Il passato


Spesso, il passato, è una valigia pesante. La trasciniamo a stento, come quando, andando in vacanza, abbiamo portato troppe cose: una borsa appesa al collo, un’altra che spingiamo in avanti, una terza che trainiamo, e il computer tenuto con due dita. Come minimo, non vediamo l’ora di approdare a un posto dove deporre il tutto. L’unico vantaggio di un passato ingombrante è che ci fa desiderare il paradiso.
Ma c’è una soluzione preferibile: gettarci così come siamo nelle braccia di Gesù, lasciarci avvolgere nella sua gioia. In paradiso, così, ci siamo già.

Coordinate


Il futuro ci affascina o ci inquieta. Ci facciamo dei film che sembrano dei veri e propri gialli: non si sa come andranno a finire. Tifiamo per noi stessi, mettiamo insieme i pezzi in modo che il mosaico corrisponda, almeno parzialmente, ai nostri gusti: verrà un capo intelligente e comprensivo, o dipendenti che lavorano; mia moglie diventerà più dolce, mio marito più attento e disponibile; i figli saranno meno ribelli e incontentabili.
Dall’altra parte, il passato è una fonte di rimpianti, rimorsi, nostalgie. Possiamo perderci nei suoi meandri, ripetendo all’infinito che sarebbe andata meglio così, che avremmo potuto evitare quell’azione, tacere, quel maledetto giorno, perdonare, invece di mettere il dito nella piaga.
Passato e futuro ci sottraggono una quantità enorme di tempo e di energie. Se ascoltassimo il Cristo, probabilmente sentiremmo parole come queste: una sola cosa ti manca, il presente.