QUANDO UNA DONNA, di Mavie Parisi

QUANDO UNA DONNA, di Mavie Parisi
Giulio Perrone editore, 2012 – pagg. 254 – euro 15

di Massimo Maugeri

Zaira è una giovane aspirante chirurgo che si invaghisce del primario Sergio Macchiavelli. La storia parte da qui… dal desiderio di conquista di Zaira che cresce fino a diventare ossessivo. Si intitola “Quando una donna” il nuovo romanzo di Mavie Parisi, già autrice di “E sono creta che muta” (anche il primo è stato pubblicato da Perrone nella collana Lab). Come ha scritto Lia Levi nella nota al libro, si tratta di «una storia dove l’oscura forza passionale capace di portare al delitto, in un suo più profondo contesto, pare svuotarsi della potenza distruttiva per dare abilmente spazio all’eterno gioco dei sentimenti, aneliti, dubbi, speranze e frustrazioni, insomma agli imprescindibili archetipi del tortuoso cammino di una donna il cui unico desiderio è “vivere se stessa”».
Ne ho discusso con l’autrice…

– Sergio e Zaira, due persone che – in apparenza – avevano tutto per essere felici: il successo, l’intelligenza, un lavoro gratificante (sono medici stimati). Perché rimangono ingabbiati nel loro rapporto?
Rimangono ingabbiati nel loro rapporto perchè l’essere umano è inquieto. Mai soddisfatto. Non sempre presente a se stesso. Cito una frase di Bukowski: La sanità mentale è un’imperfezione.
Ma andrei ancora oltre: Cos’è la sanità mentale? E’ una condizione che si addice all’uomo? o l’uomo, in quanto tale è già un’imperfezione?

– Il noir non è “consolatorio” come il giallo, e infatti il tuo libro non offre una soluzione ma semmai induce a una riflessione. Si chiude infatti con la stessa domanda con cui si apre: perché. Come mai questa scelta narrativa? Continua a leggere

TU NON DICI PAROLE di Simona Lo Iacono

tu-non-dici-paroleBronte, 1638. Periodo di malcontento popolare e di Santa Inquisizione. Francisca Spitalieri è un’esposta dotata di una peculiare caratteristica: ama le parole belle. Parole liturgiche e dell’offertorio, sentite in convento, che “ruba” e ripete di continuo pur non conoscendone il significato. Parole che re-interpreta, ammaliata dalla loro austerità e musicalità. Questo suo amore, però, viene considerato anormale. Per questo motivo, e per altre circostanze a esso legate, viene messa a giudizio dal Santo Uffizio. Francisca è la protagonista di “Tu non dici parole” (Perrone, 2008), romanzo d’esordio della siracusana Simona Lo Iacono, magistrato e dirigente del Tribunale di Avola. Una storia tragica, dolente; ispirata da personaggi realmente esistiti e caratterizzata da visionarietà artistica e grandissima teatralità; “messa in scena” con un riuscito impasto linguistico imperlato di espressioni in latino, in volgare e in dialetto siciliano.

“Tu non dici parole”. Un titolo molto evocativo. Da dove nasce?
– Da una poesia di Pavese, tratta da “La terra e la morte”. Non dire parole è più di un silenzio. È una privazione. Quando mancano le parole è perché la vita non si manifesta. Perché la bellezza cessa di stupire. Una fine. Chi scrive, invece, compie un atto vitale, scaglia continuamente parole contro la morte.
Continua a leggere