Il paradosso del Nobel a Handke

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Premetto che trovo tutti i premi letterari, in se stessi, profondamente ridicoli. E se il Nobel resta pur sempre il Nobel, la sensazione comune è che oggi, in una scala di valori laica e critica, vincerlo importi all’incirca quanto vincere il Festival di Sanremo o Miss Italia. In quanto istituzioni e riti sociali i premi sono soggetti a noia e invecchiamento, a logorio e scetticismo. Per questo forse, dopo lo scandalo sessuale che lo aveva fatto sospendere nel 2018, l’Accademia di Svezia ha deciso quest’anno di assegnare il proprio prestigioso riconoscimento a uno scrittore controverso e politicamente, storicamente scorretto come Peter Handke – con il preciso scopo di tenere desta l’attenzione di pubblico e media.
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Incontro con la poesia di Giuliano Rinaldini

come mi viene una pena di tutto, / una letizia di tutto.
(da “Sequenza del fico”)

Il Segnale n.112Difficile spiegare perché proprio una certa voce poetica fra le tante al mondo ci folgori in modo immediato e al di là di ogni dubbio, attraverso la lettura di pochi versi. Ancora più difficile – o facile, naturale? – farlo, ovvero tentare di dar conto a sé stessi e agli altri della propria scoperta di una forte sostanza di poesia, in questa voce, quando essa risulti di fatto quasi ignota e ignorata dal pubblico dei lettori di versi, dalla critica (salvo illuminate eccezioni), dai tanti lit-blog e le varie realtà che in rete veicolano poesia. Un pubblico certo minimo al confronto di quello che segue altri generi letterari, ma pur sempre con una sua consistenza e suoi percepibili orientamenti.
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