Bruno Neri, il calciatore partigiano

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Mimmo Mastrangelo

Bruno Neri, che qualche anno dopo dovrà fare la scelta della montagna ed abbracciare la lotta partigiana, non poteva alzare il braccio in ossequio al regime fascista e in uno stadio che veniva dedicato allo squadrista Giovanni Berta. L’evento (e il rituale) proprio non stava nelle corde del mediano già terzino della Fiorentina. Era il 10 settembre del 1931, a Firenze si inaugurava l’avveniristico stadio progettato dall’ingegnere Pier Luigi Nervi. In campo per una amichevole la squadra viola e il Montevarchi.
Come si può vedere in una foto Neri è l’unico tra i giocatori allineati sul campo prima del fischio d’inizio a non fare il saluto romano dei fascisti. Continua a leggere

Rossana Rossanda. Il film del secolo

Nadia Agustoni

Come parlare di film e raccontare un secolo di cinema? L’impresa è tale che può compierla solo chi di film ne ha visti tanti e ha lo sguardo, e lo ha sempre avuto, sulle cinematografie più lontane o diverse. Questo libro Il film del secolo (2013) è una lunga conversazione di Rossana Rossanda con due critici del Manifesto, Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri, che sul quotidiano comunista hanno scritto di cinema e lo hanno fatto a modo loro, rompendo alcuni tabù su Hollywood e portando in primo piano cinematografie non sempre conosciute. Tre voci, appassionate, colte, interamente partecipi, ci parlano di film e attori e attrici, ma lo fanno parlando di maschilismo, politica, rivoluzione e maccartismo. Del resto, Rossana Rossanda, nel recente passato, ci ha dato un’autobiografia che è il racconto di un partito, il P.C.I, e di ideali, presenze e fatti che vanno ben al di là di vicende personali. Gliene siamo grati, perché ha diradato nebbie e dubbi su una storia della sinistra, comunista e non solo, che molti di noi conoscono solo in parte, per età e/o marginalità. Continua a leggere

Azzurra D’Agostino, Canti di un luogo abbandonato

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Nadia Agustoni

Un canto, in cinquanta poesie, che restituisce i luoghi, con le crepe dentro e la biacca di muri rimasti su nonostante l’abbandono. E’ così che ascoltiamo semplicemente delle storie che nascono in frammenti, versi portati a chi sa o crede di sapere, mentre la verità è forse ferma a metà crinale perché certi posti sono sempre fuori mano e in una loro vita segreta.

Azzurra D’Agostino con Canti di un luogo abbandonato ci narra un Appennino austero, con l’odore e i colori dei luoghi in cui una sparuta umanità si aggira, magari solo per perdersi in una solitudine di sassi, ciottoli, erbe, via crucis di vivi e morti, di voce e ricordo che si incontrano, si perdono e lasciano un minimo segno di materia che la natura circonda e trasforma.

Il libro, vero e proprio oggetto d’arte, è stato pubblicato in 300 copie numerate, che includono una cartolina d’arte con un estratto stampato a caratteri mobili, una cartolina diversa per ciascuna copia. Il progetto è una autoproduzione dell’autrice ed è leggibile in PDF anche a questo indirizzo:

 http://azzurradagostino.wix.com/abitare

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Renata Morresi, Bagnanti

Renata Morresi, Bagnanti
di Nadia Agustoni

L’isola di Lampedusa con le spiagge dove sbarcano i migranti apre la nuova raccolta di poesie di Renata Morresi, Bagnanti.

Il suo narrare, anche in questo secondo libro, ha immagini nitide, in alcuni casi da sequenza cinematografica, come nella vista dall’alto dei piloti d’elicottero che cercano superstiti in mare. Continua a leggere

Tre bei modi di sfruttare l’aria

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di Nadia Agustoni

La nuova raccolta di poesia di Francesco Balsamo,Tre bei modi di sfruttare l’aria (Forme Libere 2013), ha un incipit che si imprime: “dedicato a quei miracoli / detti fra noi, / quelli di cui avremo cura – / dedicato a qualcuno / che si dedica a qualcun altro…/ (9). Se alcuni versi decidono una poetica questo è uno di quei casi ed è un caso felice. Balsamo è autore colto, ma la sua cultura ci arriva filtrata dalla sensibilità di una persona che si affida alla parola senza farne un totem. Per questo le sue immagini ci raggiungono anche dove potremmo essere presi dal dubbio: “e mi parli dalla cometa delle mani” (19). Continua a leggere

