In movimento verso la città

Nell’anno in cui il digitale scavalca il cartaceo (perlomeno a copertina rigida e per ora solo negli Stati Uniti) anche in Italia si assiste a un crescente interesse nei confronti del formato ebook, e sono sempre più numerose le case editrici che (nella maggior parte dei casi forse ancora troppo timidamente) fanno ricorso a quella che con ogni probabilità sarà la corsia preferenziale dell’editoria del XXI secolo.
Certo il mercato editoriale italiano vive di anomalie endemiche e arcinote, quali il ritardo costante e oramai fisiologico rispetto ai cambiamenti che si verificano da anni nei mercati editoriali esteri, una media di lettori tra le più basse d’Europa (tre libri l’anno per persona, ma la percentuale di chi non ne legge nemmeno uno è altissima), lo strapotere dei grandi gruppi editoriali e un sistema di distribuzione (che poi, lo ricordiamo: è quello che davvero stabilisce il successo o l’insuccesso di un’opera) che applica da tempo una sorta di genocidio diffuso nei confronti delle minoranze, siano essi autori o piccoli editori.
Il futuro del libro e della libera editoria (e cosa forse ancora più importante dei potenziali scrittori che faticano a emergere e delle storie che il cartaceo si rifiuta di pubblicare) potrebbe quindi essere legato, soprattutto in Italia, allo sviluppo e alla diffusione del libro elettronico.
Anche alla luce di questo, ovvero di mondi che si confrontano come se fossero generazioni e di generazioni che cercano una propria via alla sopravvivenza in un mondo al collasso, mi pare si possa leggere il racconto Tanatosi di Antonio Paolacci, pubblicato appunto in formato digitale da Perdisa Pop e disponibile su Internet Bookshop, BookRepublic e Amazon.it.
Oltre che essere l’editor coraggioso di Perdisa Pop, Paolacci è anche autore raffinato e capace, e con questa tanatosi ci offre Continua a leggere

“Il cameriere di Borges”, di Fabio Bussotti

Recensione di Marino Magliani

La copertina di questo libro è una chiave di lettura; non importa se in realtà è una copertina alla quale manca proprio la chiave. Anzi, è molto importante che la chiave non sia al suo posto. Perché nel romanzo di Fabio Bussotti (Il cameriere di Borges, Perdisa pop, 2012) le cose si vedono così, come dal buco di una serratura. Si vedono di rapina. Non siamo a teatro, malgrado l’autore sia un gran nome del palco. Ma stiamo passando per una strada e una scena all’interno di una casa (minima; un vecchio che si prepara il caffellatte) cattura la nostra attenzione e ci blocca. Allora guardiamo attraverso i vetri, con quel senso di colpevolezza e di complicità. Oppure quella che guardiamo è una scena nient’affatto minima, è piuttosto un pezzo di storia, e noi siamo lì, tanti anni fa, in una foresta andina e umida, assieme a un uomo che ascolta il rantolo di un altro uomo che è diventato un’icona del nostro tempo. Continua a leggere

Le cose di cui sono capace, di Alessandro Zannoni

recensione di Franz Krauspenhaar

Un sacco di anni fa, quasi venti, la Einaudi faceva filotto pieno con un’antologia. Ora, sappiamo bene che le antologie lasciano il tempo che trovano, forse servono solo per fare catalogo, insomma spesso sono un’accozzaglia di racconti di un’accozzaglia di scrittori tenuti insieme dal momento, dalla contingenza. Allora invece “Gioventù cannibale” aveva rivelato alcuni giovani talenti – pensiamo ad Aldo Nove, fra i vari – e insomma quella era stata un’operazione sostanzialmente  di scouting di una generazione di “giovani maturi” che avrebbe fatto parlare di sé. Ma chi era là dentro il vero “cannibale”? Beh, forse Massimiliano Governi, ora editor di Bompiani, appena uscito con Chi scrive muore, forse proprio nessuno. Di certo lo sarebbe Alessandro Zannoni se si dovesse restaurare l’operazione editoriale. Continua a leggere

