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Vivalascuola. Ma dove sono le parole?

“«Il silenzio mi passava tra le vene / sembra infinito il silenzio». Sono le parole di un poeta. Ma ha nove anni e forse nemmeno frequenta più la scuola. Si chiama Marius, è un bambino rom. Ha imparato a comporre versi nella sua scuola, quando ha incontrato una strana maestra, diversa da tutte le altre, venuta per condurre un seminario di poesia. Di cosa si tratta? Risponde Alice, otto anni, italiana: «tranquillità / silenzio / concentrazione / un po’ di pazzia / piacere di ascoltare / il nostro amico silenzio». Questa maestra si chiama Chandra Livia Candiani, vive a Milano, dove è nata, ma ha origini russe. Scrive una poesia tra le più significative oggi in Italia e da otto anni conduce seminari di poesia in diverse scuole elementari a tempo pieno della sua città. Le classi interessate erano dapprima le quarte e le quinte; poi solo le quinte, in seguito ai tagli all’istruzione. Leggere le poesie di questi bambini è un’esperienza straordinaria. Continua a leggere

Vivalascuola. Il canto di una classe

Poi succede qualcosa
in un momento preciso della giornata:
il canto di una classe dietro ai vetri
interroga tutti i nostri destini.
(Sebastiano Aglieco)

Scrivere poesie che parlano degli studenti, in molti casi dei propri studenti – bambini, ragazzi – è un’operazione pericolosissima: il rischio è infatti quello di sommare alla difficoltà di accesso che la poesia spesso porta in sé quella atmosfera paternalistica, o moralistica, che deriva dal fatto di insegnare, trasmettere qualcosa o almeno sforzarsi di farlo. Allora sgombriamo subito il campo dalle congetture, dicendo che nei testi raccolti in seguito ciò non accade. (Francesco Tomada)

Ai miei bambini maestri
di Chandra Livia Candiani

Io vi conservo il camminare
incollo ogni passo a terra
resto
per voi mi sveglio
disegno la faccia
sotto l’acqua e le dita
io vi conservo le parole
come pane inzuppato Continua a leggere

Vivalascuola. Dove abitano le parole

KleeNashua 9 anni marocchina
La mia mamma moriva,
le chiedevo aspetta
sta
arrivando il mio compleanno,
lei sorrideva e diceva:
avrai un
compleanno bellissimo!

Axle, quinta elementare
Quando hai paura
trattieniti
e poi respira
sei innocente
quando hai
un maestro.

L’esercizio della propria libertà, si sa, è cosa assai pericolosa, che del resto si richiede all’adolescente; non tirandosi indietro, poi, nel constatarne l’immaturità o l’inutile e pericolosa rivolta. Esercitare la libertà del testo e della lettura nella scuola, vuol dire, in primo luogo, far sentire ai propri allievi di essere capaci di poter essere liberi nella vita, di vedere con altri occhi. Non si ricorderanno di aver scritto poesie – la scuola ci mette poco a far dimenticare – si ricorderanno di te, dell’esempio di libertà di un maestro. (Sebastiano Aglieco)

Dove abitano le parole? Esperienze di poesia a scuola
di Chandra Livia Candiani

Da qualche anno conduco seminari di poesia nelle scuole elementari.

I bambini sono di otto, nove o dieci anni. Non sono solo italiani, ma anche stranieri che vengono dai paesi più diversi: Cina, Uruguay, Brasile, Panama, Perù, Colombia, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka, Filippine, Marocco, Tunisia, Russia, Romania, Ucraina. Partiamo da un punto in cui conoscere molte parole non è affatto quello che conta. Continua a leggere