Tomas Tranströmer, Nobel del silenzio

di Saverio Bafaro

da Postpopuli.it

Tomas Tranströmer (da Wikipedia)

Poeta, psicologo e pianista, Tomas Tranströmer è l’ultimo Premio Nobel per la letteratura. L’Accademia di Svezia ha riconosciuto il merito al proprio compatriota perché «attraverso le sue immagini dense, limpide, offre un nuovo accesso alla realtà».

Tema centrale di tutta la sua poetica è senza dubbio il Silenzio. Dimensione fondativa e generativa, profonda meditazione agglutinatasi a partire da echi biblici (non è secondario ricordare la sua traduzione del Salterio) e passata attraverso molteplici influssi di cui solo i principali sono: i classici, i mistici medievali, i romantici, i simbolisti, i surrealisti, fino ad approdare alla lirica giapponese.

Il Silenzio è immagine ripetuta e sviscerata, ossessione pervasiva e creatrice, fuoco che ha la facoltà di mettere in relazione l’esteriore con l’interiore, motore che regola ogni movimento di partenza e di approdo della sua magnifica parabola artistica e umana. Da ormai 21 anni affronta un ictus che ne ha compromesso la motricità e la parola orale, consegnandolo ad uno strano caso in cui il pensiero espresso nelle sue pagine è consustanziale a quello che concretamente vive. Continua a leggere

Herta Muller premio Nobel per la letteratura

herta

di Giovanni Agnoloni

Inattesa la decisione del Nobel per la letteratura di quest’anno. E’ stata premiata la scrittrice e poetessa
Herta Muller, nata e cresciuta in Romania – dove si è anche laureata, a Timisoara -, ma trasferitasi in Germania più di vent’anni fa con il marito (lo scrittore Richard Wagner). Ha pubblicato il suo primo libro nel 1982, ma è stata colpita dalla censura del regime comunista rumeno di Nicolae Ceauşescu, con il quale ha rifiutato di collaborare.

Questa la motivazione dell’assegnazione da parte dell’Accademia di Svezia: «Con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa ha rappresentato il mondo dei diseredati». Tema di grande spessore, nell’orizzonte di una realtà poco conosciuta, come altre analoghe dell’Est europeo. Una designazione inaspettata, dunque, anche se in America era sta indicata come favorita. Tra i candidati c’erano Amos Oz e Philip Roth, ma il premio è andato a un’autrice “minore”. Poco conosciuta in Italia, la sua ultima uscita, Il paese delle prugne verdi, del 2008, la si deve a un piccolo editore, Keller. In precedenza, erano stati pubblicati in italiano nel 1987 i racconti della raccolta Bassure (Editori Riuniti) e nel 1992 il romanzo breve In viaggio su una gamba sola (Marsilio). E’ confortante notare come le logiche connesse al massimo riconoscimento letterario mondiale non seguano necessariamente quelle del mercato. E che i valori umani che sottendono all’arte trovino, talvolta, un riconoscimento.

Il lamento di Bloom: è un Nobel per idioti

bloom

di Alessandra Farkas

New York – «Un anno fa sono caduto, spezzandomi tutte le vertebre della schiena. I dottori mi avevano dato per morto, ma eccomi qua». Gli occhi chiaro-cangiante di Harold Bloom sono pieni di tristezza mista a pudore mentre cerca di giustificare quel bastone, ormai inseparabile, cui s’aggrappa per sostenere il peso degli anni e le angherie di un fisico che non vuol saperne di rincorrere i ritmi ancora frenetici della sua straordinaria mente. Continua a leggere

Pro e contro (Le Clézio)

Finalmente un Nobel coraggioso: premiato Le Clézio, lo sperimentatore

di Ade Zeno

 

Tanto prolifico e poliedrico quanto schivo e poco affezionato alle ribalte mediatiche in cui spesso e volentieri amano confondersi i grandi nomi della cultura, Jean-Marie Gustave Le Clézio, dopo un lunghissimo e complesso percorso artistico in cui è riuscito a produrre una quantità impressionante di opere indimenticabili, ha finalmente vinto il Nobel. Nato a Nizza il 13 aprile 1940 da una famiglia bretone, e trasferitosi, dopo la laurea, negli Stati Uniti, Le Clézio inizia a scrivere giovanissimo, e a soliventitré anni pubblica presso Gallimard la sua prima opera: Le procès verbal (riproposto recentemente in Italia, con il titolo Il verbale dalla coraggiosa e minuscola casa editrice: due punti), romanzo impegnativo e schizofrenico germinato in pieno periodo nouveau roman,che, oltre che a vincere il prestigioso Prix Renaudot e a comparire nella rosa del Gouncourt, gli valse subito l’ammirazione di Michel Foucault e Gilles Deleuze, affiliandolo idealmente ad altri illustri, irregolari ribelli come George Perec e Michel Butor, con i quali condivise, almeno nella prima fase della sua ricerca, la spinta verso l’esplorazione di nuove possibilità per affondare nelle ragnatele del linguaggio, della scrittura, cercando di descrivere la realtà con gli occhi di un osservatore affezionato al dettaglio, alla scarnificazione degli oggetti, un osservatore di cui Adam Pollo – protagonista appunto del Verbale – rappresentava la simbolica personificazione, colto in tutta la sua ossessiva empatia verso un mondo estraneo, inquinato, irrimediabilmente ucciso dalle convenzioni sociali. Continua a leggere