Prima di Pasqua


di Giovanna Menegus

Se entrassi nel bosco
in questo pomeriggio di fine marzo
sentiresti il rumore di tutte le foglie secche e rami

vuoti che si spezzano – in un solo rapido
crepitio di bruna polvere
riscuotersi la terra da quanto è vecchio:

insieme, bucando aride scorze
così lievi ormai, pianissimo
udresti l’erba crescere Continua a leggere

Game over


Mica tutto va bene, nella vita: magari fossimo sempre freschi e riposati, col sorriso pronto per essere servito. Sarebbe bello illuminare h24 la gente che incontriamo, effondere grazia, buonumore, entusiasmo, straripare di gioia in ogni istante del giorno e della notte.
No, a volte siamo stanchi; distrutti addirittura. Capita d’intravedere un altro penitente in arrivo per la confessione e di pensare: non ce la faccio; non potevo sposarmi, farmi monaco, guardiano del faro?
Poi ti ricordi di Gesù, di tutte le volte che si è sentito fiacco, sfinito, sull’orlo del collasso; immagini i momenti in cui, in barba alla divino-umanità, avrà detto fra sé: chi me lo fa fare?
E allora stringi i denti, tiri avanti fino alla prossima stazione. È il bello della Pasqua: pensi d’essere esaurito e invece ricominci, come nulla fosse.

“Oh mio Me!”, di Cristina Bove

Croci
Oh mio Me!
Gridò scombussolato Dio
qual è quel testo che mi fa tiranno e
mi fa rabbioso con me stesso in quanto
io sono tutto e tutti e mi suicido così per farmi pasqua
di bomba in bomba
di tomba in tomba. Oh my man! Tu pure figlio
che ti ho fatto da me multicolore e non monocolo
e pianti chiodi a croci e corpi _li feci come gli alberi_
nascevano dalle mie radici
alcuni sono me che mi uccido Continua a leggere

Shub

da qui

Che sia la Pasqua giusta, che l’amore
abbatta l’illusione di salvarsi
col trucco conosciuto, col levarsi
del ponte levatoio. Da quest’altro
versante delle cime si contempla
l’unione degli opposti, l’esperienza
della totalità, l’integrazione
del maschio e della femmina, l’approdo
al bello, al buono, al vero: nel giardino
ogni sepolcro è vuoto, è alterità.

Alithòs anesti

da qui

Sapessimo a che ora quella pietra
si potrà ribaltare un’altra volta.
Ma proprio come allora correranno
le donne, ad avvertire chi non crede:
non è che un’abitudine, l’inganno
di potercela fare senza aiuti,
la paura ancestrale delle vele
spiegate, che chissà in quale mare
ti potrebbero spingere, chissà
quale patria sconosciuta potrebbe
apparire all’orizzonte. Per quanto
mi riguarda, so solo che la pietra
non c’è più: i suoi bendaggi di fronte,
il sudario piegato da una parte
vedo. E credo: solo questo so,
del biglietto strappato al calendario.

PASQUA DI RISURREZIONE

di Guglielmo Spirito

Il giovedì santo la chiesa aveva posto a suggello della celebrazione del triduo pasquale l’affermazione del vangelo di Giovanni: “Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1). Certamente non vuol significare solo che Gesù starà fedele al suo amore fino alla morte, ma più precisamente che va incontro alla morte perché si sveli in tutto il suo splendore l’amore che lo muove rispetto al Padre e a tutti noi. Nella stessa celebrazione, con l’istituzione dell’eucaristia e la lavanda dei piedi, l’amore era definito nel suo mistero di dono (“questo è il mio corpo, che è per voi”) e di servizio (“Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”). La posta in gioco è ‘aver parte con lui’. Accogliere il servizio di Gesù e non praticarlo al fratello significa non riconoscere quel ‘corpo, che è per noi’, tanto il mistero dell’amore parla di Dio e dell’uomo insieme. Continua a leggere

Antipasqua

di Cristina Bove

Scusami, don,
se non festeggio
se me ne sto aggrappata alle radici
d’un baratro affrescato__sembrebbe
d’azzurro
invece è più profondo del mistero
cui pertanto non credo

io so di luce amara
sporgersi dalle ciglia degli umani

quelli che a dirsi angeli non so
se appartengono ai cieli
o se viaggiano altrove travestiti
da comuni mortali
però vorrei che fossero tra noi
scarpe da tennis pattini e chitarre
e sapessero quanto costa agli uomini
vivere senza ali

E invece di campane__sulla terra
rintoccassero i battiti dei cuori
di tutte le creature del pianeta
condannate alla morte già nel nascere
immemori d’origini immortali.

Crocifisso ( e risorto?)

da qui

La solita manfrina delle uova,
colombe imbalsamate nella glassa,
biglietti colorati a sfondo azzurro
e giallo; la pasqua delle gite fuori porta,
forse perché quel giorno l’hanno messo
in croce oltre le mura cittadine
– maledetto da Dio e dalla gente
chi pende dal legno – col biglietto
scritto in varie lingue, perché tutti
potessero sapere quale danno
ordisse al centro del potere. Continua a leggere