Nadia Agustoni, Il peso di pianura (Lietocolle, 2011)

 

 

Dal libro primo: Cosa vuoi che dica la polvere

 

uomini-foreste

 

l’animale fuggiasco e lumini-astri

fabbrica-stella appesa al gesto

il buio nel largo del mondo e sghemba ai paesi

si dilunga terra da terra ci distrae soltanto la lisca di brina

l’indizio-corolla o il cielo quando si divarica

e nuvola s’apre d’acqua e riempie fessure

ogni voce racchiusa dietro speranza

e uomini-foreste s’impigliano ai nomi.

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Vivalascuola. E’ sufficiente un professore – uno solo! – per salvarci da noi stessi e farci dimenticare tutti gli altri

Tutti quanti, ogni mattina, allo squillare della campanella, dopo aver varcato la soglia della loro scuola, si tolgono il soprabito e il loro bagaglio di idee, giudizi, pregiudizi, gusti e disgusti, ed entrano in classe armati solo del loro registro e della loro preparazione, per “accendere un fuoco” nei loro ragazzi, come diceva Yeats, e aiutarli a conseguire “virtude e canoscenza“. Diversamente, non sarebbero insegnanti, sarebbero degli agit-prop. Ci saranno anche delle pecore nere e delle pecore rosse, ma la stragrande maggioranza è così. (Francesco Anfossi)

Il quaderno delle prove giovanili
di Donato Salzarulo

inculcare [in-cul-cà-re] v.tr. (inculco, inculchi ecc.) [sogg-v-arg-prep.arg]. Imprimere profondamente, con insistenza, qlco. nell’animo o nella mente di qlcu.: i. il senso del dovere nei figli

Rimarrà sempre un segno. Non si trascorrono inutilmente ore ed ore nelle aule scolastiche. Tra una lettura e un esercizio, un’interrogazione e una traduzione, un riassunto e una parafrasi, ad un certo punto, succede qualcosa. Può succedere qualcosa. Continua a leggere

Narrazioni: voce plurale. Conversazione con Alba Donati.


(Vajont)

di Nadia Agustoni

Le storie, come la poesia, non bastano. Bisogna che qualcuno le racconti. Alcune storie si tramandano perché divengano coscienza civile e siano qualcosa di più d’un racconto. Una narrazione è più ampia di un racconto: è il sangue di un paese, un guardarsi e riconoscersi in quelle storie, movimenti, gesti e parole; riconoscersi perché se ne riconosce la gente. Una narrazione ha delle radici. Non può essere inventata, deve avere il genio dei luoghi e del tempo. Deve abitare in noi prima che noi la ascoltiamo. In seguito, l’ascolto e l’attenzione, rafforzano le radici e la voce che narra le cose ci porta alla terra e ai corpi, unisce il passato e il presente, interroga il futuro. Un epos riguarda un popolo, non una semplice famiglia o un solo nucleo di persone, e affiora affidandosi alla materia del caso, alla sua precisione che incastra i tasselli uno ad uno, come nessuna invenzione può fare. Continua a leggere

Chandra Livia Candiani, “Versi d’asino” e altre poesie

da Versi d’asino

Mio rifugio
mia rondine senza capo né coda
puro volo;
a cosa tornare
senza casa né passo
a quali ali affidarsi
nello spazio senza lingua del limite
a quale fuoco scaldare
le mani senza corpo. Continua a leggere

A rivista anarchica. Numero speciale

A rivista anarchica. Numero speciale.
Di Nadia Agustoni

[ Con un articolo di Paolo Finzi su una singolare figura dell’anarchismo.]

