La Versione di Giuseppe – Poeti per don Tonino Bello

In tempi di oblio, di disconoscimento e di distrazione (come del resto in qualunque tempo), ricordare, bene, è un atto di responsabilità e di amore; tanto più le cose buone, che si danno sempre per scontate, compiute da chi è in vita e da chi ha ormai concluso la sua esistenza, come in questo caso. Le parole che ricordano si fanno foglie, calda coperta su l’uomo che non è più. Ricordare è un po’ trattenere la morte, sfidarla, contendere un corpo, un’anima e il suo vissuto per serbarli e trasmetterli fino alla dispersione della voce, di generazione in generazione. Qui, l’uomo che si vuole ricordare, don Tonino Bello, che molto ha fatto, detto e scritto, lo si è voluto appunto coprire con calde foglie; queste belle poesie (scritte da 21 poeti da tutta Italia ispirandosi a La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe  -Edizioni La Meridiana, Molfetta, 1997 -, testo in cui don Tonino immagina di dialogare con Giuseppe mentre lavora nella sua bottega) sono appunto foglie cadute lente su un uomo speciale, per una coperta che scaldi la memoria ma senza “coprirlo”; un omaggio, dunque, l’amorevole ostensione d’una esistenza esemplare. gn

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ROSAE RUGOSE

rosae rugosa

INTRODUZIONE

Nella selva umanata o nell’umanità inselvatichita è raro trovare un’immagine di bellezza, ordine e consolazione. Un dono dal cielo, un quaggiù di lassù. Come una rosa. Non una rosa qualsiasi, una rosa rugosa: una rosa, cioè, che ha dovuto sviluppare scorza coriacea e spine; rughe appunto, le rughe accumulate nel tempo per difendersi dall’aridità di un deserto rumoroso, popolato solo da uomini belligeranti. Difendersi, resistere. La Rosa indica la via della resistenza a noi viandanti in questa umanità inselvatichita. Bisogna però riuscire ad ascoltarne il canto segreto, la Musica. È la Musica, infatti, sonora e non sonora, che azzittisce il rumore senza senso e porta la consolazione dell’ordine e del significato, finalmente alla vittoria. Sotto un cielo minaccioso di bombe, è l’unica vera guida immediatamente comprensibile, per trasformare nuovamente l’umanità inselvatichita, in preda solo al Timore e al Tremore, in umanità civilizzata. Perché la bellezza della Rosa, e del suo canto, Musica e Poesia, sono l’unica vera ragione per sopravvivere.

Annamaria Costalonga Continua a leggere

LA DEVOZIONE DI MAŠA Il bisogno del femminile cura il femminile? – di Nina Maroccolo

Masa

[da Il Gabbiano di Anton Čechov. Rivisitazione drammaterapica a cura dell’Atelier LiberaMente, oggi “Creative Drama & In-Out Theatre”, diretto da Ermanno Gioacchini]

Studio sul personaggio: Maša.

MEDVEDENKO Perché va sempre vestita di nero?
MAŠA È il lutto per la mia vita. Sono infelice.

Cara Maša, creatura dall’amore non corrisposto, canterei per te affinché un rovo di tenebra scordasse il suo pasto. Continua a leggere

Ho raggiunto – di Franz Krauspenhaar

terra

Ho raggiunto le farfalle
del mio stomaco.
Un volo, un senso
unico. Di morte.
La primavera ha cent’anni
ha le speranze senz’ovulo
ha i fiori gettati nella gola,
il manifesto nudo, le urla
dei soccorritori. Continua a leggere