La scienza divulgata. Brevi riflessioni attorno a due successi editoriali

Rovelli
di Guido Michelone

Come avevo annunciato in un intervento sui dieci ‘miei’ libri estivi, ho fra le mani, in contemporanea, il breve testo di Rovelli e quello – lungo il quadruplo – di Odifreddi, che presentano entrambi lo stesso argomento: la divulgazione scientifica. Continua a leggere

Vivalascuola. Perché studiare la Matematica?

Capogrossi

L’inserto domenicale del New York Times ha pubblicato [il 29 luglio scorso] un articolo intitolato L’algebra è necessaria?… “Pure i poeti o i filosofi devono studiare la matematica alle superiori”, si scandalizzava il povero politologo! E il suo argomento era che è giusto far sudare sulle equazioni o i polinomi gli studenti che se lo meritano, perché vogliono diventare ingegneri o fisici. Ma perché mai torturare gli altri, così sensibili, che vogliono invece scrivere versi o dedicarsi alla metafisica? (qui)

Perché studiare la Matematica è importante?
di Alessandra Angelucci

Qui abbiamo ragionato sul perché la Matematica è tanto difficile (o almeno, tanto impegnativa).

Oltre alle ragioni sotto gli occhi di tutti (la precisione e rigidità del linguaggio e la stretta correlazione fra gli argomenti che non consente di andare avanti a chi non abbia ben compreso qualche argomento), abbiamo visto che ci sono motivi legati all’innaturalità del ragionamento matematico, al suo carattere dinamico Continua a leggere

Vivalascuola. Basta con i governi della disequità

Abbiamo aspettato di vedere all’opera il governo Monti e dopo 17 giorni la manovra salva-Italia è arrivata. I più colpiti sono i cittadini con più basso reddito, e tra questi i lavoratori della scuola: colpiti in particolare dagli interventi sulle pensioni, dall’aumento dell’Iva, dall’introduzione dell’Ici sulla prima casa. Intanto in Italia continua a crescere il divario tra ricchi e poveri, che supera la media dei Paesi Ocse, mentre diminuisce la redistribuzione della ricchezza attraverso servizi pubblici come sanità e istruzione.

Smettiamo di parlare di discontinuità e cominciamo a praticarla
di Giovanna Lo Presti

Basta con i governi di nani e ballerine

Quando, negli ormai lontani anni Ottanta del secolo scorso, Rino Formica deprecava il craxismo bollandolo con l’efficace espressione “un governo di nani e ballerine”, non poteva immaginare quanto quelle parole sarebbero state adatte per l’Italia futura.

Il nostro Paese ha appena liquidato un governo di nani (metaforici, molti – reali, alcuni) Continua a leggere

O no? (Adriano Celentano)

da qui

Che i poeti facciano i poeti, e i cantanti i cantanti. Che ne sanno di energie rinnovabili, di sistemi di sicurezza, di ritorno all’atomo? Richiameranno anche centomila spettatori, ma gli articoli sul nucleare è meglio che se li scrivano e leggano da soli, godendosi in privato gli scenari improbabili delle loro apocalissi. Ascoltino chi ne sa qualcosa, gli scienziati, i politici, gli esperti. Che i poeti facciano i poeti, e i cantanti i cantanti. O no?