Dieci domande a dieci scrittori-traduttori: Nicola Lagioia

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Nicola Lagioia, autore di romanzi, racconti e saggi, editor di nichel, la collana di letteratura italiana di minimum fax, e personalità molto attiva nel panorama culturale italiano, uno degli scrittori di cui, negli ultimi tempi, si è parlato (e si sta parlando) maggiormente…

1) Da Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi), pubblicato nel 2001 da Minimum Fax e vincitore del premio Lo Straniero, a La ferocia, 2015, pubblicato con Einaudi e vincitore del Premio Strega. E nel mezzo due altri romanzi Occidente per principianti, 2004, Einaudi, vincitore del premio Scanno e Riportando tutto a casa, 2009, vincitore del Premio Viareggio, senza contare le opere a più mani, i saggi e i racconti: com’è cambiata (se è cambiata) la tua maniera di raccontare storie e di rapportarsi al mondo?

Mi sembra di poter dire che, dal primo romanzo alla Ferocia, sono andato sempre più verso la costruzione di una storia. Verso romanzi, cioè, che avevano un impianto narrativo sempre più pronunciato e complesso. Credo di essermi reso conto, andando avanti, che il Continua a leggere

Trauma senza evento. La narrativa italiana nell’epoca della sottocultura, di Andrea Sartori

Premessa psicoanalitica.
Un trauma psichico non è sempre congiunto in modo chiaro e univoco a un evento pregresso nel mondo reale. Anzi, come già sosteneva Sigmund Freud, esso è caratterizzato da una specifica Nachträglichkeit, ovvero si manifesta come tale solo a posteriori, in conseguenza di altri avvenimenti scatenanti, che ne dissotterrano l’eventuale nucleo patogeno. Continua a leggere

Cosa significa alle volte un premio.

La vittoria del premio Viareggio-Rèpaci da parte del romanzo Riportando tutto a casa di Nicola Lagioia, significa a mio parere soprattutto due cose.
La prima è che in Italia i premi hanno ancora una loro dignità, un ruolo culturale e una ragione d’essere non direttamente legati agli interessi e alle vendite dei grandi gruppi editoriali (il che non è poco, considerando il livello a cui sono scesi negli ultimi anni il Campiello e lo Strega).
Il secondo è che finalmente torniamo a parlare di noi, e lo facciamo investigandoci, interrogandoci, non risparmiandoci, calandoci nelle viscere di quegli anni, gli ottanta, che se un ruolo l’hanno avuto nell’attuale e generalizzato scatafascio del Paese è stato quello di averne costituito il tragico incipit. Continua a leggere