Il mistero

A offrire non è solo Gesù, bensì anche noi. È il mistero del dolore, che dalla notte dei tempi l’umanità ha provato a investigare, con successi modesti. La questione è che il successo di Cristo è nella Croce, tema fra i più ostici per le nostre corde. L’unica è lasciarsi guidare dal Maestro: il mistero nascosto si svelerà davanti ai nostri occhi.

Il presente


Offri il presente, con tutta la forza del tuo amore: questo consiglia il Cristo alla Bossis, sul letto di morte. Questo è il consiglio che possiamo attuare fin da adesso. Quante volte l’oggi è disperso: nel rimpianto o il rimorso del passato, nell’ansia del futuro. Offriamo il presente, e il sipario finalmente si aprirà.

Imitazione

L’offerta è la marcia in più che valorizza la sofferenza, ne fa un tesoro da condividere con gioia. Così ha fatto Gesù con la passione, di cui ancora, ogni giorno, ci nutriamo. Anche noi possiamo fare come Lui: imitarlo, divenirgli simili, nutrendo i fratelli con una vita presa, spezzata e data.

Gioia

Gesù vuole la gioia, come tutti quelli che amano. Non è possibile desiderare altro, per chi amiamo. Per questo è necessario sentirla, coltivarla. Un modo semplice è fare le cose per Gesù: ciò gli dà gioia e, di conseguenza, la trasmette a noi. La vita è più semplice di quanto si creda. Ma bisogna farne l’esperienza.

Qui comincia


Portare anime a Gesù, desiderare di salvare con Lui, è la missione che ci viene consegnata e la fonte della nostra gioia. Per fare questo bisogna offrire la nostra miseria al Dio infinito e onnipotente, che in cambio ci darà molto di più. L’importante è non avere paura. Perché temere un Dio che è amore senza limiti? Fidiamoci: qui comincia la vita.

Dell’amore

da qui

Che se ne fa, Gesù, delle nostre offerte? Siamo ingenui, superstiziosi, illusi? No, Lui vede l’investimento di intelletto, memoria, volontà: apprezza che siano messi al suo servizio. Prende ciò che gli diamo, e lo deposita nel suo tesoro. Ricordate le parole del padrone al servo pigro della nota parabola? Avresti potuto mettere in banca il talento ricevuto: avrei riscosso gli interessi dovuti. Dell’amore non si butta niente, cantava De Gregori.

Offerta speciale


C’è qualcosa di più che accettare il dolore, ed è sceglierlo in prima persona. Il solito cristiano masochista, penserà il mio fedele lettore. Rassicurati: è la diatriba che sostengo intorno a certe formule della celebrazione eucaristica. Quando il prete alza l’ostia proclama, guidato dall’apposita rubrica: ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Mi oppongo strenuamente a questa traduzione. Togliere suppone un atto semplice, vagamente magico, in ogni caso poco impegnativo. Il verbo originale suggerisce un altro senso: sollevare, prendere. L’Agnello – Cristo – non toglie, ma prende su di sé, compie un gesto con cui si addossa consapevolmente una sofferenza in grado di salvare. L’arte dell’Agnello immolato è un esempio per noi. È l’offerta, il sacrificio, termini in via di estinzione nel nostro vocabolario quotidiano. A grave detrimento dell’amore.