Copertina bianca con il personaggio di Anarchik che in una vignetta dice: “ Ehi! Sono passati quarant’anni!”, così il numero speciale di “A rivista anarchica”, 258 pagine 10 euro, festeggia un compleanno importante. E’ passata molta politica da queste parti, cultura (libri, musica, interviste, rubriche, dibattiti) e sempre rinnovata la presenza “dell’utopia”, del pensare un mondo diverso e un fare concreto, con progetti che hanno toccano i campi dell’editoria, delle comunità, dell’attivarsi nei quartieri e tra i rom e gli ultimi della società. Da pagina 121 a pagina 210 tutte le foto delle copertine: dal n 1, che ricorda un po’ i vecchi volantini e il ciclostile e quindi il n.2 con il volto di Pietro Valpreda e con la storia che ci viene incontro. Continua a leggere

Alcune cose. Carmine Vitale


Alcune cose. Carmine Vitale

* Appena sveglio

Sembra che debba entrare a far parte anch’io
della teoria del mazzo di carte;
una volta in acqua ho incontrato il lamento di una medusa –
la terra trasuda pini e tombe insieme,
un cumulo di ossa che nemmeno gli dei hanno saputo
collocare.
Ci nascondiamo nella paura,
è quel che ci riesce meglio;
il viaggio di Dante non è per niente finito –
era l’introduzione per presentare il mondo
prima dell’avvento del sole dopo la fine dei ghiacci. Continua a leggere

Poesie per un no. Roberto Rossi Testa

Di Nadia Agustoni

Da “una distanza ampiamente inferiore a quella di sicurezza” Roberto Rossi Testa perviene con Poesie per un no Aragno Edizioni 2010, a un colloquio con il proprio doppio che nel lettore suscita sentimenti di riconoscimento e disconoscimento davanti a quell’io che “ Se anche tornasse indietro,/ se pure risalisse,/ non riconoscerebbe;/ non riconoscerebbero/”. Tanto più quell’io ci costringe a una dura riflessione, nel suo non riconoscere e nell’essere così “solo”, perché per Rossi Testa l’io e il tu sembrano assumere il significato di un duello interiore con il poeta che dice a se stesso:” finalmente a noi due”. Nel due c’è la finzione della lingua, un prendersi gioco di se stessi non più con l’interrogazione, ma in uno specchio spezzato. La figura si osserva e sembra indicare una colpa, un errore compiuto, senza dirci quale. Continua a leggere

Cuore comune. Renata Morresi

di Nadia Agustoni

“Cuore comune” peQuod 2010, è il titolo della prima raccolta poetica di Renata Morresi, libro in sei sezioni, che sono una summa del suo lavoro con le parole. Diverso e ampio il respiro di questi testi a segnare una ricerca che mai abbandona una propria coerenza e ha in sé potenzialità tutte da esplorare. Nella nota di copertina Massimo Gezzi sottolinea: “un dettato teso, percussivo, trapunto di versi anche brevi interessati da un disinvolto plurilinguismo, dove spesso uno scarto minimo del significante spalanca voragini di significato”.(1)
Il segno di molta poesia è la pazienza con cui si lavora con le parole, il duro rendere conto del poeta di una realtà che sembra scavalcarlo lasciandolo in una sospensione dove difficile è trovare al loro posto tempo e spazio: “ infine fuori/ comincia chiunque/ tutto era spazio dopo e quando […]”; e subito, entrando nel vivo, toccando il segreto delle immagini “sola tra-/ sparire, vibrare/ di più- / ma appesa alla finestra/ (credo che sappiate come resta appesa al vetro)/.” Continua a leggere

Attraverso la tela. Marco Bellini

di Nadia Agustoni

Leggendo la poesia di Marco Bellini si ha l’impressione che l’impegno che richiede seguirne il dettato sia dovuto ad un “cadere” verticale, un cedere alla profondità della parola. Questa breve raccolta Attraverso la tela Edizioni La Vita Felice 2010, con prefazione di Gabriella Fantato e postfazione di Piero Marelli, si apre con un intenso poemetto “…Della linea” in cui si riflette un dire che partendo dalle cose sembra ricordarci con Hofmannsthal che la profondità è nascosta proprio alla superficie. “Credevo di non poterla accettare/ quella linea tesa, annodata all’orizzonte/ e allora ho chiesto di uscire dal tempo/ […] per avere tutte le età […]”, e non inganni quell’uscire dal tempo perché Marco Bellini non ha tentazioni di fuga dalla storia e dall’epoca, ma piuttosto risponde a un andare oltre, tanto più nei momenti legati al quotidiano e a quella linea tesa iniziale, che se segna un confine, restituisce anche una misura. Continua a leggere

