Poeticilibri #4

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Prosegue POETICILIBRI con il quarto appuntamento alla LIBRERIA BELGRAVIA di Torino in via Vicoforte 14/d, previsto per sabato 13 gennaio 2018 alle ore 17.30

15 minuti di tempo massimo per raccontare il proprio lavoro, poetare e convincere. Una selezione di autori per avvicinare i lettori alla poesia italiana contemporanea

Saranno presenti con i loro libri i poeti:

Sergio Donna (Torino) con le due opere in edizione bilingue italiano-piemontese “Sgnorete e Lusariòle” e “Ciameje nen Haiku”
Alessandra Corbetta (Como) con “Essere gli altri” (Lietocolle)
Carla Bertola (Torino) con “Ritrovamenti” (Eureka) e “Affetto affettato affitto” (Offerta Speciale Ed.).
Alberto Vitacchio (Torino) con “Il torpore dei gradini” (Eureka)
Alessandro Prusso (Genova) curatore di “El canto mayor”, antologia dedicata ad Alejandra Pizarnik
Carlo Molinaro (Torino) con “L’effimera commedia” (Miraggi)

Un evento ideato e condotto da Max Ponte
In collaborazione con la Libreria Belgravia Via Monginevro 44 bis e Via Vicoforte 14/d Torino. Tutti i libri saranno disponibili nel corso dell’evento e successivamente nello scaffale “Poesia”.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Pagina FB di Poeticilibri

Il grado zero del pianto: “Come una lacrima” di Federico Scaramuccia ( di DIEGO CONTICELLO)

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È davvero raro nella poesia d’oggi, fatta per lo più di smielati accenti egotistici e di flebili strutture progettuali, che giunga sotto gli occhi un testo che, con poche pennellate insieme studiate ed istintive, riesca a riesumare la stessa cupa atmosfera di silenzio e morte che tutti noi abbiamo avvertito all’indomani dello schianto di inizio millennio che ci ha lasciato in eredità il disastro di ground zero, in cui l’estremo sconvolgimento vitale non ammetteva più colori per essere descritto.

Nel poemetto bipartito di Federico Scaramuccia (Come una lacrima. Napoli, d’If 2011) vi è, oltretutto, una parte cosiddetta del “coro”, la quale non fa altro che accentuare, amplificare – e, insieme, rendere dignitoso – il senso di dolore per quella che è forse la più grande tragedia che l’occhio mediatico abbia mai avuto la ventura di esperire.

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Bailada Mapuches don’t cry for me [trattasi di ballata della pampa con implicazioni nostrane.]

di Franz Krauspenhaar [Francisco Renato Crespi.]

Mapuches, Tehuelches, Onas, Guarnì, Matacos, Tobas, di rilevante presenza in alcune Regioni; la Gauchos, le “estancias”, dino risi adelante

Pampanini pampa pompa, pompar la diletta andrea

del Gassman sputamate

Los paraguayos, lassù la playa garnì

Con fruta boa

Del misparde, olamos vamonos alamos Continua a leggere

METALLI COMMEDIA 0.1

Parlano, parlano di libertà,
ma quando vedono la penna libera,
allora il panico li provoca.

[liberamente, da Easy Rider:
in claris fit interpretatio]

«Non mi sono mai sentita a Casa – Quaggiù» scrive Dickinson. «Riporta questo selvaggio a Casa» canta Dickinson. Emily e Bruce. E nello stesso sentire: sentirsi sempre fuori luogo. Perché fuori di testa, fuori dai denti, fuori dal coro e fuori dal metro. E ne parlavo con l’amico. L’amico della kerkoporta. Mi ricorda, ancora, la kerkoporta: «devi farti kerkoporta, basta farsi kerkoporta. Costantinopoli – si dice – cadde a causa della kerkoporta, una piccola porta secondaria».
Alla quattrocentocinquatatreesima volta che mi sprona a diventar kerkoportiforme gli comunico che, per contrappasso dantesco, sarà concluso in una belìn di kerkoporta per l’eternità… E nel delirare e demandare all’Alighieri i tormenti di chi ci/mi cianura/cianurò la vita in vita, nasce la Metalli Commedia. E l’amico della kerkoporta offre occhio e orecchio all’opera. E presta mano: per contenere le cascate chiare [ché lui computa accenti e corregge e contiene i *cazzi* che Dama usa/abusa come virgola], per assegnare assilli all’arco dell’alloro che – no! Non è peccato mortale  sostituire Virgilio con Alice Cooper! E se – sì: è peccato mortale, m’ho da confessare… Continua a leggere

Sigmund Freud [e i poeti]

“I poeti sono alleati preziosi, e la loro testimonianza deve esser presa in attenta considerazione, giacché essi sanno in genere una quantità di cose fra cielo e terra che il nostro sapere accademico neppure sospetta. Particolarmente nelle scienze dello spirito essi hanno di gran lunga sorpassato noi comuni mortali, giacché attingono a fonti che non sono ancora state aperte alla scienza.”

[in: Gradiva. Il delirio e i sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen, 1906, traduzione di Cesare L. Musatti, Bollati Boringhieri, ristampa 1997]