A rivederci, Narda

img_2015
Canzone degli addii

Ci siamo abbracciati sotto l’arco
che s’apriva nella piazza
l’addio è stato una formalità
c’era un a rivederci fra le stelle
nella notte nitida e brillante
che ci trapassava il petto

non dolore non doveri non averi
un addio senza colonne da ragionieri
così come fanno i ragazzi che
si piangono sulle spalle e s’aggrappano
alla maglia quasi forse un’ancora
dopo l’addio nel mare aperto
alle burrasche alle onde alte
allo strillo di gabbiano sgraziato
sopra il ventre azzurro
che ci volle uomini e pesci
uccelli e insetti fiori e biancospini

ci siamo abbracciati nel sonno
ancora tante volte per ritrovarci soli
in un’alba irriverente che non si cura
della tazzina sbrecciata del caffè amaro
anima mundi l’amore con dentro
tutto il dolore.

Caterina DAVINIO, Fatti deprecabili, ARTeMUSE. Nota di Narda FATTORI

copertina Fatti deprecabili

  

I fatti deprecabili di cui parla Caterina in questa pubblicazione antologica delle sue poesie appartengono alla sua adolescenza, alla sua giovinezza, ad alcune scelte compiute in seguito. I testi coprono un arco temporale di oltre vent’anni, dal 1971 al 1996 e sono disposti quasi cronologicamente, sebbene la Davinio tenti una sistemazione esistenziale e contenutistica e suddivida l’abbondante materiale in cinque sezioni ciascuna votata alla comunicazione quasi diaristica di squarci autobiografici, di mete raggiunte ma sempre insufficienti a placare la sua irrequietudine.

La Davinio prosatrice ci aveva mostrato angoli oscuri e visionari dell’esistenza dei personaggi, del loro perdersi lungo percorsi non definiti, le angosce tradotte in eventi, gli eventi forieri di angosce, le derive verso un nulla mistificato.

Qui troviamo la nostra scrittrice alle prese con un materiale che è duttile sotto le sue dita: la poesia è onnipresente, le appartiene come un arto e spesso la sorregge quando il cammino è buio e periglioso. Continua a leggere

Narda FATTORI – “Cambiare di Stato morire di natura”. Recensione di Luigi Paraboschi

scansione0112

Cambiare di Stato
morire di natura
di Narda Fattori
ed. CFR- Poiein
E’ questo il quarto libro che ricevo -grazie alla sua cortesia ed amicizia- da Narda e confesso che mi sono occorse diverse letture abbastanza ravvicinate
nel tempo per non lasciarmi coinvolgere troppo dalla iniziale emotività e mettere quindi sotto controllo il desiderio di attaccarmi al telefono per inviarle banali parole di incoraggiamento, anziché alla scrivania per redigere un giudizio che, come al solito, non vorrà essere critico sul piano estetico ma cercherà invece di essere un po’ esplicativo, ammesso che i versi di Narda abbiamo bisogno di essere interpretati, e non, come invece penso, condivisi ed amati, perché a me sembra che la sua poesia possa essere considerata tra le più incisive dei nostri anni. Continua a leggere

Caterina DAVINIO, “Il sofà sui binari”. Recensione di Narda Fattori.

scansione0093

 

Caterina Davinio, Il sofà sui binari, Altrescritture, puntoacapo editrice.

                                    L’UNO E IL SUO DOPPIO

 Il romanzo è una scrittura lunga e sfaccettata; può essere di puro passatempo evasivo o, al contrario,  di riflessione filosofica; non serve a nulla qui elencare le forme in cui il genere si è espresso, credo che basti tornare a riprendere “i fondamentali”: un protagonista, altri personaggi, degli eventi, uno sviluppo temporale anche quando il tempo viene giocato fra analessi e prolessi, una situazione iniziale e una finale che può essere molto simile a quella iniziale: la serie degli eventi non è stata sufficiente a modificare una situazione insabbiata (si veda “Il deserto dei Tartari” di Buzzati). Non diversamente dalle opere umane di ingegno e creatività, molto si è studiato il romanzo, ma la consapevolezza culturale, la padronanza di strumenti conoscitivi, poco ci serve nell’analisi di questo “Sofà sui binari”, di Caterina Davinio, che, attraverso questa scrittura, si è cimentata con una riflessione impegnativa sull’identità e sull’unicità del singolo, sulla sua possibilità di smarrirsi e di ritrovarsi. Continua a leggere

Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo

cop_Davinio_Aspettando_la_fine_del_mondo_prima di cop-LR

di Narda Fattori

Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo, Fermenti, Roma 20.

