Sherazad

da qui

Chissà se i versi che ogni giorno scrivo
– come se fosse sufficiente un solo
angolo vuoto, un’assenza legittima,
la stanchezza del molto operare
in questo caldo agosto, per perdere
il filo dipanato con pazienza,
un equilibrio sempre in discussione,
l’incanto di saperci in sintonia
con la lunghezza d’onda del respiro
di Dio – potranno prolungare ancora
Il canto dell’altezza, la poesia
che inonda di pienezza la ragione.

115. Sherazade

da qui

Racconta, Ismail, sono rimasto indietro.
E’ una parola, Yousef: non so da dove cominciare.
Il locale è rustico: tavolini in legno con sedie impagliate, pavimento a mattonelle ruvide e colonna in pietra, un arco all’entrata e un altro per il forno a legna. Continua a leggere