Archivi tag: Recensioni

Alessio Torino: una vista eccezionale

 

di Paolo Pegoraro

Alessio Torino è un autore da tenere d’occhio. Dalla scarna bandella di Undici decimi, scopriamo soltanto che è urbinate, nato nel 1975, e che questo è il suo primo romanzo. Dalla qualità della scrittura non si direbbe. Undici decimi è fatto di tanti piccoli tocchi di genio e di una lingua raffinata e precisa, nemica del generico, ma che pure si diverte giocando a nascondino: a cosa farà riferimento il titolo, per esempio? All’interno del romanzo non viene spiegato… Indagando un poco, si scopre che Alessio Torino insegna lettere classiche e ha curato seminari di traduzione, che il libro ha attirato l’attenzione di un critico come Claudio Magris, che è stato chiamato in concorso al Campiello, che ha vinto il Premio Frontino ex aequo con il non certo esordiente Marcello Fois. Insomma, sarà pure il suo primo romanzo, ma per tanti autori meno scrupolosi potrebbe benissimo rappresentare la tappa d’arrivo. E invece è di prossima uscita il suo secondo titolo, Tetano, per Minimum fax. Continua a leggere

Nel grande show della democrazia


di Guido Michelone

Marco Bosonetto, Nel grande show della democrazia, Laurana Editore, Milano 2010, euro 16,50

È un romanzo di fantascienza, o meglio di fantapolitica, il sesto libro (e quinta opera narrativa) del quarantene cuneese Marco Bosonetto. Ma la fantapolitica, a parte qualche efficace trovata – in primis quella del televoto per eleggere la Presidenza del Consiglio – sa molto di vicinanza storica, nel senso che nella pur complessa trama di personaggi e avvenimenti, è facile riconoscere subito un richiamo diretto alla stretta attualità. Continua a leggere

Valter Binaghi: degli dèi, degli eroi e degli uomini.

di Paolo Pegoraro

Pare interminabile il piagnisteo circa l’incapacità del romanzo italiano di raccontare grandi storie, lasciandosi alle spalle la stagione dei referti sociologici, della risata funerea che tutto caricaturizza, dei giochi combinatori e delle dietrologie mascherate da noir cosmici. Curiosamente però, quando un romanzo osa per davvero il colpo d’ala, l’appoggio di un grande editore non lo si trova neppure a cercarlo con il lanternino. Neppure quando – come nel caso di questo romanzo – a sostenerlo ci sono firme come Tullio Avoledo, Giuseppe Genna, Alessandro Zaccuri o Giulio Mozzi. E così I custodi del Talismano di Valter Binaghi (ed. Sottovoce, pp. 237, € 13,50), dopo aver pellegrinato di redazione in redazione, esce come primo titolo di una nuova casa editrice, il marchio Sottovoce. E dire che Binaghi non è certo scrittore di primo pelo: di romanzi ne ha già pubblicati otto, portandosi a casa anche belle soddisfazioni di lettori e di critica. Definire “stimolante” il suo percorso sarebbe riduttivo. Redattore della rivista di controcultura Re Nudo negli anni Settanta, aveva accantonato la scrittura per insegnare storia e filosofia nei licei. Per trent’anni. Continua a leggere

50 anni per il capolavoro di Flannery O’Connor

Mezzo secolo fa vedeva la luce Il cielo è dei violenti di Flannery O’Connor (1960), uno dei massimi capolavori della letteratura americana. Un romanzo tanto perfetto quanto urtante. «Inaffondabile» l’ha definito il critico Harold Bloom, neanche parlasse di un caccia torpediniere, e bisogna dargli ragione. Anche se piuttosto breve, leggerlo richiede tempo. Le pagine sono robuste e sostanziose come razioni di pane nero e lardo: impossibile digerirne più di una ventina al giorno. Ogni parola è definitiva, ogni frase pare incisa nella pietra e nel cielo. Il cielo è dei violenti rappresenta il vertice di un’esistenza interamente dedicata alla scrittura, che la O’Connor intese sempre come precisa, esigentissima vocazione. Non ho più letto nulla di simile e, forse, neppure esiste. Continua a leggere