La poesia “civile” in questi ultimi anni ha trovato voci intense, poeticamente mature, per farsi parte non secondaria del panorama letterario. Figlia di grandi padri spesso era caduta nel cronachismo, nell’invettiva, nel sarcasmo, talora nel semplice dileggio. Vero è, tuttavia, che la poesia, soprattutto dal secondo novecento, si è emancipata dalla visione ombelicale dell’autore, per aprirsi al mondo, alle esperienze, alla notazione di costume, alla descrizione di un’umanità ferita, dolente, marginale. I poeti, molti e spesso di gran pregio, hanno spalancato le finestre al mondo riconoscendosi essi stessi figli e complici loro malgrado della realtà non più annidata in una piega della loro sensibilità, ma globale e asservita a meccanismi di potere impietosi o essi stessi marginalizzati. Continua a leggere

Maria Di Lorenzo – Non lasciarmi andare via. Recensione di Narda Fattori

Si legge d’un fiato questo romanzo di Maria Di Lorenzo, che pure conserva l’unicità della voce narrante  e del punto di vista. Non è una storia che ha colpi di scena,  escamotage  drammatici o linguistici per affascinare il lettore ed avvincerlo alla pagina e al prosieguo della lettura .

Sono pochi , a mio parere , gli scrittori che hanno saputo avvincere il lettore con la narrazione di una vita “ qualunque”, normale, di quotidianità quasi convissute ( Baricco, la prima Tamaro, la prima Morante,…, sono nomi consacrati che hanno conosciuto il successo senza usare scorciatoie, colpi di scena, con un linguaggio monologante ma mai noioso).  Qui la scrittrice ha vinto sfoderando grandi abilità narrative. Esaminiamo alcune delle strategie compositive usate. Continua a leggere

Franco Casadei, Il bianco delle vele – Recensione di Narda Fattori

Il poeta è sempre innamorato: della parola, della visione. La poesia è il farsi oggetto fruibile della complessità di questo incontro-innamoramento. La parola suona “altra” anche quando è usuale e la visione coglie un barlume appena di quanto abbiamo sotto gli occhi abitualmente oppure ci spalanca frange di memorie e anche assoluti. In Pronto Soccorso: “ (…..)  respira a fatica…/ieri sera tranquilla, nel suo letto,/ ora sembra sfollata/ sfrattata dalle cose consuete/ noi tutti, come lei saremo presi/ nel cuore di una notte,  ribaltati e presi.”

La poesia non può prescindere dall’esperienza, dal vissuto, dal passato ; anzi la poesia gioca con il tempo: ciò che è stato diventa ciò che è  perché nel momento che lo afferra lo porge presente, palpitante, perlaceo come un ritrovamento antropologico, dopo che è stato ben ripulito.

Perché il poeta usa il materiale spurio che fu per esibirlo nel suo nitore, nella sua innocenza significante. “ Di tanto…. questo resta”; e ciò che resta è ciò che ci ha plasmati e identificati. Continua a leggere

Anna Rosa Balducci, La casa color grigioperla – Recensione di Narda Fattori

 

“C’era una volta…”: no, non inizia così il bel romanzo di Anna Rosa Balducci; c’è stato, c’è ancora, un barcone di naufraghi in fuga da fame e guerra che ha affrontato il mare inconosciuto e periglioso per sfuggire ad un destino che non ha storie, ma finali.

