Sottrazioni – di Bartolomeo Smaldone

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46 poesie brevi, haiku ed eleganti versi neoermetici, il valente poeta Bartolomeo Smaldone sottrae infatti più che aggiungere. Non a caso il nuovo libro si intitola “Sottrazioni” edito dalla pugliese Alcesti. Dalla terza lirica già capiamo che Smaldone sa il fatto suo in quanto ad uso del linguaggio “Ruzzolo, trottolo, / lumeggio, escogito il sintagma: / rimettimi ogni ùzzolo”.

“Si tratta di componimenti epigrammatici – afferma l’autore – dal timbro  asciutto, talvolta  addirittura scarno, come se i sintagmi  si componessero tra loro  in una struttura  semantica originaria  in cui  il suono  si impone sul senso, precedendolo  in modo naturale”

Smaldone è alla sua settima raccolta poetica e a 45 anni è un poeta nel pieno della sua carriera. “Riposano le rane, / gracidano nel sonno. / Sorridono prudenti / ai loro sogni grevi.” è una delle poesie più in vista del libro, ma mi interpella anche quella a seguire: “Mi pare tu non dorma, / che trine di primitive verità / ti escano a sbuffi dalla bocca”. Le ore notturne sono portatrici di epifanie.

Un certo gusto per rime e allitterazioni (Smaldone è altresì autore di un libro di filastrocche) è presente in questo libro, costituendone un punto di forza evidente, che scuote la vena intimista. “In una tenera età / ero un tenero stelo. / Avevo teneri denti / che mio padre addentò”.

Il libro di Smaldone costituisce così una pregevole novità dall’editoria italiana di poesia che consiglio vivamente ai lettori.

Max Ponte

L’ospitalità: l’ultima voce contro il male

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di Nicola Vacca

Edmond Jabès, poeta e filosofo,  nella sua opera ha accompagnato la scrittura poetica, sempre di straordinaria  intensità, con una meditazione intorno ai grandi temi come il tragico, il dialogo, lo straniero, il concetto di ospitalità. L’autore egiziano  non ha mai smesso di  interrogarsi  sulle questioni cruciali della nostra epoca.

Nei suoi libri si trovano tutte le ragioni dell’impegno di un poeta che ha amato la lotta.

Ma sono le ragioni malvagie dell’essere umano e la sua inclinazione alla distruzione del male  i punti sui quali si sofferma il poeta non smettendo mai di pensare da filosofo. Continua a leggere

Kafka nel quotidiano della sua grandezza

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di Nicola Vacca

Franz Kafka ha scritto sulla condizione umana ciò che nessuna riflessione  sociologica  e politologica forse potrà mai dire.

Il termine attuale kafkianità appare come il solo denominatore comune di situazioni (sia letterali, sia reali) che nessun’altra parola permetta di cogliere nella sua essenza. Nella kafkianità la cosa più geniale è  che si trovano condensate  tutte le contraddizioni, tutte le incertezze, tutte le miserie morali del nostro tempo.

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L’amore e i tempi del quotidiano

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di Nicola Vacca

Alain De Botton dopo ventitré anni torna a occuparsi dell’amore. È da poco uscito per i tipi di Guanda il suo nuovo romanzo.

Il corso dell’amore, questo è il titolo, è un libro che non ignora le concrete filosofie del quotidiano. Il suo autore racconta attraverso la storia di Rabih e Kirsten il corso del loro amore alle prese con il realismo disincantato della vita di tutti i giorni con tutte le sue ansie e le sue problematiche.

Cosa succede nella vita coniugale e amorosa dopo la fase esplicita dell’innamoramento?  Da questo interrogativo parte lo scrittore svizzero per demolire una volta per tutte l’ideale troppo esaltato dell’amore romantico.

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Lethem e la ferocia dell’assurdo

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di Nicola Vacca

Jonathan Lethem è il più lucido e ironico tra gli scrittori americani. La sua scrittura è sempre feroce e irriverente e si diverte a demolire la vanità degli intellettuali radical – chic.

