Il peggio


Dal cuore alle labbra il viaggio è breve. Pensiamo di avere tempo e modo per deviare, rimandare, occultare, ma se un pensiero si fa strada nell’anima, e gli diamo il benestare, diventerà parola. A volte non basta una vita per capirlo. Dobbiamo fare uno sforzo per divenire consapevoli di un meccanismo inevitabile: se non applico quella che il Vangelo definisce vigilanza, finirò per estrarre, da dentro, il peggio di me stesso.

Le parole


Molti si affannano a cercare preghiere. C’è una gran quantità di libri che ne dispensa a iosa, come se nell’una o nell’altra si dovesse trovare la parola giusta, la formula magica capace di smuovere le leve decisive, di indovinare il metodo infallibile.
Ma la preghiera ce l’abbiamo, l’ha data Gesù. Ci sarà un motivo se ha messo in fila quelle frasi lì. Non dovremmo mai stancarci di ripetere il Pater: Dio stesso ha depositato nelle nostre mani le chiavi che aprono il suo cuore.

Discorrendo di Connettivismo (e di “connessione”) con Alex Tonelli

Introduzione di Giovanni Agnoloni 

In vista della conferenza (dal titolo “Poesia e fantascienza: un binomio impossibile?”) che terrò sabato 31 marzo a Milano al Fanta Festival Mohole alle ore 20 (ma arrivate prima!) in Sala Vigneron (allego il programma) con Alex Tonelli, voce profondamente filosofica (ma non solo) del Connettivismo, ecco un nostro flusso-scambio di idee sui temi che tratteremo nell’occasione.

È anche un’opportunità per riflettere sui temi di fondo del Connettivismo, in una fase cruciale, in cui la nostra avanguardia letteria, che nasce dalla fantascienza, sta iniziando il percorso di infiltrazione feconda nel mainstream.

Interessante, mi viene solo da dire, che i nostri “nomi di battaglia” (“Logos” lui e “Kosmos” io) facciano singolarmente eco con i temi toccati qui di seguito.

Ecco qui il nostro scambio/flusso. Continua a leggere

La parola, un viaggio faustiano da Dreyer a Bohr.

di Antonio Sparzani
scena dal film Ordet, di C. T. Dreyer

V’è chi sostiene che uno degli agenti importanti del passaggio evolutivo – il grande balzo in avanti – dalle cosiddette scimmie antropomorfe alla specie Homo Sapiens sia stata la possibilità sviluppatasi in quest’ultimo di articolare suoni complessi, possibilità fornita da un’essenziale modificazione dell’apparato fonatorio, laringe, lingua e muscoli connessi. Sviluppo che ha reso possibile, nel giro di qualche migliaio di anni, la comparsa del linguaggio complesso come oggi lo conosciamo. Io non mi propongo minimamente di discutere questa congettura, proposta appunto come tale ad esempio da Jared Diamond in Il terzo scimpanzé (Bollati Boringhieri, Torino 2006, II ediz., cap. 2), ma la nomino per dare l’abbrivio a un flash sull’importanza della parola e sui pericoli connessi con il suo uso disinvolto da parte della specie uomo. Ovvero, le conquiste della specie, ancorché importanti e straordinarie, possono essere anche usate in modo assai negativo. Esempi a iosa, fisica atomica e bomba ecc.

A me interessa qui un filo solo, una citazione, un’intuizione, tra le innumerevoli, presenti nel Faust di Goethe, nel primo Faust. E precisamente il momento in cui egli, dopo la passeggiata iniziale con Wagner, entra nello studio col can barbone – che si trasformerà di lì a poco in Mefistofele –, apre un gran volume e comincia a leggere:

« Sta scritto “In principio era la Parola!” Eccomi già inceppato! Non posso proprio dare alla “parola” una sì grande dignità. Devo tradurre altrimenti; e se ben m’illumina lo Spirito, ecco che sta scritto: “In principio era il Pensiero”. Medita questa prima riga, non aver troppa fretta! È poi proprio il pensiero che tutto opera e crea? Forse dovrei scrivere “In principio era la Forza”. Ma già mentre traccia questo vocabolo, qualcosa mi ammonisce che non mi arresterò lì. Ed ecco che lo Spirito m’illumina, ecco ch’io ci vedo chiaro. Appagato scrivo finalmente: “In principio era l’Azione”.» Continua a leggere