Ruggine, di Marilena Renda: una nota di Nadia Agustoni

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Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 il Belice fu sconvolto da un terremoto che devastò alcuni paesi uccidendo 370 persone e lasciando dietro di sé 70.000 senzatetto. A quella notte e a tutto ciò che seguì Marilena Renda, poeta nata a Gibellina, uno dei paesi distrutti dal sisma, dedica un intenso poema, Ruggine (Le Voci della luna, 2011), con prefazione di Maria Grazia Calandrone, una nota molto significativa della stessa autrice, e una postfazione di Manuel Cohen. Ruggine è un libro su cui si torna sia perché rievoca fatti che inducono a una riflessione attenta, specie per chi ha assistito anche se in modo indiretto ad altre vicende di sisma che hanno colpito l’Italia, dal Friuli all’Irpinia dall’Abruzzo all’Emilia, sia perché una corrente forte attraversa le pagine del testo e lega la memoria della gente, raccolta in brevi interviste, ad un’epica dei paesi e degli oggetti che nella poesia dell’ultimo decennio ha un notevole spazio.

Tre testi da I cani dello Chott-el-Jarid, di Andrea Raos

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[…] Anima sola, lasciarmi,
ti chiedo e ti dico: non torna.
Passando, passavi, sarà.

Breve e compatto poemetto, I cani dello Chott-el-Jerid (Arcipelago 2010) di Andrea Raos, mette in scena quest’area del deserto tunisino, un lago salato, con temperature fino a 60 gradi. Luogo difficile per la situazione climatica, appare nei versi di Raos a bilanciare o forse specchiare una crudeltà che riguarda il genere umano ed è ben più forte e meno spiegabile dell’aridità di un’area depressa. Continua a leggere

Maddalena Capalbi, Nessuno sa quando il lupo sbrana

Maddalena Capalbi, Nessuno sa quando il lupo sbrana
di Nadia Agustoni

Una raccolta di poesie, questa di Maddalena Capalbi il cui titolo Nessuno sa quando il lupo sbrana, La Vita Felice Milano 2011, evoca scene d’infanzia e ricordi di storie con un sottofondo di paure. Continua a leggere

Vivalascuola. Delicato leggiadro abissale Pinocchio

Oggi ho detto ai miei bambini: “Vi leggo una storia nuova, è la storia di un pezzo di legno. Di un pezzo di legno un po’ magico e sapete perché?”
“Nooooooooo” hanno risposto loro.
“Perché questo pezzo di legno – ho continuato io – era un burattino speciale. I suoi occhi vedevano, le sue orecchie sentivano e con la sua bocca parlava e faceva anche le boccacce! Voi le sapete fare le boccacce?”
“Sìiiiiiiiiiiiiiiiiii” rispondono ridendo e stropicciando labbra e occhi in facce buffe!
(Alessia Niniano)

Leggiadro, delicato, abissale è l’atto di leggere Pinocchio a un bambino. (Elémire Zolla)

Nell’anno dei suoi 130 anni, dedichiamo una puntata di vivalascuola a Pinocchio. Alessia Niniano, Giovanna Celso e Paolo Cacciolati riferiscono della loro lettura di Pinocchio a bambini, Sebastiano Aglieco racconta il suo incontro con Pinocchio e riferisce dei Pinocchi incontrati nella sua esperienza di insegnante, Nadia Agustoni e Dora Palermo riflettono sulla figura del burattino, Paolo Tesi risponde alle nostre domande e ci offre le sue illustrazioni. Continua a leggere

Interrogazioni sulla poesia di Roberto Rebora

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Nadia Agustoni

Roberto Rebora, nipote di Clemente Rebora, esordì con una prima poesia in “Circoli” nel 1932 e collaborò dal 1938 a “Corrente” pubblicandovi recensioni, poesia e critica del teatro. Dal 1935 al 1936 fu in Abissinia; in seguito richiamato alle armi dopo l’8 settembre 1943, finì in Germania, in vari campi di concentramento, per aver combattuto contro i tedeschi. Al ritorno riprese ad occuparsi di teatro e critica letteraria, pubblicando nel tempo varie raccolte poetiche. Si spense a Milano nel 1992, aiutato economicamente negli ultimi anni da pochi amici. I benefici della legge Bacchelli arrivarono tardi, concessi appena pochi mesi prima della morte. Il suo essere appartato non ha giovato alla conoscenza della sua poesia. Alla sua morte Carlo Bo scrisse su “Il Corriere della Sera” un breve, intenso ritratto, chiamandolo “il più puro dei poeti dell’Italia di questo secolo”.