Assalto al cielo

di Pasquale Vitagliano

Maria Grazia Calandrone, Atto di vita nascente, Lietocolle

“L’Atto di vita nascente” di Maria Grazia Calandrone è un assalto al cielo. Infine il cielo, l’opera che si compie sui carri./ E’ la conformazione aerea del pensiero/ che si addensa, a delimitare l’altezza/ o la prudenza di una temporanea interruzione, l’abitudine fatta/ alle cadute acustiche dei voli. Il cielo tuttavia è troppo lontano dalla terra e non basta salire sugli alberi, innestarsi con essi, per toccarlo con un dito di stupore. C’è bisogno di un capovolgimento. Questo corpo cadendo farà musica. Il colloquio/ delle basse quote/ è conservato nei fiumi./ Come un riso che davvero comincia dagli angeli. Così il cielo viene messo a terra. Questi versi di una delle più apprezzate voci poetiche contemporanee costituiscono il “Documento celeste” di tale sovvertimento. Continua a leggere

Cartoline dai morti

di  Domenico Scarpa

Franco Arminio, Cartoline dai morti, Nottetempo, 2010


«Stavo giocando a biliardo. Poi la solita storia: fatelo bere, fatelo sedere. Qualcuno che ti tocca il polso, qualcuno che pronuncia continuamente il tuo nome». La solita storia è quella che tutti sappiamo ma nessuno di noi conosce. In Cartoline dai morti – il titolo del libro e questo primo campione basteranno a capire cos’è – Franco Arminio ce la fa vedere dall’altra parte, dalla prospettiva appunto della morte. Arminio, che si definisce «paesologo» ossia visitatore e curatore di piccole geografie malvive, si trova stavolta a essere lui stesso una destinazione; le cartoline che ha raccolto sono 128, la più lunga copre tredici righe, le più brevi un rigo solo, la misura media è sulle tre-cinque righe, due o tre frasi che gli bastano ad aprire uno spiraglio narrativo: «Mio marito mi ha gettata nel pozzo. Gli è venuta una furia, una forza che non gli avevo mai visto. Ho gridato mentre mi trascinava, ma non c’era nessuno, solo le rondini che facevano avanti e indietro per farsi il nido sotto il tetto della nostra casa». Continua a leggere

Al di là del cancro

 

 

Di Antonio Imbò(*)

Nell’Avvertenza l’autore scrive che  il suo non vuol essere altro che il tentativo, a mio avviso riuscito, di dare significato a ciò che, d’un tratto, gli appare incomprensibile. Dare, cioè, un senso a quello che all’improvviso gli è accaduto, la sua malattia… E per farlo Benemeglio si consegna alla parola, alla scrittura che in questo modo acquista una funzione, direi, terapeutica.  A pagina 60 leggiamo: “Vivere eternamente grazie alla parola, vivere nella parola, grazie alla magia della parola”. Questa dichiarazione ci rimanda, come sappiamo, alla natura salvifica della parola, e più precisamente ci ricorda il possibile riscatto, la via d’uscita che offre la narrazione. Narrare vuol dire procrastinare, differire, rinviare l’appuntamento col proprio destino. Fintantoché si racconta una storia la morte può attendere. Continua a leggere

L’egemonia sottoculturale

di Massimiliano Panarari

Metamorfosi della società e dirompente passaggio di cultura. È così che possiamo classificare il mutamento socio-culturale (e, per certi versi, persino antropologico) prodottosi in Italia a partire dagli anni Ottanta del Novecento, il trionfo anche da noi dell’edonismo reaganiano (all’insegna, naturalmente, di alcune specificità classicamente nazionali). Continua a leggere

La poesia del mondo e il respiro dell’eterno

 

