Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Romanzi, serie tv, cinema: Giancarlo De Cataldo

romanzo-criminale-io-sono-il-libanese-de-cataldo-torna-alla-banda-della-magliana-586x281-1

 

Magistrato, traduttore, drammaturgo, autore di romanzi di grande successo e di sceneggiature cinematografiche e televisive, Giancarlo De Cataldo è un autore poliedrico vicino, e qui mi riferisco soprattutto alla sua capacità di lavorare con media differenti, più ad esempi americani che nostrani. Raggiunge il successo nel 2002 con Romanzo criminale, ma la sua produzione sterminata (che per esigenze di spazio vi invito a consultare qui) comprende anche moltissimi altri best-seller, l’ultimo, La notte di Roma, scritto a quattro mani con Carlo Bonini ed edito da Einaudi nel 2015. Attento scrutatore del mondo contemporaneo, Giancarlo De Cataldo ha la capacità rara, per chi come lui trae ispirazione dai capitoli più oscuri del nostro presente e del nostro passato, di riuscire a parlarne con lucida competenza ed invidiabile chiarezza.

1) Vorrei partire dall’oggi, e da quello che è successo alle elezioni americane di novembre. In un’intervista del 2009 a proposito del romanzo La forma della paura, che alcuni hanno definito “il primo thriller del mondo post-Bush” (La forma della paura, Giancarlo De Cataldo e Mimmo Rafele, Einaudi, 2009) dichiaravi che “la mitologia della paura ha condizionato fortemente i nostri ultimi anni. Ora però è stato eletto un Presidente americano che parla un linguaggio diverso”. Sono passati sette anni e a Barack Obama è subentrato Donald Trump. L’uscita dalla paura a cui accennavi ha lasciato il posto a scenari forse più angoscianti, perché meno prevedibili. Credi che sia di forme sempre rinnovate di paura che l’umanità senta oggi il bisogno di nutrirsi?

Quella frase andava bene nel 2009, oggi, probabilmente, ha un sapore antico. Naturalmente, né io né Mimmo Rafele potevamo pensare agli sviluppi che il terrorismo avrebbe assunto al tempo dell’Isis. La paura è, effettivamente, un sentimento primordiale, ineludibile, dell’essere umano: ai bambini raccontiamo fiabe terrificanti per insegnare loro l’esistenza dell’elemento numinoso, quella minaccia incombente che tutti finiremo prima o poi per avvertire nel corso dell’esistenza e che affonda radici nella nostra transitorietà. Moriremo tutti, prima o poi, e l’angoscia di morte ci domina. Dobbiamo imparare a conviverci, e usiamo le fiabe per avviare i nostri figli su questo duro sentiero obbligato. Nello stesso tempo, la paura è un formidabile strumento di pressione, potere, governo e ricatto delle coscienze. Chi si ricorda più dell’influenza aviaria, che avrebbe dovuto decimare il genere umano? E chi della mucca pazza? Furono paure reali, concrete, al loro tempo, e incisero sulle nostre abitudini, sul nostro stile di vita, sulla nostra esistenza. Possiamo dunque dire che abbiamo, sì, bisogno della paura, ma che dobbiamo anche imparare a Continua a leggere

Il cattivo sergente

Tipo senza scrupoli Nicholas Deville, sergente marcio con la faccia da criminale, un’insonnia cronica a fargli da compagna e la dipendenza da anfetamine a seguirlo ovunque vada.
Eppure qualcosa nel suo agire ci risulta simpatico.
Sarà quel sogno del prepensionamento in qualche spiaggia assolata, o sarà la bravura di Baldrati a fare al meglio ciò che il noir sa fare meglio, ovvero rimescolare le carte un attimo dopo averle distribuite: fatto sta che alla fine parteggiamo  quasi per lui, per Deville, che poi è il male, che poi è il poliziotto che nessuno vorrebbe mai ritrovarsi davanti.
La storia potrebbe essere già sentita; una partita di droga da recuperare, un poliziotto che lavora anche per la mala (la nuova mafia di Londra), una città che non vede o non vuol vedere, e soprattutto non perdona, a prescindere dalla divisa che si indossa e dalla porta da cui si è deciso di entrare.
Ma non c’è storia già sentita che non si possa ri-raccontare, Continua a leggere

