Il villaggio. A 100 anni dalla nascita di Marshall McLuhan

di
Paolo Vidali



ANNIVERSARIO. A 100 anni dalla nascita, lo studioso della comunicazione si conferma profetico: ha rivelato come i mass media possono plasmare la società.
Marshall McLuhan ha creato definizioni ormai gergali dell’era attuale. Il mezzo è il messaggio: prima la tv e ora internet hanno cambiato il nostro modo di vivere globale.

Un po’ filosofo, ma anche linguista, sociologo, tecnologo, Marshall McLuhan, che oggi compirebbe cent’anni, fu personaggio eclettico, sfuggente agli schemi, creativo fino all’irrisione. McLuhan ha compreso il nostro tempo con una lucidità profetica. Fulminante inventiva teorica, ma anche attenzione a un oggetto prima disdegnato dagli intellettuali: i mass media. Mettere al centro il modo del comunicare, e in particolare quello della comunicazione alle masse, è stata la sua intuizione fondamentale. Ma non l’unica. Sono sue alcune immagini così felici da essere diventate gergali. Una delle più note è il villaggio globale, inteso come un sistema di vita e comunicazione in cui lo spazio si è ristretto, mettendo a portata di mano eventi e soggetti. Abbiamo assimilato a tal punto questa immagine da non accorgerci più della sua contraddizione: non può esistere un villaggio globale. O, se esiste, ciò avviene perché l’esperienza che facciamo degli altri attraverso i mass-media è talmente impoverita da poter diventare globale. Ma cosa rimane, al di là della chiacchiera, della conoscenza reciproca di chi abita lo stesso villaggio?
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La nostra patria è un libro

di Paolo Vidali

Due hanno detto che sono vicentini. Tre che sono uomini. Due che sono ragazzi. Tre che sono italiani. Uno ha detto che non lo sa…

E’ questa la strana lista che ho ottenuto quando ho chiesto ad una mia classe “Chi siete? Di che comunità vi sentite parte?” Non è facile rispondere. Anch’io non saprei cosa dire. Di che comunità sono parte? A che patria appartengo? Forse direi che sono un europeo. Ma cosa significa? Che sono un italiano. Cioè?

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