Nei suoi libri Lethem predilige le intuizioni legate alla commedia dell’assurdo. Con il gusto beffardo dell’assurdo e del paradossale inventa storie come folgorazioni che demoliscono soprattutto gli ambienti culturali americani e il perbenismo conformista di un certo stile di vita statunitense.

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Il secolo breve dell’utopia

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di Nicola Vacca

Utopia significa andare da nessuna parte, scrive Emil Cioran. In nome di una presunta portata rivoluzionaria del concetto di Utopia, la storia si è sporcata di sangue. In questi ultimi anni sono venuti a galla crimini del comunismo. La luce è arrivata  dagli archivi segreti dell’ex Unione Sovietica per troppo tempo rimasti secretati. Finalmente è venuta fuori la verità.

Documenti che certificano ampiamente la nefandezza dell’ideologia bolscevica e la connivenza omertosa dell’apparato comunista occidentale che non riusciva ad affrancarsi radicalmente dall’ideologia della casa madre.

Tra questi partiti un discorso a parte merita il Pci. Continua a leggere

RECENSIONI POETICHE

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di Max Ponte

Bentornati alla mia rubrica dedicata alle recensioni poetiche. La mia intenzione è quella di recensire tutto ciò che mi perviene in ambito poetico (novità ma anche libri trascurati degli ultimi anni), proposito che con lentezza cerco di rispettare. Fino ad ora, dal 2013, ho letto e analizzato 38 libri su LA POESIA E LO SPIRITO. La mia vuole essere una recensione che si mette dalla parte del lettore, per cui non sempre positiva, ma certamente costruttiva e comunque sempre rivolta alla singola opera e non all’autore.

Penso che sia un piccolo servizio per la poesia, un lavoro (del tutto gratuito e necessario) volto a creare un piccolo “filtro” davanti alla grande quantità di pubblicazioni poetiche. Continua a leggere

I risvolti profetici di un libro

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(Sarban, Il richiamo del corno, traduzione di Roberto Colajanni, Adelphi, pagine 191,18 euro)

John William Wall, conosciuto come scrittore con lo pseudonimo di Sarban, è stato un diplomatico inglese. Ha pubblicato in vita due raccolte di racconti e un romanzo.

Adelphi riscopre e manda in libreria Il richiamo del corno, un romanzo ucronico e distopico diventato un libro di culto per tutti gli appassionati del genere. Il libro fu pubblicato nel 1952 e alla sua uscita fece subito discutere.

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Dinosauri scrittori & squali editori. La letteratura e l’editoria spiegate ai, ehm, giovani

 

di: Guido Tedoldi

Dopo la lettura di «La città dei libri sognanti» – di: Walter Moers – Salani, 2006, pp. 510, € 16,60 – 1ª edizione: Germania, 2004

Il succo di questo romanzo è la letteratura (amata, dileggiata, descritta, spiegata, incompresa, ecc.) e qualche suo rapporto, perlopiù conflittuale, con l’editoria. Il pubblico cui si rivolge è quello generalista composto da tutti i lettori possibili. Poi però qualche genio del marketing ha guardato la carriera dell’autore, Walter Moers, scoprendo che in Germania è diventato famoso con i fumetti… e allora deve «per forza» essere pubblicato da una etichetta «per ragazzi»… e quindi in Italia i diritti sono stati acquisiti da Salani, la casa editrice di Harry Potter.

Moers medesimo, a quel punto, si è adeguato. Ha preso materiale potenzialmente boriosissimo e l’ha trasformato in una narrazione seriale, di quelle da ziliardi di volumi che fanno pensare agli editori di poter spremere ziliardi di monete dalle tasche dei lettori. E un’occasione si è perduta. Forse, però, non del tutto.

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Femminicidio: un tentativo (maschile) di riscatto

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Qualche pensiero su «Rose Madder», romanzo di Stephen King, Sperling & Kupfer, 1996, pp. 511, L. 32˙900 – Usa, 1995, idem

 

In un tempo come il nostro in cui il femminicidio è uno dei crimini più tragicamente praticati, questo romanzo ha quasi il sapore di un instant book. Invece Stephen King lo ha pubblicato quasi due decenni fa, nel 1995. Il centro del suo discorso è la bestialità umana, e il pregiudizio negativo di alcune parti dell’umanità nei confronti di altre parti: alcuni uomini contro le donne, alcune donne contro gli uomini, alcune persone di buona volontà contro i metodi di alcuni poliziotti moralmente deviati.