Alberto Casiraghy. Gli occhi non sanno tacere. Aforismi per vivere meglio.

di Nadia Agustoni

Alberto Casiraghy con i suoi aforismi, raccolti nel suo ultimo libro Gli occhi non sanno tacere. Aforismi per vivere meglio Interlinea 2010, sembra voglia instillarci un dubbio su come viviamo. Nella prefazione Sebastiano Vassalli scrive di questi detti: “ Non appartengono al genere sapienziale, non aspirano a insegnarci niente, o quasi niente, e non hanno nemmeno lo scopo di corrodere, con la satira, i luoghi comuni annidati nel nostro cervello e nelle nostre abitudini. Sono aforismi esplorativi: ragionamenti che si protendono nella realtà in cui viviamo come le antenne delle chiocciole, e che ci aiutano a vedere in quella realtà qualche significato nascosto.” (1) Dissento solo sul “significato nascosto”, perché nella bellezza di questi piccoli aforismi c’è tutta la profondità di cose che ci appartengono e non sono nascoste, ma piuttosto le rimuoviamo per comodità. Continua a leggere

Imperfetto sublime. Conversazione con Cristina Annino


(La corrida)


Imperfetto sublime.
Conversazione con Cristina Annino.

Di Nadia Agustoni

La poesia e internet, la casualità e la simpatia hanno portato a un incontro con la personalità unica del poeta Cristina Annino, voce di una forza rara e di un originalità che non smette di stupirmi. Uno scambio intenso di e-mail e un parlare aperto, pur a distanza, hanno poi avuto l’esito di alcune conversazioni nella sua bella casa romana. La semplicità della persona mi ha doppiamente impressionato. Temo da sempre gli incontri viso a viso, con autori amati, perché di solito deludono. Non è stato questo il caso, perché Annino è quel che è, nella parola come nella vita. Diretta, semplice e mai banale, mai arresa a un cedere dei discorsi quando potrebbero inclinare a frasi fatte o a luoghi comuni. I pochi giorni romani hanno intensificato le mie precedenti impressioni e il nostro discorrere è proseguito. Continua a leggere

Maria Pia Quintavalla. China

Di Nadia Agustoni

Parlando della propria opera Elsa Morante più volte accennò all’importanza di Menzogna e sortilegio, libro della costruzione del mito famigliare e non mancano nella nostra letteratura narrazioni ispirate a genealogie parentali, basti ricordare Natalia Ginzburg e a noi più vicina nel tempo Clara Sereni. China, Edizioni Effigie 2010, romanzo in versi di Maria Pia Quintavalla e ritorno alle madre e al suo mondo, si colloca in questo solco. La narrazione in versi nulla toglie in chiarezza al racconto (sei parti con un prologo), ma evidenzia ancora di più quel bordo di incertezza e assoluto dolore su cui certe vite si muovono. (1)
La morte e la vita, quest’ultima con le parole della tenerezza e con la dimensione della speranza, aprono Ospedale: “ Era questa una zona del tempo/ dove ruspe per l’aria, e macerie/ cadevano per terra come stelle fitte,/ pezzi di realtà volavano cedevano/ senza dolore: mia madre era morta […]”; Continua a leggere

I corvi e la notte. Di Nadia Agustoni


(Uccelli sui rami)

Una vedetta non abbandona la postazione, nemmeno quando il vento sembra la voce dei morti. La gente mi conosce come un bambino speciale e sembra non pensarmi in altro modo, non immagina che io sono solo un bambino e rido e soffro senza sapere il perché. Infatti non tutte le volte noi sappiamo i perché. Non siamo come i libri: siamo pagine strappate via o ancora da scrivere. Sicché io sto sui tetti e penso, penso profondamente alla notte. Chi capisce la notte attraversa l’universo. Siamo così soli quaggiù che la notte ci nasconde e abbiamo posti dove le cose e la gente riposano. E’ allora, nel riparo, che si vedono i pensieri andare via da noi. Si staccano e fanno un giro di boa, perché somigliano a barchette di carta con righe e parole scritte dentro a caso. Continua a leggere

L’infinita soglia. Le immagini e il tempo di Antonia Pozzi.