Dal barcone  quattordici personaggi sbarcano su un lido ignoto ma inconsueto: non siamo a Lampedusa, a Mazara del Vallo, a Otranto; qui c’è un Adriatico quasi lagunare, qui c’è un Adriatico che non reagisce alla loro intrusione, un po’ perché da sempre accogliente, un po’ perché distratto e poco interessato a chi non ha denari da versare. Si capisce abbastanza presto , specie per chi abita questi territori, che siamo a Rimini, in autunno. Dopo un giorno smarrito sugli scogli, appare un rifugio: una casa lì a due passi, abbandonata e vuota, quasi in attesa della piccola comunità di rifugiati di colore: due vecchie, due vecchi, due giovani donne, due giovani maschi e cinque bambini, tre orfani e due figli “regolari”; anche i bambini sono differenziati per carattere e sesso, due femmine e tre maschi , un microcosmo che riflette il macrocosmo. Continua a leggere

Vincenzo D’Alessio – La valigia del meridionale e altri viaggi. Recensione di Narda Fattori

 

Il viaggio è la metafora della vita: c’è un inizio in cui siamo inetti e bisognosi cui segue un’infanzia gioiosa spesso ( dovrebbe essere sempre) e quindi un gioventù ebbra di sogni e una maturità quietata, l’oasi che si è raggiunta per riposare, non più nell’arsura, nella fatica, nell’insoddisfazione.

Il viaggio è invece un percorso che non termina su questa plaga, che non giunge, con la mente satolla all’oasi: ci chiama a lacerarci ogni giorno per la meta che sempre si allontana e si nasconde. Eppure il viaggio è qualcosa di buono anche quando fa male perché si oppone alla stasi, all’imputridimento dell’immobilità, perché ci fa spalancare lo sguardo sempre su nuovi panorami, perché costruisce un territorio all’essere e deprezza l’avere , l’ingombro del  trattenere. Continua a leggere

Bruno Bartoletti, Sparire in silenzio ritrovando il vento delle strade. Con una nota di Narda Fattori

Bartoletti non dimentica di essere un poeta e di tanto in tanto ci induce a soffermarci sui versi che ha appena pubblicato. Non lo si può neppure dire prolifico: tre, quattro libri  in un paio di decenni al contrario fanno pensare a quanto lasci decantare la sua scrittura che, quando appare, deve essere armoniosa, coerente, non futile né inutile.

Credo che oggi i poeti debbano porsi proprio il problema della capacità di e-ducere della poesia nell’ambito della società e non ritrovarsi a contarsi in sterili reading di un do ut des; e si potesse dire sempre poesia questa scrittura bistrattata, usurpata, spesso di poco pregio, come se andare a capo prima della fine dello spazio bianco o incasellare le parole una sotto l’altra come in un elenco. Continua a leggere

Abele LONGO – Reversibilità. Con nota critica di Narda Fattori

ABELE LONGO

Reversibilità

Edizioni ATd’ O – Neobar

I libri si scrivono perché siano letti e vogliono rappresentare uno spaccato del sentire personale in un tempo, in un luogo. Ma la scrittura, Cassandra inascoltata, è multiforme, inafferrabile, sgusciante : fra le dita restano solo frammenti del lungo discorso che la agita; la poesia soprattutto gode di questo statuto di ambiguità, di spregiudicatezza, di salvataggio all’ultimo istante prima della caduta delle lettere sul foglio… e di reversibilità.

La buona poesia, dunque, è un concentrato semantico, talvolta ossimorico, ha visioni nette da analisi al microscopio e altre che trasvolano senza confini  territori estremi, mai  estranei, però.

La reversibilità nasce dalla capacità di farci intendere il senso celato, contrapposto , forse solo immaginato, come la faccia oscura della luna. Continua a leggere