Firenze calling

Giovedì 5 maggio alle ore 18,00
libreria Melbook, Via de’ Carrettani 16, Firenze

Sergio Calamandrei, Giuseppe Previti, Giuseppe Panella e Giovanni Agnoloni.
In collaborazione con Gli Amici del Giallo di Pistoia presentano

LA CITTA’ NERA
di Mauro Baldrati
(PerdisaPop)
sarà presente l’autore

“Sushi sotto la mole”, di Fabio Beccacini

Recensione di Giovanni Agnoloni

Fabio Beccaccini, Sushi sotto la mole – Giorgio Paludi indaga, Fratelli Frilli Editori, 2010, € 11,80

Nei gialli amo molto una cosa. Quando la storia è una specie di collage di diversi percorsi narrativi indipendenti, che si intrecciano e arrivano a formare un quadro coerente.
Forse è questa la qualità principale di Sushi sotto la mole, di Fabio Beccaccini. Secondo noir della serie che ha per protagonista il commissario Giorgio Paludi, dopo 44 anni il giorno dei Santi (sempre edito dai Fratelli Frilli, nel 2008), è ambientato a Torino, città che viene resa molto bene nella sua algida (perché invernale) realtà, che imbalsama respiro e sentimenti. E ci sono due ingredienti che funzionano in modo efficace: il suddetto collage, appunto, e un sorprendente gioco di flash-back e flash-forward. Sul secondo aspetto dirò meno, e comunque lo dirò dopo (sennò svelo troppo della storia). Continua a leggere

Mauro Baldrati, “La città nera”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Mauro Baldrati
La città nera
PerdisaPop 2010
Euro 18,50

Una storia ambientata nel futuro. Una storia che sa di presente. O meglio, di ombre inquietanti che si allungano come bave di ragno dalla nostra epoca.
Siamo a Roma, nel 2106, in un mondo devastato da guerre e inquinamento. La Capitale è ormai il centro spettrale di una Repubblica Sociale del Centro-Sud in cui la civiltà è un pallido ricordo. Retta da un dittatoriale Sindaco e governata con la violenza dalla Guardia Pretoriana, è un covo di intrighi e assassinii, al centro di loschi traffici internazionali. Non restano praticamente più tracce della sua antica civiltà o della sua storia recente. Continua a leggere

Supernatural Horror del Falco

di Mauro Baldrati

“Il romanzo non sta mai nella trama, sta nella scrittura” scriveva il giallista Marco Vichi. In fondo non è difficile inventare buone trame nel giallo. Con studi approfonditi, lavoro di documentazione, e una buona capacità di sintesi si può impostare un intrigo avvincente, con dinamiche e variabili interne, colpi di scena. Ma, precisava Vichi, un’ottima trama può generare un brutto libro giallo, quando i personaggi sono pedine senza spessore, funzionali solo all’intreccio, i dialoghi irreali, gli ambienti rigidi scenari. E’ la scrittura che fa il libro, la sua forza evocativa, i suoi codici e sussurri, o le sue grida, le sue allusioni. Probabilmente questo vale per tutta la narrativa, ma è particolarmente vero per il giallo. E per il noir. Ma che differenza c’è fra giallo e noir? E l’horror? Non dobbiamo avere timore delle definizioni di genere, anche perché negli ultimi tempi gli scrittori assumono le sembianze di navigatori, e i generi li attraversano, li usano per altri scopi. Si può affermare che quando il giallo contiene elementi predominanti di ansia, inquietudine, angoscia, senso di turbamento, ossessioni, insomma tutte componenti “nere” di pesatura variabile della psiche umana, si ha il noir: crimini efferati, atmosfera di minaccia, di catastrofe incombente. E quando queste componenti esplodono, come una furia che si scatena, e l’angoscia libera fino in fondo tutto il suo potenziale distruttivo e negativo, entriamo nell’horror.

