Riflessioni di Marco Grassano sul tema dell’ambiente e del paesaggio

Introduzione di Giovanni Agnoloni

Interviene oggi sul tema dell’ambiente Marco Grassano, già da me intervistato in passato per LPELS (v. https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/12/03/un-contributo-letterario-tra-alessandria-e-il-mediterraneo) e intervenuto sul tema del viaggio alla manifestazione LA PENNA DEL MAGNIFICO (allego video) . Continua a leggere

Appello contro la guerra all’intelligenza (o: La lezione degli studenti)

di Beppe Sebaste

da qui

Chi si trovasse in questi giorni nelle scuole e nelle università, occupate e variamente animate dalle proteste di studenti e docenti, incontrerebbe persone che incarnano, in spirito e lettera, la vocazione dello studio e del sapere. Studenti e docenti difendono la dignità e l’autonomia della conoscenza dalla semplificazione, leggi distruzione, di una politica finanziaria cieca al futuro. Lezioni all’aperto, apertura delle cittadelle accademiche alla città di tutti: chi protesta non ha nulla da nascondere, anzi. Sono privi di ideologia, ma molto consapevoli: “E’ la politica che si è allontanata da noi. Noi facciamo la vera politica”, mi hanno detto. Continua a leggere

Le assemblee di Bisaccia

 

Al mio paese facciamo tante assemblee. Ogni tanto capita qualcuno che tenta di rovinarle queste assemblee, perché al sud le cose belle hanno più nemici che altrove. Ci si abitua al male e quando il bene si presenta arriva sempre qualcuno a incornarlo. Il sud ha bisogno di strappi e di pazienza, di scrupolo e utopia. Combattere contro una discarica oggi sembra una cosa da attardati, da falliti. E quindi è proprio l’impresa giusta per i poeti, per gli artisti. I sindaci, i sindacalisti, i commercianti di ogni merce, dal pollame alla politica, non hanno molto senso in queste lotte. Continua a leggere

Il ventennio di Berlusconi

di Alberto Asor Rosa

Nel corso dell’estate, sottovalutando il rischio che il solleone avesse ulteriormente infrollito il già scarso acume dei commentatori politici e giornalistici italiani, ho pubblicato sul questo giornale (6 agosto) un articolo («Più del fascismo»), in cui mi sforzavo di collocare Berlusconi e il berlusconismo nel solco della storia italiana contemporanea. Apriti cielo: quali analogie ci possono essere mai tra Berlusconi e Mussolini, tra berlusconismo e fascismo? Ovviamente nessuna: non sono mica scemo. Io non ho inteso – e non ho scritto – che Berlusconi è come Mussolini né che il berlusconismo è come il fascismo: io ho inteso, e scritto che – nella specificità e peculiarità delle rispettive identità – sono peggio . Di questo inviterei a discutere, non delle fittizie (e talvolta tendenziose letture) che di quel testo sono state date. Per favorire tale (peraltro improbabile) obiettivo aggiungerei qualche argomento al già detto. Richiamo l’attenzione (se c’è ancora qualcuno disposto a prestarmene) sull’«incipit» di quell’articolo: «Il terzo governo Berlusconi rappresenta il punto più basso nella storia d’Italia dall’Unità in poi». Continua a leggere

Da quando sono entrato in politica

Da quando sono entrato in politica non credo più in niente. Ne ho viste troppe: la verità rovesciata in menzogna, la programmazione del falso, l’eliminazione violenta di ogni ostacolo, la ruberia elevata a comandamento. Non so perché continuo a stare qui; c’è una forza che mi attrae, ma non riesco a darle un nome. La sera, quando torno a casa, cerco invano di distendermi. Qualcosa mi consuma gli intestini, e lavora dentro, contro di me. Mi passano davanti le immagini di persone che credono in noi, che ci hanno messo la faccia, e in qualche modo la vita. Se c’è un Dio, ce la farà pagare. Ogni tanto leggo il vangelo: mi spaventa quella cosa che chiamano Geenna, dove sarà pianto e stridore di denti. Vedo gente disperarsi, mentre noi ridiamo per come siamo capaci di infinocchiare il mondo. Penso che Dio, se c’è, ci punirà  per questo: per non esserci commossi di fronte al debole che crolla, fra le nostre risate. Eppure Dio me lo immagino con la faccia di Rutger Hauer. Ecco, Dio è un santo bevitore, che ha bisogno di stordirsi per reggere ogni giorno il male del mondo. Vive sugli argini spogli del lungofiume, col vestito logoro e la camicia gualcita. Beve, mentre noi ridiamo. Non credo più in niente, da quando ho visto Dio dormire su una panchina, con la bottiglia che gli pendeva da una mano. Da quando sono entrato in politica, ho capito che lui dorme ogni notte sui giornali, con gli occhi azzurri pieni di lacrime, nell’eterna umidità del lungofiume.

versione audio

COSA RESTA DEL ’68? Terza puntata: la borghesia dei reduci

DI ALESSANDRO BERTANTE
(Da: “Contro il ’68”, Agenzia X)

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Il Partito socialista fu il traghettatore perfetto per tutti quegli studenti borghesi che, esaurita la carica contestataria, si preparavano a occupare i posti per i quali avevano studiato. Di fatto il Sessantotto studentesco fece da levatrice per la nascita di una nuova classe dirigente, più moderna e spregiudicata. (…)
La crisi culturale della borghesia italiana come ceto trainante delle trasformazioni sociali è l’autentica eredità del Sessantotto studentesco. Non poteva essere altrimenti. Contestando la propria classe di appartenenza senza la determinazione e la tenacia di una lotta veramente antagonista, i sessantottini hanno dato vita a un’estetica rivoluzionaria ingannevole, un insieme di comportamenti anticonformisti, pose e stereotipi politici ancora oggi piuttosto diffusi e riproposti con orgoglio.
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