Perché a pagare per i ritardi e i disservizi sono sempre e solo i pendolari? di Mauro Baldrati

DA TISCALI:

 

Non si è mai spenta l’eco delle proteste per lo stato pietoso in cui versano i trasporti ferroviari dei pendolari: treni malandati, vecchi, lenti, strapieni, che accumulano ritardi causando disagi e anche danni economici a chi deve raggiungere il posto di lavoro. La rabbia aumenta quando si è costretti a prendere atto che tutte le risorse vengono destinate alle linee ad alta velocità, con le frecce rosse, gialle, bianche con le carrozze semivuote, soprattutto quelle di prima classe. Si sfidano le proteste delle popolazioni locali, si inviano le forze dell’ordine in assetto di guerra per contrastare le manifestazioni contro la TAV, senza mai mettere in discussione l’impiego di denaro pubblico, senza mai rendere conto dei conflitti di interessi di chi entra in politica e ha alle spalle un’azienda, un business in qualche modo collegato con un’opera pubblica. Intanto le linee locali sono abbandonate a se stesse, non si investe per la manutenzione, si sopprimono addirittura i treni. E chi se ne frega dei poveri cristi che devono andare a lavorare. Continua a leggere