Nello svolgersi della vicenda, però, King mostra anche l’opposto. Uomini che amano le donne, donne che amano gli uomini, poliziotti che fanno il loro mestiere per proteggere e non per violentare legalmente.

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Giorgio Faletti e la ricerca del grande romanzo occidentale

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Recensione di «Fuori da un evidente destino» – di: Giorgio Faletti – Baldini Castoldi Dalai, 2006, pp. 492, € 18,90

 

Questo testo ha un prologo: un incontro pubblico avvenuto a Treviglio lo scorso 9 novembre, in cui Giorgio Faletti ha parlato di sé con Andrea Villani. L’incontro era una delle tappe del festival dei narratori italiani «Presente prossimo», organizzato da Raul Montanari in 8 biblioteche della provincia bergamasca – cominciato il 19 ottobre e in programma fino al 17 dicembre (qualche info a questo link). La tappa di Treviglio è stata organizzata in un palazzetto dello sport, e ha avuto un pubblico di 550 persone.

Tutte lì per ascoltare uno scrittore.

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“Il cameriere di Borges”, di Fabio Bussotti

Recensione di Marino Magliani

La copertina di questo libro è una chiave di lettura; non importa se in realtà è una copertina alla quale manca proprio la chiave. Anzi, è molto importante che la chiave non sia al suo posto. Perché nel romanzo di Fabio Bussotti (Il cameriere di Borges, Perdisa pop, 2012) le cose si vedono così, come dal buco di una serratura. Si vedono di rapina. Non siamo a teatro, malgrado l’autore sia un gran nome del palco. Ma stiamo passando per una strada e una scena all’interno di una casa (minima; un vecchio che si prepara il caffellatte) cattura la nostra attenzione e ci blocca. Allora guardiamo attraverso i vetri, con quel senso di colpevolezza e di complicità. Oppure quella che guardiamo è una scena nient’affatto minima, è piuttosto un pezzo di storia, e noi siamo lì, tanti anni fa, in una foresta andina e umida, assieme a un uomo che ascolta il rantolo di un altro uomo che è diventato un’icona del nostro tempo. Continua a leggere

Romanzo per signora, di Piersandro Pallavicini

I libri sono specchi che riflettono le nostre anime, sono scrigni che, a volte, temiamo di aprire, sono amici che ci dicono tutta la verità, sono viaggi che compiamo sui confini delle nostre vite.

I libri ci accompagnano, ci guidano, ci ossessionano, a volte. I libri si fanno trafiggere da noi che li leggiamo e, al contempo, trafiggono il nostro io, lasciando indelebili tracce: tracce di sogni, di sentimenti, di sudate vittorie, di improvvise sconfitte, di amori, di odi, di imperscrutabili e impensabili confronti con le nostre coscienze.

I libri sono dei, sono demoni, sono feticci. I libri sono la salvezza e anche la condanna, il problema e la soluzione, la preghiera e la maledizione.

I libri sono i testimoni e gli interpreti dell’insopprimibile desiderio di raccontare e di raccontarsi che l’umanità da sempre porta celato nel cuore.

E Piersandro Pallavicini racconta e ci racconta una storia. Una storia fatta di libri, di chi li legge e di chi li scrive, di chi li vive e di chi, invece, è da essi vissuto.

Una epifania picaresca, che lentamente dischiude se stessa come solo potrebbe fare un’ostrica degustata sulla Promenade des Anglais. Una epifania picaresca che attraversa una vita, che attraversa più vite, che attraversa presunti trionfi e ineludibili decadimenti, che attraversa realtà che appaiono fittizie e finzioni che invece e paradossalmente sembrano più vere della realtà stessa.

Romanzo per signora è un viaggio al termine di tutto, è una storia che tiene in sé tutte le storie, è un libro che si trasla in altri libri ed è da essi, a sua volta, traslato.

Romanzo per signora è l’irrinunciabile baedeker per comprendere i nostri tempi.