(ritorno serale)

L’infinita soglia. Le immagini e il tempo di Antonia Pozzi.
Di Nadia Agustoni

Un libro del 2007, trovato per caso e di cui voglio parlare, curato da Ludovica Pellegatta e Onorina Dino, Antonia Pozzi Nelle immagini l’anima, Ancora editrice 2007 pag. 111 euro 22, interessante sia sotto l’aspetto delle immagini che nella scelta dei testi che le accompagnano, ci consegna in un’antologia fotografica una scelta degli scatti che la poeta realizzò nell’arco della sua breve vita. Complessivamente l’opera fotografica di Pozzi consiste in 2.800 immagini quasi del tutto inedite. Il volume, quindi, colma almeno in parte una lacuna.
Le poche poesie riportate e alcuni commenti dell’autrice, permettono di scorgere quel senso segreto che sembrò guidarla e che forse infine le mancò. Le immagini di Antonia Pozzi sono il tempo che visse e il tempo interiore in cui concentrò la propria forza, ma nel consegnarci questo mondo sembra quasi “volesse trovare una giustificazione al vedere”(1). Continua a leggere

L’immagine del volo nei versi di Chandra Livia Candiani e Nadia Agustoni

Chagall

di Roberta Borsani

Primavera, e i nostri pensieri sono tutti intessuti di leggerezza!

Sarà questo che ha influenzato la mia lettura di due poetesse contemporanee, ignorate dalla grande (grande?) editoria, ma conosciute e amate.

Poetesse che con le parole vivono a tu per tu, in dolce intimità, capaci di parlare al cuore. Sto parlando di Livia Candiani e Nadia Agustoni.

Poetesse diverse, a considerare quanto sono diverse le atmosfere che aleggiano, evocate, intorno ai loro scritti. Diverse, come l’aria dall’acqua, le cime dei monti dal fiume. Eppure con qualcosa di importante che le accomuna; disseminato, o magari disciolto e dissolto nei versi, implicito e oscuro. Continua a leggere

La notte delle barche fantasma. Di Nadia Agustoni

(Luna mare)

La notte delle barche fantasma.
di Nadia Agustoni

C’è chi crede ai fantasmi e chi no, ma chi è sveglio di notte sui tetti, perché è un bambino cresciuto lì sopra, non fa fatica a dirvi che i fantasmi sono tantissimi e non vengono dall’altro mondo, ma dal nostro. Se ci pensate un po’ lo capite da voi che cosa sono i fantasmi: sono paure grandi come le case dove ci nascondiamo. I fantasmi di terra sono i più comuni e sono fatti di fumo e parole sfuggite alla gente. Per lo più questi sono fantasmi innocui, ma se il luogo da cui provengono è l’acqua marina allora è tutt’altra storia. All’inizio anche io confondevo le cose. Credevo che i fantasmi fossero tutti uguali. La vita però non lascia in sospeso quasi nulla e quindi mi trovai una bella notte a capire come stanno le cose. Quella notte c’era un vento che veniva dal mare, un’aria grande, senza pioggia e senza nuvole in arrivo. Continua a leggere

La capra che volò sul bosco. Di Nadia Agustoni

(Le capre ci guardano?)

