Ti troverò – di Max Ponte

stazione_termini_antica

Ti troverò
magra e buffa
con la pelle macchiata
dai farmaci
e la lingua
che sa di fumo
un plico di
questionari sul
gradimento dei
servizi ferroviari
ti troverò
invitta e loquace
sovrana di malati
e straccioni
con una scatola
di fragole dubbie
ti troverò
fugace e dagli
occhi nettuni
a scrivere e a
citare Pasolini

Poesia inedita, messa in scena per “Poesie d’amore con il sitar”
www.maxponte.blogspot.it 

Nella foto d’epoca Roma Stazione Termini

Inediti di Paolo Fichera

Paolo Fichera ha progettato e diretto, dal 2004 al 2009, il quadrimestrale “PaginaZero-Letterature di frontiera”. Per la poesia: suoi testi sono apparsi in antologie, su siti e riviste nazionali e internazionali ed è stato tradotto in inglese, francese, spagnolo, arabo, serbo-croato, albanese. Ha vinto la XXVI edizione del Premio Lorenzo Montano. Sue raccolte di versi sono: Lo speziale (LietoColle, 2005); Innesti (Quaderni di Cantarena, 2007); La strada della cenere (FaraEditore, 2007); nel respiro (L’arcolaio, 2009), Bosco (Anterem Edizioni, 2013).
Le poesie che proponiamo sono parte di un libro, Figura, suddiviso in 21 sezioni. Figura è stato scritto, almeno in questa sua prima parte, dal 2011 al 2017. Le poesie sono inedite come inedito è il libro.
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Sei stata il mio bosco
tue le rocce, le cortecce, il muschio
tuo l’albero più antico
alla fonte del fiume,
tuo l’occhio fluente e secco
che ha guardato i tronchi caduti.
Lo Spirito, se c’era, scioglieva le nevi
tramortiva la ferita, trascinandola
su foglie così mortali, in ogni
tempo del mondo vissuto oltre il sogno.
Uno strappo, la foresta attende
tra la bocca e occhi e musica
là la parola, qua la terra
tua è la mia lontananza

(sezione Iconografia)

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su un ponte. un bambino getta pane all’acqua.
una ragnatela di pesci cigola nei segni.
l’abbazia riflessa nell’acqua distorta dalla fame dei pesci.

(sezione Mappa) Continua a leggere

da “Il sonno della ruggine” di Marina Pizzi

23.

una struttura anagrafica di niente

questa burocratica rottura della voce

qua dove ammisi di credere la rotta

e persi invece la bussola per sempre.

in mare la barcaccia chiama s.o.s.

e la marea non s’inchina alla paura

anzi la stempia con apice di venti.

dove sarà l’ipocrita salvezza

lo sa l’alunno che non crede al tema

pure scrivendolo col nome e il cognome.

ora le celle del panico di eclisse

sono gestite dallo stipite del sogno

quando la gente dorme per dolore.

24.