Purgatorio

da qui

Molti non credono in Dio, figuriamoci nel purgatorio, che per giunta ha un nome sgradevole, un’eco dell’olio di ricino o del bicarbonato. Io nel purgatorio ci credo. Per quanto facciamo, siamo fragili sotto tanti aspetti. Mio padre diceva che ci manca sempre un soldo per apparare una lira. In quest’epoca pazza per l’ecologia, si dovrebbe provare meno resistenza di fronte a metodi disinquinanti. Certo, nel purgatorio si soffre, a quanto pare: si tratta di staccarsi da abitudini che ci hanno accompagnato per decenni, ed è come asportare qualcosa: un dente, un’ernia, un’appendice. Ma se fossimo più generosi, noi credenti, faremmo di tutto per saltare a piè pari questa fase purgante – ecco riapparire il guttalax, le tisane, l’olio di fegato di merluzzo – non tanto per sfuggire al dolore, quanto per l’ansia d’incontrare il Cristo, di vederlo finalmente negli occhi, di stringergli la mano. Di sentire in petto il famoso cuore nuovo. Viva l’ecologia, dunque, ma la cardiologia è tutta un’altra cosa.