Claudio Morandini: “Neve, cane, piede”

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Adelmo Farandola, ultimo dei solitari e eroe del recente Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Premio Procida 2016, Exòrma, pp. 138, euro 13) è un uomo dei tempi lunghi, dell’inverno senza fine sfiorante l’eternità. Eremita di montagna che rende leggendaria la vita lassù, egli non scherza mai, è vendicativo e testardo, un residuo di quelle antiche “generazioni che la povertà e la limitatezza degli orizzonti rendevano ostinate”. Confonde sogno e realtà, un po’ per diffidenza, un po’ per le strenue astinenze dal cibo, un po’ perché la solitudine lo ha reso afasico e smemorato. Di tanto in tanto, all’epoca del disgelo o prima del grande freddo, Adelmo lascia il romitaggio dell’alpe e scende in paese per provviste, acquattato dietro ai muri a spiare con riserve la vita altrui, dai ritmi e dalla ‘pulizia’ formale cozzante con il filosofico sudiciume che invece separa e protegge Adelmo dal resto del mondo. Da anni ormai conduce questa vita, da quando, lustri prima, l’odore della guerra l’aveva spinto in alto, “nelle combe più nascoste e ingrate” e egli, di nascondiglio in nascondiglio, s’era infine inchiocciolato nel petroso esofago di una miniera di manganese, imparando “il conforto di parlarsi da solo” sulle linee di una retorica semplice ove appendono i loro “cenci scuri” il Sonno, la Fame, il Freddo. Continua a leggere

Amerò quelle gambe anche quando saranno vecchie e scarne e con tutti i peli bianchi

In ritardo di circa un anno rispetto alla piuttosto infuocata polemica che rese vivace l’estate del 2009, ho ripreso in mano Principianti, il volume che raccoglie la versione originale dei racconti di Raymond Carver che, mutilati di un buon 60% costituirono la prima e celebrata raccolta Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (1981), che avevo iniziato a leggere proprio in concomitanza con la querelle accesa da Carla Benedetti e proseguita da altri.

Già un anno fa mi ero fatto un’idea piuttosto chiara della questione, tanto da averne scritto un appunto che rimase lì, fra le note del mio palmare, senza che lo riprendessi più in mano. Il fatto è che allora non avevo qui con me (in Sicilia, dove passo le mie vacanze) il libro “ufficiale” e dunque l’impossibilità di fare confronti mi aveva frenato. Poi l’inverno è trascorso senza che ritrovassi l’impulso di verificare la qualità e la quantità dei tagli subiti da Carver da parte del suo editor Gordon Lish, cosa che ho quasi casualmente potuto fare in questi giorni.

Mi ero fatta un’idea, dicevo, grazie alla lettura dell’epistolario Carver/Lish riportato in appendice nel volume dell’Einaudi. La lettura comparata delle due edizioni dei racconti di Carver me l’ha confermata. Il lavoro di Lish sui racconti di Carver lo si può serenamente definire un atto di violenza.

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Di cosa parliamo quando parliamo di editing ?

Perdonate il carverismo del titolo e considerate benevolmente il mio proporre l’epanalessi in forma interrogativa, dicevo del carverismo nel titolo, mi si propone in automatico dopo aver letto sul Primo Amore un pezzo di Dario Voltolini sull’editing e scrittura, ove si prende a esempio del cattivo editing (anzi, di ciò che mai può essere chiamato “editing”) quanto ha/avrebbe perpetrato Gordon Lish nei confronti di Raymond Carver, uno stupro, a detta di Voltolini, sullo stupro però tornerò dopo, Continua a leggere

Già 10 anni fa vi raccontavo la questione del “vero” Carver

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di Antonio Spadaro

Ormai sembra essere la novità del momento: i racconti di Raymond Carver così come noi li conosciano non sono di Carver . O meglio: sono suoi ma poi sono stati talmente limati da Gordon Lish da essere diventati “altro”. Adesso vengono dunque ripubblicati nella loro edizione originale e sembra la scoperta del momento. Eppure in un articolo del “lontano” 1999 – 10 anni fa! – su La Civiltà Cattolica e poi in un libro nel 2001 avevo già messo in guardia i lettori invitandoli a leggere più i versi di Carver che i suoi racconti. Nei suoi versi è possibile andare in profondità e rintracciare il vero volto dello scrittore.

E 10 anni fa illustravo come erano andate le cose. Riporto qui di seguito alcune (poche) pagine – senza note – di quel libro ( A. Spadaro, Carver. Un’acuta sensazione di attesa , Padova, Messaggero, 2001 ), proprio quelle che cercavano di fare il punto sulla questione del Carver… Continua a leggere