Matteo Bonsante, Dismisure, Manni Editore, settembre 2010

di Stefano Guglielmin

Al di là dello specifico stilistico, sul quale torneremo più avanti, ciò che massimamente incanta della scrittura di Matteo Bonsante è il rigore, la tensione intellettiva con cui egli, sin dall’inizio del suo operare, dà voce alla domanda “perché esiste l’essere piuttosto che il nulla”, urgenza in lui anzitutto esistenziale, di uomo la cui meraviglia per il creato diventa immediato riconoscimento dell’impossibilità di composizione unitaria della totalità, consapevolezza di una dismisura che pervade l’intero, che lo costituisce essenzialmente. La percezione di un resto inscritto nel conto tondo, di una ferita angosciosa nel bello e buono dell’esistenza, la verità dell’essere incarnati in un’origine imprendibile costituiscono infatti il fondo inquieto dell’autore sin da Bilico, il suo primo libro, background radicato in una tradizione plurale, incentrata sul pensiero del finito, messo al centro di una costellazione ontologica in cui il particolare è coessenziale all’universale. Continua a leggere

Melissa P. fa la cartomante su La 7 (e pubblica romanzi)

(la foto di Nadav Kander è di gran lunga la cosa migliore)

Questo libro si chiama Tre, ha 164 pagine e costa 16 euro. Vi si raccontano le storie di Gunther, George e Larissa, più svariati altri, che hanno svariati obiettivi nella vita: mangiare (male), bere (peggio), spostarsi da un luogo all’altro senza una ragione precisa, ammucchiarsi senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, come da dettato costituzionale. Il racconto è diviso a metà fra Roma e Buenos Aires, che potrebbero essere anche Torino e Lima: i luoghi fisici non hanno grande importanza, i paesaggi costruiti nemmeno. All’autrice, che 7 anni fa era una ragazzina e ora, comprensibilmente, non più, interessano i corpi; beninteso vissuti fino al degrado, maltrattati e strapazzati come si conviene a un romanzo italiano oltraggioso pubblicato presso Stile Libero. Come in ogni buona fiction da prima serata di Rai1, sovrabbondano i dialoghi. Continua a leggere

Luoghi incerti

Stefanie Golisch, Luoghi incerti, Cosmo Iannone – 2010

di Raffaele Taddeo

Qual è il senso di uno scritto letterario? Qual è il senso della letteratura? Qual è la verità? La Letteratura è verità? Chi siamo noi? Qual è la nostra identità? Quella che viviamo, che ci dicono gli altri o quella che ci siamo appiccicati addosso come una maschera?

Qual è il grado della nostra autenticità? Siamo capaci di essere sinceri con noi o nessuno di noi lo è mai con se stesso, nella relazione con l’altro, sia anche l’altra metà della coppia?

Queste domande insistono come spade di Damocle nella testa del lettore di questo straordinario testo di Stefanie Golisch. Perché la lettura non permette un distanziamento dalle questioni che sono poste, non permette che si rimanga indifferenti. Continua a leggere

Remo Bassini – Bastardo posto

di Guido Michelone

Giunto al quinto romanzo, Remo Bassini vercellese di origini toscane licenzi forse quello che a tutt’ oggi può ritenersi il capitolo migliore di una pentalogia in itinere – Il quaderno delle voci rubate, Dicono di Clelia, Lo scommettitore, La donna che parlava con i morti – già improntata alle miserie e ai misteri del vissuto quotidiano: fra realtà e noir, naturalismo e ‘ metagenere’ , con un linguaggio essenziale quasi scarnificato, che ricorda magari certa narrativa nordamericana, la fiction di Remo Bassini in Bastardo posto recupera anche lo psicologismo della grande letteratura novecentesca, puntando altresì su modelli affabulatori che di proposito scombinano la sequenza logica di fatti e avvenimenti: l’ obiettivo è forse “ governare il tempo” , come sottolinea Alberto Odone, pensando a questo romanzo costruito su diversi assi cronologici stratificati, in cui l’ Autore svela (o cela) i segreti dei vari argomenti inscenati. Continua a leggere