Piersandro Pallavicini, Romanzo per signora, Feltrinelli, pagine 267, euro 17,00.

Alberi, radici, fiori e fuoco: cosa si distilla dalla quintessenza di Tolkien

Articolo di Andrea G. Sciffo

Dal sito di Arianna Editrice

“Ancora Tolkien?” chiedono esasperate le voci, soprattutto italiane. Quando s’imbattono in qualcuno che gli mostra come attorno al tronco dell’opera (ossia all’Opus magnum) de Il Signore degli Anelli continuino a germogliare gemme, ad irrobustirsi rami e branche, a fronteggiare foglie: cioè, i “commenti” che dal 1954, anno della pubblicazione della prima parte della Trilogia, si infoltiscono, in tutte le lingue, da svariati punti di vista critici e ideologici, al punto che Tolkien è oggi stato confrontato con quasi tutto.
Fenomeno unico nella letteratura contemporanea, paragonabile a quanto accadeva con Omero e con la Bibbia (che, secondo una citata indagine britannica, sarebbe l’unico libro al mondo che superi per diffusione The Lord of the Rings). Peraltro, nella cultura anche accademica anglosassone, l’opera tolkieniana è già accettata a pieno titolo nell’ambito di studi accademico, senza false modestie; come dire: tra dieci anni di questo mio preambolo tutto teso contro gli “antitolkienisti” si riderà come di un inutile aggeggio. Continua a leggere

“Guardiani e Source Code, Dick vero e falso”, di Mario Gazzola

da Posthuman.it

Un articolo di Mario Gazzola, esponente del movimento connettivista, sul rapporto tra le opere e le idee del geniale scrittore precursore del Cyberpunk (e fonte d’ispirazione per il Connettivismo), Philip K. Dick, e alcuni recenti film avvicinabili alla sua “fantascientifica” visione del mondo.


Due recenti film di s/f, quello di Nolfi e quello di Jones, sviluppano con maggiore o minore fedeltà e originalità le intuizioni di Philip K. Dick sull’incertezza dell’identità e le dimensioni parallele. Solo uno dei due è davvero tratto da un suo racconto, ma forse non è il più fedele.

L’anno scorso in questo periodo ci stavamo dedicando a Splice e The Box.
Quest’estate 2011, tra i Transformers di cui ci parla Debora, il già sparito Priest di Scott Stewart (peccato, era tratto dal bel manwha di Hyung Min Woo edito in Italia da JPop), non sembra avara sul fronte del fantastico, visto che ci ha offerto Limitless, Source Code e ora I Guardiani del Destino di cui parliamo qui di seguito…. sarà vera gloria? Continua a leggere

La sorprendente soluzione di un mistero millenario: Chi ha ucciso realmente i Proci?

 

Alberto Majrani, Ulisse, Nessuno, Filottete, Logisma Editore www.logisma.it , euro 12

“Quandoque  bonus dormitat Homerus”, ogni tanto dorme  anche il buon Omero, proclamava Orazio… ma è proprio così, oppure  Omero era molto più sveglio di quanto abbiamo sempre creduto?

“L’Odissea di Omero è forse il libro più conosciuto sulla faccia della terra. Chi non ha mai sentito parlare di Ulisse (o Odisseo che dir si voglia) e delle sue peregrinazioni per tornare all’amata isola d’Itaca, dalla fedele moglie Penelope e dal figlio Telemaco? Eppure, finora mai nessuno è stato così folle da pensare che il vero protagonista dell’Odissea non sia… Odisseo, ma un personaggio molto più oscuro, quasi sconosciuto, di cui anche nel testo si parla pochissimo: Filottète. Ma se vorrete seguirmi nell’analisi del capolavoro omerico con questa insolita chiave, vi accorgerete che con essa si aprono quasi tutte le porte.” Così comincia l’autore.,  e Giulio Giorello avverte nella prefazione: “La questione omerica è diventata un labirinto, non meno complesso di quello che si immagina architettato da Dedalo, e in un momento di lucida sincerità Alberto Majrani confessa: “Ma se io fossi così pazzo da scrivere un libro su quest’idea, Lei sarebbe così pazzo da farmene la prefazione?” Il Lei sono io. La mia non mi sembra troppo grande; quanto alla follia dell’Autore, diremo con Manzoni che giudichi chi sa – e con Shakespeare che comunque in tale follia c’è del metodo.” Continua a leggere

