Scenari

sdr


Siamo molto attaccati a questa terra: ci attrae la bellezza del mare, dei monti, il fascino dell’alba o del tramonto. Lo sguardo non si stanca di ammirare, sostando ora su questo ora su quel dettaglio del creato. Ma guai a dimenticare che di là, quando saremo uniti col Creatore, sarà tutto più bello. I colori, gli odori di questo giardino sono nulla rispetto allo scenario che ci aspetta.

In paradiso


Ci sono cose che ci piacciono tanto, sulla terra: ognuno ha le sue. Ci sembra impossibile non poterne disporre, o addirittura che in cielo ci possano mancare. Stolti che siamo: tutto in paradiso è più bello, infinitamente migliore, e Gesù non vede l’ora di mostrarcelo. Già gode della festa, per cui ha pagato un prezzo così alto; ma è come se l’offrissimo noi, tanta è la gioia di renderci felici.

Siamo proprio sicuri?


Il Cristianesimo pretende troppo? Chiede di amare un Dio senza vederlo; di rispettare gente che non piace, al punto che gira la battuta: se questo non va bene, amerai il prossimo.
La fede è esigente, ci catapulta fuori di noi stessi: esci dalla tua terra, dice Dio ad Abramo, e in lui lo dice a noi, come fossimo un popolo chiamato a uscire dall’Egitto della propria volontà, la filautia dei Padri.
Sì, è difficile credere: sono pochi i profeti, i giusti del Primo Testamento, i santi del Nuovo.
Ma poi, un momento: siamo propri sicuri che il nostro sia un Dio che non si vede? Che il rapporto col Creatore cominci di là, in un regno che, detto fra noi, è così lontano?
No, Gesù è venuto qui, si è lasciato conoscere, guardare, toccare. Ha portato il paradiso sulla terra, un’anticipazione del futuro. Ma noi non ce ne siamo accorti.

Qual è colui che sognando vede

paradiso

“Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate. Continua a leggere