Poesie per un no

Roberto Rossi Testa, Poesie per un no, Nino Aragno Editore

Molte cose, magari anche contraddittorie, rappresenta e contiene l’ultimo libro di versi di Roberto Rossi Testa, Poesie per un no, appena uscito presso Nino Aragno Editore.
Innanzitutto vi si trovano raggi di luce che fendono la tenebra di questi nostri giorni disperati; e nondimeno esso è un’agenda con l’indirizzo della morte, che molti hanno smarrito, forse per averlo riportato su un foglietto volante: magari quello dei quotidiani o dei talk show, che durano il tempo dello spettacolo e lasciano dietro di sé, come unico frutto, una scia di veleni; mentre, assecondando l’umano, l’esortazione di Rossi Testa è la seguente: “riaccendi i lumi stanchi/ di chi ti trovi accanto”, insegnando a “non contare le ore”, ma semplicemente a viverle.
Ecco, qui si possono trovare le “primizie d’altri regni”, che parevano perdute nel marciume quotidiano, nell’immondizia dilagante, di cui quella materiale è solo un simbolo sfocato. Continua a leggere

Hanno amore

Gianluca Chierici, Hanno amore , Perdisa, 2010

di Lorenzo Chiuchiù

Cosa accadrebbe se Diana, Grande Madre della luce riflessa, tornasse nei sogni di un bambino? Cosa se il sogno, lungi dall’essere solo una fantasmagoria dell’inconscio, fosse l’“altro stato” (E. T. A. Hoffmann) nel quale la cosiddetta realtà comincia a mostrare la sua illusorietà, la sua dipendenza da potenze notturne? È questo il cuore del romanzo breve di Gianluca Chierici. Continua a leggere

Un’altra vita

di Pasquale Vitagliano

Paolo Ruffilli, Un’altra vita, Fazi, 2001

Venti storie d’amore in cerca di Un’altra vita. Già nel titolo, l’ultima opera di Paolo Ruffilli è per il lettore una promessa. Storie divise in quattro stanze, scandite dal succedersi delle stagioni. Ciascuno dei racconti è dedicato ad un autore, un grande scrittore assunto più a testimone che a ispiratore di quella precisa narrazione. All’inizio ci sono le stagioni, secondo un ciclo personale che parte dall’estate e termina con la primavera, per ricominciare, si immagina, di nuovo e all’infinito. Poi ci sono gli autori, da Raymond Carver a Elsa Morante, da Franz Kafka ad Anna Maria Ortese, solo per citarne alcuni. Uno per ciascun racconto, come si è detto. Ma l’intero libro potrebbe essere dedicato a Walt Whitman. “Ricorda non temere, sii candido,/ promulga il corpo e l’anima,/ sosta un poco e procedi,/ sii copioso, temperato, casto, magnetico,/ e ciò che tu hai sparso possa allora/ tornare come le stagioni ritornano (…)”. Continua a leggere

Come affrontare la fine di uno “stato di grazia”

di Paolo Pegoraro

Pochi mesi prima che Benedetto XVI inaugurasse l’Anno Sacerdotale era uscito uno dei rari romanzi contemporanei ad avere per protagonista un parroco. Il ragazzo che credeva in Dio di Vito Bruno (Fazi 2009, pp. 407, € 19) racconta la storia di don Carmine, sacerdote tarantino alla soglia dei cinquanta, travolto da una «normalità implacabile» e dall’«orgia di dolore» nella quale si dibattono i suoi parrocchiani. Carmine non ha smesso di credere in Dio, tuttavia non lo avverte più con quell’ardore che, nell’adolescenza, lo aveva spinto a entrare in seminario. Cosa succede quando avvertiamo il vacillare del nostro “stato di grazia”? È possibile restare fedeli alle promesse della propria giovinezza? Il romanzo attraversa la crisi individuale immergendosi nella vita di altre persone: nessuna perfetta, nessuna intangibile al dolore, tutte – in fondo – accomunate dalla tentazione della resa alla disillusione. Tutte che guardano a don Carmine per avere una risposta. E la risposta offerta nelle ultime pagine, lontana dal granitico eroismo di molti preti della letteratura, era comunque pudica e credibile: sì, con il sostegno di una comunità è possibile tornare a intuire la bellezza semplice e immediata della propria fede. Ed è possibile continuare a trasmetterla.
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Un viaggio con Francis Bacon