Cesare ODDERA, Niente parole d’amore per un fucile. Recensione di Narda Fattori

Cesare Oddera, Niente parole d’amore per un fucile, Edizioni CFR

Si può parlare dell’amore in molti modi perché ci sono diverse forme d’amore: quello carnale, sessuale, quello ermeneutico, della bellezza, quello disseminato su tutte le creature e su tutto il creato, quello platonico, quello adorativo, quello mistico, quello sofferente, quello gaudioso e trionfante,..
Tante forme d’amore possono ispirare tante forme di poesia anche se spesso quelle che ricordiamo sono i versi di Prévert o di Garcia Lorca, o di Neruda,… quelli che hanno nutrito la nostra adolescenza, struggimento dell’anima (e chi non ricorda” Barbara- Tre fiammiferi…- Posso dire le parole più tristi stasera,…”) ; sono versi del mistero dell’amore e del suo incanto, sono versi di sofferenza per la perdita o sull’incapacità di dirlo con le parole, con gli esatti gesti. Sono fulminazione di genio poetico. Sono numerosi i versi sull’amore, carnale e non; più frequentemente si parla dell’amore perduto, raramente di quello che si sta vivendo, perché è un sentimento abbastanza esclusivo: quando si ama non si scrive d’amore, semplicemente l’amore si vive. Ci sono poemi sull’erotismo, taluno prezioso, altri pencolanti pericolosamente sul volgare. Continua a leggere

Narda FATTORI – Le parole agre

L’ultima raccolta poetica di Narda Fattori, edita da L’Arcolaio di Gianfranco Fabbri, Le parole agre, richiama forse intenzionalmente, nel titolo, il noto romanzo di Bianciardi; esprimendo in effetti, in misura marcata, una visione sconsolata della vita, anche se non in modo assoluto. Come osserva Ivano Mugnaini nella sua prefazione vi “domina, certo, l’asprezza delle immagini e delle situazioni. Al suo fianco però, tenace, quasi tenuta in vita controvoglia, come qualcosa che ci esprime e ci sostenta quasi nostro malgrado, c’è, a volte, ostinata, riconoscibile al di là di ogni crepuscolo, una forma di speranza, una luce che emerge dall’ombra.” Le parole, infatti, come è dato osservare già dai primi testi, esprimono anche dell’altro: “Io gioco con le parole e con le parole/canto e rido e faccio convito/ballo la loro musica sempre variata…”  E non è poco: cosa sarebbe l’urgenza espressiva senza la gioia intima del dire, del gioco con le parole? La poesia, e l’arte in genere, non possono essere solo coercizione.  “Parlare, ascoltare. Trovare racconti mai narrati, dirli con gioia. Scoprire l’altro nelle storie che racconta” scriveva Sergio Atzeni (Passavamo sulla terra leggeri). Il gioco è anche gratuità, dedizione totale di sé stessi. Ed ecco anche la speranza a cui accenna  Mugnaini: “Ma io so che/la forza di una sola goccia/scava abissi crea stalagmiti//dentro quella goccia attendo/il diluvio che laverà via/il belletto degli istrioni/e finalmente contro il nuovo sole/solo innocenza e gratuità del fare.” Continua a leggere

Narda FATTORI – Le parole agre. Recensioni di Bruno Bartoletti e Franco Casadei

Le parole agre di Narda Fattori

Riflessioni di lettura di Bruno Bartoletti

Con questo ultimo libro, Le parole agre, pubblicato da L’arcolaio, Narda Fattori compie il suo percorso di ricerca, una ricerca che fa della parola la sua essenza, il suo pensiero dominante. Un percorso che parte da lontano, già dalle sue prime pubblicazioni, direi da sempre, se compito del poeta è quello di “dare il nome alle cose”, secondo un antico principio di Mario Luzi. In uno dei suoi primi libri, L’una e i falò, pubblicato da Il Vicolo nel 1998, già Narda Fattori sentiva urgere questo rapporto come essenziale del fare poesia (“chiamare le cose per nome / è dirti presente in un luogo”) in un procedimento che tende a scardinare, a prosciugare per mostrare il pensiero nella sua nudità; così in Cronache disadorne la parola si faceva essenziale, asciutta, scarna, rigorosa. Continua a leggere

“Il verso del moto” di Narda FATTORI. Con nota di lettura di Flora Restivo

Il vento è penetrato nel nido
ha sparigliato fili intrecciati a conca
avanzo dentro
una deriva di steli e di stecchi
ferite a vista abrasioni
le membra sciolte e incolte
come i fondi di caffè
alla turca bevuto in Macedonia
navigazione a vista
e sempre maldestra
fra scienza e nescienza
fra il fare e il pensare.
Continua a leggere