Continua a leggere

Post-noir ? “Un romanzo è una storia inventata, dunque deve essere fasulla.”

di Riccardo Ferrazzi

Per chi vede la faccenda in questo modo, non c’è altro da dire. Eppure è un fatto che, periodicamente, gli scrittori si sentono soffocare in una camicia di forza e, di solito, la identificano nel genere letterario imperante. È così che sono nati il romanzo senza trama, il romanzo-saggio, il romanzo-in-cui-non-succede-niente, ecc. ecc. Ma è stato come fuggire da Scilla e andare a sbattere in Cariddi: cambiare genere significa evitare le caratteristiche formali di un cliché. Se però la sostanza è la stessa, a che serve vestirla di nero, di giallo o di rosa?

Uno scrittore che riflette su ciò che scrive vorrebbe raccontare storie che, invece di stare in piedi a base di metafore, siano esse stesse grandi metafore inspiegabili, come è senza spiegazioni la vita. Ma un romanzo non nasce da una scelta razionale: chi ha una storia in testa deve buttarla giù e finché non lo fa non può pensare ad altro. Solo più tardi, quando si rilegge, capisce di aver applicato questo o quello schema, e allora si guarda allo specchio e si domanda: sono contento di aver scritto un giallo (o un noir, un rosa, un romanzo storico, una tragedia borghese, un vaudeville…)? È davvero questo ciò che volevo scrivere? Continua a leggere

“Via del Campo”, di Fabio Beccacini

“Via del Campo”, di Fabio Beccacini, ed. Frilli (ISBN 978-88-7563-503-9)

Intervista a cura di Marino Magliani

HO INIZIATO A SCRIVERE PERCHE’ IN ITALIA NON FUNZIONANO I TRASPORTI

D: Perchè ha iniziato a scrivere?

R: Ho iniziato a scrivere perchè in Italia non funzionano i trasporti. Era il primo anno universitario ed ero uno studente fuorisede. Prendevo la corriera e non arrivavo mai. Prendevo il treno e non arrivavo più. Andavo a piedi e mi perdevo. Alla fine ho iniziato a scrivere. Prima le indicazioni stradali, la strada giusta. Se no, non tornavo a casa. Poi i nomi dei bar che incontravo per la strada. C’erano un sacco di feste a quel tempo. E continuavo a non tornare a casa. Poi ho scritto poesie, lettere d’amore, bestiari. Tutto nel cassetto. Alla fine ho iniziato a scrivere romanzi e a tirarli fuori dal cassetto. Comunque i treni continuano ad arrivare in ritardo. Non è servito a niente. C’è un detto che dice “nei manicomi ci sono due categorie di matti. Quelli che pensano di essere Napoleone e quelli che vogliono risanare le Ferrovie dello Stato”. A proposito i taxi come sono messi?

Continua a leggere

I gialli e il NebbiaGialla Suzzara Noir Festival di Paolo Roversi

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Paolo Roversi nato a Suzzara, vicino Mantova, nel 1975, è scrittore-giallista e saggista. Laureato in Storia Contemporanea e studioso di Charles Bukowski, ha dedicato a questo autore, tra l’altro, la sua prima biografia italiana, che ha realizzata con l’aiuto di Fernanda Pivano.
Ricordiamo i suoi romanzi noir, tre dei quali (La mano sinistra del diavolo, ed. Mursia – Premio Camaiore per la Letteratura Gialla nel 2007 –, Blue tango – noir metropolitano, ed. Stampa Alternativa, e Niente baci alla francese, ed. Mursia) hanno per protagonista Enrico Radeschi, un giornalista-hacker. Le sue storie hanno un’ambientazione padana (tra Milano e il Po), e sono considerate un evidente esempio di “noir metropolitano”, da cui appunto il titolo di uno dei suoi gialli. Continua a leggere