Chiari del bosco

La preghiera, dice il Cristo alla Bossis, è come un faro che gira, e va a captare al largo. È un’immagine bellissima. Luce nell’ombra, chiarezza nell’oscurità. Chiari del bosco, avrebbe detto Maria Zambrano, grande filosofa spagnola.

Andare

Perché è così importante la preghiera? Perché è relazione, è credere nell’altro, riconoscere l’importanza della sua presenza. L’eterno bivio della vita è fra l’amore e l’egoismo: cosa vogliamo, l’uno o l’altro? Il primo porta con sé felicità, il secondo tristezza; il primo unità e pace, il secondo divisione. Dove vogliamo andare?

Santi a metà

Non si può essere santi a metà, dice il Cristo alla Bossis. Non si rinasce una sola volta, ma ogni giorno; non bisogna solo vivere di Dio, ma anche morirne. Perché sia possibile, occorre chiedere senza stancarsi: da chi altro potremmo avere la vita, il dono della grazia?

Chiedere

Dobbiamo imparare a chiedere: chiedere molto di più di quanto facciamo. Perché mettere limiti alla prodigalità del Cristo? Lui è Dio! Vuole darci anime, e più gliene chiediamo, più ce ne dà. Dobbiamo credere al suo amore inconcepibile, potente, che può mostrarsi solo poco a poco perché, se lo rivelasse tutto in una volta, verremmo certamente meno.

In noi

Gesù prega in noi, per noi. È Lui che si rivolge al Padre in nome nostro, e quanto più efficace e potente è la sua preghiera! Ti ringrazio, Padre, dice nel Vangelo, perché mi hai ascoltato; Io so che sempre mi ascolti. Ecco, questa è la certezza che dobbiamo avere: Gesù prega in noi. Per noi. E la sua preghiera non può non essere esaudita.

La famiglia di Dio


Senza Gesù non possiamo far nulla. Per questo ci invita a chiedere lo Spirito Santo, che santifica anche noi. Se mostriamo la nostra debolezza, il Cristo può agire. E lo fa tramite lo Spirito. Impariamo a invocarlo, senza paura di stancarlo, o di stancarci. Siamo fatti per questo. Per essere santi, per entrare nella famiglia di Dio.

Pensandoci bene


A volte è difficile pregare: perché c’è chiasso, o dobbiamo lavorare, o perché ci arrendiamo alla stanchezza. Eppure Gesù ha pregato nei frangenti più impossibili: mentre era flagellato, o saliva il Calvario, o pendeva dalla croce. Facciamoci due conti, e ripartiamo.

Istruzioni per l’uso


Possiamo contare sulle preghiere altrui, soprattutto di coloro che stanno in paradiso. Il bene, diceva san Tommaso, è diffusivo di sé. Pregare con i santi è un’esperienza da raccomandare urgentemente. E quelli che non pregano che fine faranno? Preghiamo anche per loro: gli sarà chiesto di meno.

Il Tu


È il tu che libera, ma non un tu qualunque: siamo bravi a imprigionarci vicendevolmente con sistemi sottili, a volte subdoli. È necessario Dio. Non a caso il Pater è la preghiera del Tu, ossia dell’amore. Le prime richieste sono tutte in questo senso: tuo nome, tuo regno, tua volontà. Il pane quotidiano, poi, è il nutrimento d’amore che ci occorre; rimettiamo i debiti per amore di Dio; il male da cui domandiamo di venire affrancati è ogni assenza possibile d’amore. Detto così, il Padre nostro è un’altra cosa.

La preghiera perfetta


Non sprecate le parole, come i pagani, dice Gesù. È vero, preghiamo moltiplicando formule, senza metterci amore, anima, nulla. Che se ne fa, Dio, di un ammasso informe di rumori? Un Padre nostro detto col cuore, per Lui, è un balsamo, un dono che lo acquieta. Proviamo a pregare così, non deludiamolo anche questa volta.

Nell’amore


Per chi preghiamo? Se il Signore è vicino, è il nostro confidente; se davvero è un intimo nostro, se è, come vuol essere, uno di famiglia, che bisogno c’è di chiedere per noi? Ai nostri problemi, ai nostri impegni, ci pensa di sicuro. Molto meglio pregare per gli altri: per i vicini, i lontani, per tutto il regno da ricapitolare in Cristo, come dice san Paolo: se non arrotolo la pergamena intorno al capitulum, alla kefalé, al Primo e l’Ultimo, l’Inizio e la Fine, è poca cosa che a me vada bene: ci salviamo insieme. Come diceva Solov’ev: nell’amore, tutto è collegato.