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Vivalascuola. Rileggiamo don Milani

Rileggere Lettera a una professoressa significa tornare alle questioni di base, alla funzione ideologica della scuola e a quella di selezionatrice della classe dirigente… Lettera a una professoressa ci insegna la democrazia, l’esatto contrario dell’Italia contemporanea, corporativa, razzista, opportunista e cinica, dove uomini mediocri – dietro ai quali, tuttavia, ci sono precisi gruppi di potere intelligenti – decidono i destini d’intere generazioni… (Stefano Guglielmin, qui)

L’esperienza della Scuola di Barbiana e la sua eredità odierna
di Franco Toscani

1. La “parola ai poveri”. Una lotta per la cultura e il linguaggio, per l’eguaglianza e la dignità
Lettera a una professoressa – che ancor oggi, a decenni dalla sua pubblicazione, suscita polemiche e discussioni appassionate – è ben più che un atto di denunzia contro la scuola classista, è la rivendicazione d’una scuola al servizio della vita, che prepari ad essa con rigore e concretezza, senza vuoti formalismi. Continua a leggere

Vivalascuola. Come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?

«“Come si fa a scrivere una poesia dopo Auschwitz?” chiese Adorno […] “e come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?” obiettò una volta Mark Strand. Comunque sia, la generazione a cui appartengo ha dimostrato di riuscire a scrivere quella poesia» (Iosif Brodskij, Discorso per il Nobel, 1987)

Verba manent
meditazione sulle parole dei testimoni in Shoah di Claude Lanzmann, 1985
di Maria Grazia Calandrone

Non era il mondo. Non era l’umanità. Non sembravano esseri umani. Invece, siamo capaci anche di questo. È una scelta.

Quando abbiamo aperto le fosse piangevamo tutti per quella legna marcia fatta di uomini – figuren. Avevamo davanti uno strato secco, una pianura di corpi che si sbriciolavano. Continua a leggere

Discanto. Intervista con Cristina Annino

Di Nadia Agustoni

pubblicata ieri su Rai new 24, nella rubrica Poesia a cura di Luigia Sorrentino

Con Chanson Turca (LietoColle 2012) Cristina Annino segna una tappa importante del suo lavoro poetico. Un libro quest’ultimo nel continuum linguistico dell’autrice e però insieme inusuale per il fecondo intreccio di argomenti, per la visuale sull’esistente e su vicende recenti che hanno suscitato, al loro accadere, le più disparate reazioni nella società civile. Non mancano testi, come quello su Ezra Pound, dove letteratura e vita sembrano cercare altre istanze per dare spazio a uno sguardo smarcato da pietismi troppo facili. Chanson Turca non è un libro ideologico in senso tradizionale, bensì un discanto direi tragico (reso a volte in modo sorprendentemente giocoso), di un certo nostro attuale non vivere o vivere male il mondo.

Annino con questi nuovi testi si confronta a tutto campo con vita, attualità, temi privati e humus sociale chiamando il lettore all’uso delle proprie facoltà critiche e ad uno sguardo capace di distanza da se stesso. L’autrice vuole lettori autentici; chiede pensiero a chi è capace di leggere in controluce un mondo che reca tracce e discorsi di una libertà difficile nella capacità di rinnovarsi. Continua a leggere

Adrienne RICH – Da: Lo spacco alla radice. Nota di Nadia Agustoni

Adrienne Rich, poesia e rabbia.

di Nadia Agustoni

La morte di Adrienne Rich, poeta, saggista e femminista americana, come quella di altre figure simbolo dell’intellighenzia radical (Paley, Sontag, Wittig) mancate nell’ultimo decennio, segna la fine di un’epoca; fine che arriva frammentata e in un vuoto che personalità meno affilate riempiono solo parzialmente, anche perché un certo carisma si afferma per l’integrità personale che solo il tempo rivela. Rich apparteneva alla generazione che negli anni Sessanta partecipò alla contestazione dello status quo, e lei madre quarantenne di tre figli rimise allora in gioco l’intera sua vita, sposò le cause del femminismo e dell’antirazzismo, si mobilitò contro la guerra in Vietnam e visse apertamente il suo legame d’amore con una donna, Michele Cliff.  Continua a leggere

Vivalascuola. Bellezza tra parole non perfette

“Insegno in un carcere, tra detenuti che hanno alle spalle storie diverse, ma che sono buoni ascoltatori di poesia. In carcere la buona novella si diffonde meglio che nei rumorosi licei milanesi dove tutto si fa tranne che ascoltare. E’ un luogo di estrema libertà, dove non ci sono ingerenze ministeriali e c’è un rapporto frontale, personale con l’essere umano e con la sua voglia di redenzione. Naturalmente in prigione ci sono anche gli inguaribili, non bisogna idealizzare i carcerati. Ma per quelli che sono incamminati verso l’espiazione e la purificazione di sé la poesia è uno strumento” (Milo De Angelis, qui)