Franz Krauspenhaar, Un viaggio con Francis Bacon, Zona 9Volt, 2010

di Pasquale Vitagliano

Dunque per filmare un pezzo di storia di Bacon era necessario andare oltre il racconto”. Franz Krauspenhaar sta raccontando un film sul grande pittore, e in realtà parla della sua stessa opera su Francis Bacon e la definisce. “Ieri rivedo attentamente Love is the devil, il film sul genio del cineasta inglese John Maybury, del 1998, con uno straordinario Derek Jacobi nei panni di Bacon. E’ un Portrait of Francis Bacon, come recita adeguatamente il sottotitolo. (…) Il regista tenta la strada della rappresentazione caotica”. Quello di Kraupenhaar non è ritratto, ma un viaggio, anche questo caotico e circolare: non una ricostruzione lineare dell’artista e della sua opera ma una immersione in apnea dentro l’anima liquefatta dell’autore-personaggio; un viaggio nel corpo umano della sua pittura. “Le figure attorno al suo sguardo impietoso si sfaldano, come si sfaldano le figure dei suoi quadri. I connotati dei visi, visti quasi tutti di profilo, si allungano e si perdono contro gli sfondi, producendo scie di luce e colore”. Il Francis Bacon di FK finisce per assomigliare all’essere umano che egli stesso ha dipinto. Continua a leggere

La inquieta e affascinante follia della parola

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di Roberto Roversi

Nelle pagine di prefazione (o di introduzione) di Francesco Pontorno è detto tutto ciò che si doveva dire, non c’è quindi bisogno di completare o aggiungere nulla, nello specifico e per l’occasione. Su queste pagine, posso semmai prendermi l’arbitrio, controllato, di stendere una breve riflessione semplicemente da lettore; su questo volume di Bordini che ha il merito e la forza (come è stato detto) di srotolare problemi, emozioni, violenze utili e riflessive. Proprio cosí. Continua a leggere

Nota a Sapienziali di G. Lucini

di Giorgio Linguaglossa

G. Lucini, Sapienziali, Puntoacapo, Novi Ligure 2010

Nel saggio giovanile Tradizione e talento individuale del 1917 Eliot formula il problema con pragmatica chiarezza: «La tradizione non è un patrimonio che si possa tranquillamente ereditare; chi vuole impossessarsene deve conquistarla con grande fatica. Essa esige, anzitutto, che si abbia un buon senso storico». Nella sua opera successiva il poeta inglese annuncia l’esaurimento della modernità. Continua a leggere

L’ineffabile segreto della stanza del cuore

di Franco Lanza

«Recitare significa essere un altro: con questa raccomandazione di tecnica interpretativa e di sagacia professionale una ragazza a nome Cristiana si appresta ad entrare nell’esperienza drammaturgica, non senza aver prima vissuto e sofferto in proprio il gran te ma della realtà e della finzione. E’ infatti figlia di genitori separati ed ha assistito precocemente alla precarietà degli affetti che si sfaldano sotto la sferza delle ambizioni sbagliate e delle passioni egoisticamente incapaci di coordinarsi con i valori; per giunta è anoressica, lunatica, insoddisfatta sia degli studi sia delle varie «evasioni» giovanili e disposta se necessario a sottoporsi a trattamenti psicanalitici. Quando Simone, il giovaneregista che crede nelle sue qualità, le propone di visitare il monastero di Santo Spirito per osservare da vicino le monache di clausura in vista di un film su una misteriosa suorCrocifissa morta da poco in fama di santità, accetta di buon grado il programma ed entra per un paio di giorni in quel mondo così estraneo alla modernità, che per la suaanomalia l’at trae ed insieme respinge. Continua a leggere