Mi piace

Oggi domina il “mi piace”: la gioia sembra consistere in questo segno grafico che può assumere diverse forme: un sorriso, un cuoricino. Il Vangelo dice, invece, che la gioia sta nel cercare ciò che piace a Dio: solo il Cuore di Cristo è in grado di rispondere al nostro desiderio più profondo.

Piacere e gioia

La gioia viene da Gesù. Il piacere mondano diminuisce l’uomo, la gioia autentica ne aumenta lo zelo, che è il vero segreto della vita. Bisogna chiedere a Dio di dimorare in noi, di essere l’anima delle nostre azioni, di farsi sentire abitualmente: il modo è porre il nome di Gesù davanti a noi, e metterci in cammino.

Il piacere e l’anima


C’è una differenza tra il mondo e Dio. Tutto sta a capire dove sta lo scarto, l’anello che non tiene. Trovato quello, comincia il cammino. Il punto è che il mondo cerca il piacere, Dio, invece, la gioia. Come passare dall’uno all’altra? Non è facile, perché il piacere crea dipendenza: pensiamo ai vizi della lussuria e della gola. La chiave è sentirsi raggiunti dall’amore della croce, di Uno che, per te, è morto in croce. Basta anche un istante per cambiare direzione: è il santo viaggio dalla terra al cielo, dal materialismo alla scoperta che l’anima esiste veramente.

La cosa A e la cosa B: dialogo di Fiorina con Arlotto, con domanda finale

di Antonio Sparzani
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Arlotto Mainardi, detto il Piovano o Pievano Arlotto (Firenze 1426-1468) fu un sacerdote fiorentino, famoso per il suo spirito e le sue burle diventate proverbiali, grazie ad una letteratura popolare fiorita per tutto il Rinascimento. Un suo lontano discendente, che porta il suo stesso nome, è invece un introverso giovanetto grande amico mio. Mi accadde un giorno di ascoltare per caso questo suo singolare dialogo con una sua assai cara amica. S’intende che le parti che non ho ben intese, le ho integrate a modo mio. a.s.

F. Siamo alla frutta, mio caro.
A. Nel senso…
F. Eh, nel senso, vuoi quelle stupende pere cioccolatose che sono nel forno, o salti?
A. Ah, credevo, come, vuoi che resista alle pere?
F. Certo che no. Ecco qua. Che facciamo poi?
A. Stasera?
F. Sì, adesso, finita la cena
A. Mah, s’era detto di andare al cinema…
F. Ma non ne hai voglia, giusto?
A. Più che altro, non saprei cosa andare a vedere
F. Preferisci che stiamo qui a casa mia a chiacchierarcela e a leggere
A. Sì, dài, è un po’ che non parliamo bene
F. Ma va’, cosa dici?
A. Fiorina, non mi dire «ma va’» lo sai che non lo sopporto
F. Va bene, scusa, però abbiamo parlato anche l’altra sera
A. È vero, sì, è che parlare con te mi dà molta pace
F. Allora metto su un po’ di musica
A. Ravel, ti prego, siamo nella fase decadente.
F. Perché dici che Ravel è decadente?
A. Beh, era l’epoca, no?
F. Arlotto, attento ai luoghi comuni. Per esempio il bolero…
A. Mi piacerebbe accarezzarti Fiorina.
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