GIANNI TETTI, “GRANDE NUDO” (NEO EDIZIONI)

Intervista di Giovanni Agnoloni

copertina-grande-nudo-gianni-tetti-neo-edizioni-hi-resEcco la mia Intervista a Gianni Tetti, autore del romanzo Grande nudo (Neo Edizioni), terzo romanzo della cosiddetta “trilogia del vento”, che segue a I cani là fuoriMette pioggia.

– L’ultimo atto di una trilogia intitolata al vento, in una terra, la Sardegna, ridisegnata in un orizzonte distopico, sfregiata e inquinata. Quale la radice di questa intuizione?

Il vento come mezzo attraverso cui far viaggiare le storie. Il vento porta gli odori, porta il caldo o il freddo. Il vento porta via le cose, o le fa tornare quando meno te l’aspetti. Dalle mie parti si dice che quando soffia lo scirocco sia il diavolo che corre per le vie (lo scirocco era un protagonista di Mette pioggia, il mio romanzo precedente). Qualcun altro dice che nei posti dove c’è troppo vento la gente sia un po’ matta. Testa di vento è colui che dimentica le cose. Vicino alle fabbriche, il vento è sollievo o morte. Porta via i fumi inquinanti, o te li sbatte in faccia per tutto il giorno. Trovo che il vento sia un elemento imprescindibile per capire la mia isola, e in generale il carattere di chi ci vive. E trovo che sia una metafora perfetta del tempo che scorre e sgretola tutto, e dell’esistenza, contraddittoria, casuale, piacevole e sgradevole al tempo stesso. La distopia è apparente, solo uno specchio un po’ deformante. Ma riflessi in quello specchio ci siamo proprio noi, e non fatichiamo a riconoscerci. Parlo della realtà che viviamo oggi. Gli attentati, i terroristi, la fede, la paura, l’egoismo, i terremoti. Tutto sta accadendo ora. Più che intuizione, la chiamerei constatazione. Continua a leggere

FRANZ KRAUSPENHAAR, “GRANDI MOMENTI”

Franz Krauspenhaar, Grandi momenti, NEO Edizioni, 2016

Grandi momentiFranz Krauspenhaar è uno dei pochi, sulla scena letteraria italiana, che fa veramente sul serio. Che si misura col limite estremo senza chiudere gli occhi, ma anzi li tiene ben aperti, perfino sbarrati. È uno scrittore viscerale, un autentico artista. Grandi momenti lo dimostra, e non solo perché nasce dalla sua esperienza di vita, l’infarto subito e superato. Altrimenti si ridurrebbe a un romanzo autobiografico, o comunque auto-ispirato. Ma non è così, come non era nel suo pure eccellente romanzo del 2008 Era mio padre (Fazi Editore). Anzi, il valore più autentico di questo suo nuovo cimento letterario sta nell’essere una trasfigurazione del suo vissuto. Krauspenhaar riscrive, variati e potenziati, i contorni della sua stessa esistenza, quasi come il da lui amato pittore irlandese Francis Bacon faceva con i volti che raffigurava. E, così facendo, traccia l’itinerario di un delirio. Continua a leggere