La capra che volò sul bosco.
di Nadia Agustoni

A me gli animali creano sempre stupore. Gli animali sono esseri di un mondo più grande del nostro. Un mondo grande quanto il bosco più grande. Alcuni sono semplicemente animali, simpatici o meno, altri sono particolari e si distinguono perché compiono imprese eroiche. Avendo un’ampia veduta della terra circostante dall’alto tetto su cui sono di vedetta, mi capita a volte di assistere ad episodi stravaganti che hanno per protagonisti gli animali. Immagino che tutti sappiate cosa è una capra e magari sapete anche che le capre in genere sono ostinate. Diciamo che sono l’ostinazione a quattro zampe. Questa storia non è inventata, è accaduta: un fatto notturno con prove di volo. Continua a leggere

Il cielo sopra i comignoli. Di Nadia Agustoni

(comignolo)

Il cielo sopra i comignoli.
Di Nadia Agustoni

Il primo cielo che incontro lo dico sottovoce. Appare pochissimo ed è un cielo calmo che respira e ha un azzurro che si apre tra le nuvole e scende fino a una linea bianca simile al fumo di comignoli invisibili. Mi protendo sul cornicione e rimango in bilico un attimo e prendo questo cielo come se stesse tra due dita. In effetti dopo ho le dita azzurre, a piccole macchie quasi pallide. Penserete che sono un artista o un semplice acrobata. In verità è tutto diverso da come sembra. Io sono un bambino che sta sopra i tetti e conosce i tetti e le tegole e i comignoli e il fumo dei comignoli e il cielo sopra i comignoli. Vi basta? Dovete sapere che non è difficile vivere sui tetti. Molti gatti lo fanno e anche io lo faccio, anzi non saprei vivere in un paese dove le case non hanno i tetti. Continua a leggere

Punto e a capo. Presente passato e futuro del movimento zapatista. Subcomandante Marcos intervistato da Laura Castellanos.

Punto e a capo. Presente passato e futuro del movimento zapatista.
Subcomandante Marcos intervistato da Laura Castellanos.

di Nadia Agustoni

Lo zapatismo non è più di moda. Si parla sempre meno del Chiapas e del movimento insurgente che dal 1 gennaio 1994 è la coscienza politica della società civile della regione del sud est messicano e in larga parte anche del Messico. Gli zapatisti non piacciono più. Troppo poco manipolabili, troppo sopra le righe il loro fare “dal basso”. Gli intellettuali di sinistra, sia messicani che internazionali, hanno abbandonato il loro impegno a favore dell’EZLN e delle popolazioni indigene del Chiapas. L’autonomia del movimento zapatista e la figura di Marcos – come politico e come intellettuale – sono alla fine entrate in conflitto con l’idea che la sinistra ufficiale del Messico e dell’Europa si è costruita riguardo l’essere di sinistra. Tuttavia il lavoro degli zapatisti non si ferma. Continua a leggere

Gli occhi d’oro delle volpi. Di Nadia Agustoni

(Volpe)

Gli occhi d’oro delle volpi
di Nadia Agustoni

Le volpi hanno gli occhi d’oro e il mondo intorno a loro è d’oro e a loro sembra sempre che la notte cada lontano e che tutto brilli perché è sempre nuovo. Le volpi, anche se nessuno ci crede, sono animali sbadati e danno la caccia alle galline perché vedono miraggi non galline e non vedono uova, ma piccoli soli. Ci sono certi bambini poveri che hanno gli occhi delle volpi, ma non sono parenti. Sono bambini senza casa e i loro occhi sono gialli più che oro perchè hanno fame. La fame è un animale fantasma che gli entra nel corpo e li fa parlare a vuoto e il vuoto li fa diventare muti. Così molti credono che i bambini poveri sono degli stupidi mentre sono soltanto poveri. Nascere poveri su questo pianeta, che pure è tanto verde rispetto alle galassie, è molto comune. Si nasce bambini e si è poveri. Me lo ha spiegato uno di loro: “ nasciamo e le nostre mamme sono povere e muoiono dopo un po’ e noi diventiamo subito bambini poveri o molto poveri e ci crescono gli occhi, crescono, crescono e sembrano palloncini in volo”. Continua a leggere