Leggendo e suonando Mefisto

Reading musicale

Cioè lettura di testi e musica, due ritmi, due flussi che possono rincorrersi, cercarsi, e talvolta incontrarsi: l’introversione e l’implosione della scrittura cerca l’estroversione e la fisicità della musica; la staticità ha bisogno del dinamismo del ballo. Al Bar BLAM di Via Ronzoni 2, a Milano, domenica 28 febbraio alle 21.30 Valter Binaghi leggerà dal suo romanzo appena uscito con Perdisa Pop Ucciderò Mefisto, e canterà persino qualcosa di romantico, perché dentro al noir c’è anche una storia d’amore disperato. Lo accompagnano alle tastiere Alberto Della Vedova e Luca Lazzaroni.

Corpi estranei nella città straniera

di Mauro Baldrati

Otto giorni per completare il puzzle. E’ questo l’arco temporale sul quale procede la progressione di Corpi estranei (Perdisa Pop, 2009), romanzo di Paola Ronco, scrittrice torinese di 33 anni che vive a Genova. All’inizio sorge il pensiero che si tratti di un testo cosiddetto generazionale, cioè il classico “una di noi e per noi”, il precariato, il moderno no future di tanti giovani che non solo soffrono e lottano contro le promesse non mantenute dei loro genitori, ma non conoscono neanche il significato delle promesse. Ma l’equivoco viene immediatamente chiarito. Non è un testo che si fa ingabbiare facilmente in un genere. Compreso il noir, dove, forse, potremmo collocarlo. E’ una storia a incastro parziale, sostenuta da tre personaggi narranti, con tre registri narrativi diversi eppure complementari: una terza persona dolente, con tratti di scrittura oggettiva, che viaggia sul personaggio dell’agente di polizia Cabras, un ex celerino finito in ufficio a occuparsi di fotocopie, reso invalido da un grave evento che gli è capitato mentre era in servizio; una terza persona più dinamica, veicolata da Silvia, addetta stampa e p.r., fidanzata sofferente del bel Luciano, poliziotto “armato” collega di Cabras, col quale sta per andare a vivere, come spinta da un triste destino cui non si sa opporre; una prima persona che forse raccoglie tracce autobiografiche, Alessia, studentessa universitaria con un trauma alle spalle che affiora nella schiuma della sua vita insicura, rarefatta, fotografata in un presente che sembra immobile, ostaggio del passato.
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Vuoto centrale, di Silvia Tebaldi

di Valter Binaghi

vuotocentraleTu che leggi, anche tu lo sai che le cose sono molto cambiate. Non una catastrofe eclatante, uno tsunami o un undici settembre. E’ la realtà che è cambiata, lentissimamente, impercettibilmente, ci siamo svegliati un giorno e il mondo era senza futuro, senza suono, senza sogni. Solo una smania comune, di gridare (per sentirsi prima che farsi sentire), di essere pubblici (per vedersi prima che farsi vedere): “una civiltà morente che butta semi con furia, come per un mandato primordiale. E tutti a scoprirsi addosso dei talenti, tutti a voler lasciare un segno. Diari, confessioni, prove tecniche di fine del mondo: fioriture tardive, che l’inverno stava già per bruciare” (così scrive Silvia Tebaldi, e così può scrivere solo chi ha vero talento nelle vene).
Tu che leggi, sai anche che tutto questo è in cammino da molto tempo: un declino umano più che una folgorante apocalisse, ma anch’esso ha avuto i suoi profeti. “Non mettere l’insetto in copertina, scrive Kafka all’editore della Metamorfosi: nessuno mostri l’insetto, neanche da lontano. Lo sa benissimo Kafka, il perchè. Lui sta scavando il pozzo di Babele. E dalla morte di Gregor Samsa, rappresentante di tessuti, la letteratura si è riempita d’insetti.
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