Radio


Gesù si comunica attraverso di noi, accettando di confondersi con le nostre stanchezze e malattie; non abbiamo scuse per negarci alla sua azione, che si serve di strumenti miseri, che si accontenta di trasmettersi sulle onde emesse da radio che cadono a pezzi. Non è un miracolo che il regno si diffonda grazie a messaggeri gracili e incapaci? Dobbiamo fare un’unica cosa: metterci a sua disposizione.

“Gatti, poesie e matite colorate” alla radio con Enrica Merlo

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Continua il felice rapporto della poesia con il mezzo radiofonico. Proprio LPELS lanciò un progetto di poesia alla radio, “Le radio che fanno poesia”, che è attualmente un attivissimo gruppo su FB che riunisce numerose esperienze e più di 10 emittenti diverse impegnate sul fronte poetico. Tra i nuovi programmi proposti vi consiglio “Gatti poeti e matite colorate” di Enrica Merlo, poetessa e artista torinese. Enrica Merlo propone sul suo canale Spreaker e su You Tube brevi puntate che affrontano temi letterari e artistici, a Torino e in Italia, coniugando il tutto con la sua passione per i felini e un’ottima selezione musicale.

Per ascoltare “Gatti, poesie e matite colorate” potete andare al Canale Spreaker, oppure alla pagina You Tube e iscrivervi alla Pagina FB

La poesia alla radio

In questo intervento del 26 settembre 2014 si parla di poesia e LPELS a Radio Itaca con Francesca Pipitone. Vi invitiamo inoltre a seguire il gruppo su Facebook intitolato “Le radio che fanno poesia” dove trovate la programmazione di molte radio italiane (in fm e in streaming) che dedicano spazio alla poesia contemporanea.

Le radio che fanno poesia

Per un sistema della radiopoesia italiana
di Max Ponte

Quando Marinetti scrisse nel 1933 il manifesto intitolato La Radia (nome che i futuristi danno alle “grandi manifestazioni della radio”) aveva in mente le enormi potenzialità espressive ed estetiche dell’invenzione di Guglielmo Marconi. Il poeta aveva fatto irrompere nei programmi la sua voce, creando scompiglio e attirandosi l’ostilità di chi non poteva tollerare quel linguaggio onomatopeico. La radia era vista come un superamento del teatro, del cinema e del libro, mezzi ormai troppo fossilizzati. In particolare veniva realizzato il sogno futurista nella sua forma più completa e bergsoniana che vedeva l’annullamento dello spazio e del tempo nella simultaneità sonora. Continua a leggere

Animali da radio

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di Mauro Baldrati

Ho sempre cercato di essere un ascoltatore della radio, impresa non facile, anzi, quasi disperata. Fin dal loro primo apparire, negli anni Settanta, l’Italia si è subito caratterizzata per l’invasione delle radio commerciali, con conduttori urlanti, gasati, che selezionavano musiche da hit parade, o da discoteca, pezzi passati per metà, o poco più, e subito tagliati per fare spazio alle loro urla, o agli spot pubblicitari. Quando andavo all’estero, in Olanda, in Inghilterra, in Francia, mi veniva il cosiddetto magone ascoltando le loro radio. Che meraviglia la BBC, con musiche di alta qualità, che spaziavano dal blues al punk al reggae al jazz alla classica. E che classe nella conduzione.

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