di una nuova colf, la bella e giovane ucraina Ludmila, pare disegnare nuovi equilibri all’interno del ristretto nucleo familiare. Ma è solo apparenza. La storia, bellissima e terribile, si dipana sul gioco di sottili meccanismi psicologici, in un’ambientazione perfettamente elaborata dalla scrittura avvolgente e ipnotica della Seminara. Un racconto quasi circolare che trae origine da una vita mai nata e si conclude con una vita che muore, tenendo il lettore incollato al testo dalla prima all’ultima pagina.

Elvira Seminara, chi è Ludmila?
Ludmila, forse, é l’Altro da noi. Il perturbante. La seduzione e la paura. Ma è anche lo straniero che accogliamo in casa bisognosi e diffidenti, cui deleghiamo l’enorme responsabilità dei nostri affetti, la cura dei bimbi e degli anziani. Continua a leggere