Ruoli


Abbiamo paura di sbagliare. È un timore che ci portiamo da bambini, quando magari ci sgridano per nulla, e ogni cosa è suscettibile di errore: qualunque minuzia, ogni gesto, ogni parola pendono sul baratro dell’imperfetto. Dio ci libera da tutto, e dunque anche da questo. Ci chiede di amarlo così come possiamo; sarà Lui a perfezionare, a portare a compimento. Noi sbozziamo, Lui crea il capolavoro.

Perfetti


Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro nei cieli. È una bella richiesta. Che sarà mai la perfezione di cui parla il Cristo? Non c’è un perfezionismo inquietante, non siamo già sotto pressione nel rispondere alle istanze di una vita anche troppo impegnativa? E soprattutto: come possiamo immaginarci perfetti, noi che facciamo acqua da tutte le parti, che siamo sempre a un passo dall’arrenderci, dal soccombere a una cronica tendenza al fallimento?
Ma Gesù non ci ripensa: siate perfetti; lo ripete nei secoli dei secoli. E non per crearci problemi, né per diventare una fra le tante ansie che intasano i giorni; piuttosto, perché sa che la perfezione dell’amore è l’unica speranza che ancora tiene in piedi questo mondo, l’unica via di luce nella tenebra fitta del non senso.

Imperfetto perfetto


Un sentimento comune è quello di non farcela. Ognuno di noi ha limiti, difetti, la naturale falla che si apre nel sistema-persona. È un classico scoprire il punto debole anche nei tipi in apparenza più impeccabili. Un dettaglio trascurabile, magari, agli occhi meno esperti, ma indubbiamente è là, a ricordarci che perfetto è solo Dio.
Ciò può provocare un senso d’insoddisfazione, e invece è salutare. Chi splendeva di più è diventato la tenebra per antonomasia: Lucifero, il portatore di una luce falsa, praticamente una patacca.
Ma Cristo non ci lascia in balia delle nostre imperfezioni. Lui parla chiaro: da soli non ce la faremo, anche impegnandoci allo spasimo. Con Lui è tutta un’altra storia: della salvezza, come dicono i teologi che hanno ancora un po’ di sale in zucca.