Il tempo atletico

 

di Carla Saracino

La meraviglia è certamente una delle forme anteriori dell’amore, tutto quello che prima ci riguarda di una persona o di una cosa e tutto quello che prima ci prepara alla vita. La sua radice originaria comporta qualcosa di visivo. Sarebbe un guardare. In un’accezione meno compressa, potremmo dire che meraviglioso è ogni incondizionato atto di rinuncia al pregiudizio e quindi disposizione al chiedere e al dare ospitalità, ma in senso altamente figurato.

L’ultimo libro di Andrea Leone, Lezioni di crudeltà, Poiesis, pag. 63, euro 12,00, è attraversato dalla meraviglia, ma non convulsamente né, al contrario, passivamente. Un ordine rigoroso detta alla meraviglia i suoi passi affinché essa, sgretolandosi l’incubo del postmoderno, possa rifulgere attraverso un nuovo linguaggio nel mondo delle cose possibilmente inviolate e quindi integre. Continua a leggere

Europa Cristiana Libera

di Mara Macrì presidente di Acta Populi

La Sala del Consiglio del XII Municipio del Comune di Roma è gremita di gente nonostante fuori, nel cortile sotto un cielo grigio, ci siano tre gazzelle della polizia e nove uomini di scorta al freddo, che proteggono Magdi Cristiano Allam.

Intervenuto alla rassegna letteraria Dodici nel 12 “Incontri d’autore”, su invito del Presidente Pasquale Calzetta a presentare il suo ultimo libro “Europa Cristiana Libera” (Mondadori Editore) Allam parla con voce pacata e appassionata, racconta la sua esperienza di vita e di fede ad un pubblico attento e silenzioso, aprendo il dialogo con le frasi introduttive del suo libro:

Sabato 22 marzo 2008, nella notte della Veglia pasquale, dopo cinquantasei anni trascorsi da musulmano, sono rinato nella piena consapevolezza della fede in Cristo, ricevendo dalle mani del suo vicario Papa Benedetto XVI, il battesimo, la cresima e l’eucarestia. Continua a leggere

A dieci minuti da Urano – Carla De Angelis

di Germana Duca Ruggeri

Grandi i meriti etici, civili, letterari della scrittrice romana Carla De Angelis, ma ancora maggiori le connotazioni umane che le derivano dall’esperienza di madre, che tanta parte di vita, anche feriale, inserra ed espone. La sua unica figlia, Roberta, già incontrata fra i versi di “Salutami il mare” e nel libro “Diversità apparenti”, scritto in collaborazione con Stefano Martello, in questa nuova raccolta, sottotitolata <<poesie di tentata conquista>>, appare controluce. Come filigrana posta a risguardo delle circa ottanta liriche che la compongono, sotto gli influssi tempestosi e illuminanti di Urano: “folgori che squarciano il buio, aprono la mente, indicano nuove strade”, scrive Alessandro Ramberti sulla bandella. Un denso ininterrotto fluire di stati dell’animo nei moti del pensiero, e viceversa, mentre “il corpus dello scritto e l’animus che lo sottende” vanno alla tentata conquista di un cammino, scegliendo come bussola la responsabilità e il rispetto. Continua a leggere

La parola e lo spessore

Dice bene Lucini parlando di durata, di opere che restano perché continuano a provocare una reazione non solo estetica, ma anche esistenziale. Cosa ti ho dato di buono / Non lo so: la grandezza della poesia è nell’incoscienza di un dono inestimabile, non quantificabile, capace di cambiare il corso della storia personale e universale. Sono così le poesie di Fortini, Betocchi, Pasolini; così le tue, tracce invisibili che scavano nel cuore, lasciando questioni in sospeso che perdurano in un loro lavorio sommerso: Vita non è solo quella che vedi, Ce n’è un’altra nascosta; uno spessore, appunto, attingibile solo da chi ha una vocazione da speleologo, umile e pronto a un eroismo non riconosciuto né rimunerato. Continua a leggere