La poesia in carcere
Intervista a Maddalena Capalbi di Nadia Agustoni

Maddalena Capalbi tiene da cinque anni un laboratorio di poesia nella Seconda Casa di Reclusione di Bollate. Un laboratorio che vede ogni anno aumentare la presenza dei detenuti e il loro interesse verso la scrittura poetica. Continua a leggere

“Il peso di pianura” a Milano

Venerdì 28 ottobre 2011 alle ore 18.30 presso la libreria EquiLibri di via Rodolfo Farneti 11, a Milano, LietoColle promuove l’incontro poetico con Nadia Agustoni con la raccolta Il peso di pianura, LietoColle 2011.

Intervengono Piero Marelli, Anna Lamberti Bocconi e Gianni Montieri. Coordina l’incontro Diana Battaggia. Continua a leggere

Nadia AGUSTONI – “Il peso di pianura”

Il peso di pianura è il titolo dell’ultima raccolta di Nadia Agustoni (Lietocolle 2011) dopo Taccuino nero (Le voci della luna 2009); ed è anche il titolo della seconda sezione del libro, assieme a Cosa vuoi che dica la polvere. Titoli che paiono assumere un carico di ironica disillusione; associamo infatti l’idea di peso alla salita, piuttosto che alla pianura; una pianura che, del resto, potrebbe intendersi come appiattimento: il peso dell’appiattimento, appunto; una sorta di resa a qualcosa di negativo. Il titolo della prima sezione, Cosa vuoi che dica la polvere, richiama invece quello del romanzo di John Fante Chiedilo alla polvere, storia che ha come protagonista lo scrittore Arturo Bandini col suo sogno, infine deluso, di successo letterario e di rivalsa sociale. I versi “…qui viviamo,/qui moriamo, un dio non ci ha salvato.” concludono il testo di apertura, dal titolo eponimo della sezione, dove i diari dell’olocausto diventano la deriva di un re e di un regno, con l’immagine, forte, di un Edipo ormai vecchio e cieco preso per mano dalla figlia Antigone, entrambi in fuga facendo il vuoto, intorno. Continua a leggere

Seregn de la memoria

Seregn de la memoria

Il circolo culturale Seregn de la memoria
presenta sabato 11 giugno 2011 ore 17,30
il cinquantunesimo libro d’artista

Nadia Agustoni
Le parole non salvano le parole

(litografia originale di Simone Fumagalli)

Sempre nello stesso ambito inaugurazione della mostra di Simone Fumagalli Continua a leggere

Fabio FRANZIN “CO ‘E MAN MONCHE [Con le mani mozzate]

MOBII / MOBIITA’ (Mobilia / Mobilità)
I

Èco, vardéne: sen qua, tuti insieme
sot’a tetòia de eternit e lamiera drio
‘a segheria, un branco de pòri cristi
a l’onbrìa del silo; vardéne, ‘dèss
che quel del sindacato e ‘l diretór
dea fabrica i ne ‘à ‘assà là da soi
da soi òniun co’i só pensieri, ‘a só
ansia, el rabiosón; ‘dèss che forse
pa’a prima volta sen davéro tuti
compagni, cussì, ligàdhi aa stessa
sort. Vardéne: se ‘ven anca scanà
fra de noàntri, e sbarufà, se ‘ven
mandà a cagàr a volte, parché un
ièra un fià lechìn, el fea ‘a spia su
in ofìcio, o parché cheàltro tiréa
el cul indrìo, no’l capìa un ostia.
E ‘dess par squasi che se ‘vene
senpre vussù ben, che sene tanti
fradhèi ribandonàdhi da un pare.
Calcùn l’à sgobà insieme par vinti
àni, cómio co’ cómio, bestéma co’
sudhór; calcùn no’l voéa pròpio
savérghine de lavoràr in còpia co’
cheàltro, altri i ‘à vist el só ben
fiorìr drio ‘na fresa, basi robàdhi
fra un toc e ‘n’antro, i fiòi crésser
fra i turni e ‘l mutuo; un l’à vist
un déo sparìrghe via daa man, tut
a un trato, ‘n’antro se tièn duro ‘a
schena, co‘l lèva su daa carègha. Continua a leggere