CRESTOMAZIA 23: René Char, “Giorno orrendo…”

Giorno orrendo! Ho assistito, qualche centinaio di metri distante, all’esecuzione di B. C’era solo da premere il grilletto del mitra e poteva essere salvo! Eravamo sulle alture che dominano Céreste, la boscaglia piena zeppa d’armi e noi in numero almeno pari alle SS, ignare della nostra presenza. Agli occhi dovunque imploranti attorno a me il segnale del fuoco, ho risposto di no col capo… Sotto il sole di giugno un freddo polare mi filtrava nelle ossa.
E’ caduto come non ravvisando i suoi carnefici e così leggero, m’è parso, che il minimo soffio di vento avrebbe dovuto sollevarlo da terra.
Non ho dato il segnale perché il villaggio doveva a qualunque costo essere risparmiato. Che cos’è un villaggio? Un villaggio simile a un altro? Forse lo ha saputo, lui, in quell’ultimo istante?

(trad. Vittorio Sereni)

René Char, Fogli d’Ipnos in Poesia e prose, Feltrinelli, 1962, pp.132-133


“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

Rimbaud, la gioia della libertà degli altri

Arthur Rimbaud, Charleville, 20 ottobre 1854, Marsiglia, 10 novembre 1891
oggi compie 155 anni

di René Char

RimbaudCon Rimbaud la poesia ha cessato di essere un genere letterario, una competizione. Prima di lui, Eraclito e un pittore, Georges de La Tour, avevano costruito e mostrato quale Casa tra tutte l’uomo doveva abitare: dimora per l’ispirazione e nello stesso tempo per la meditazione. Baudelaire è il genio più umano di tutta la civiltà cristiana. Il suo canto incarna quest’ultima nella sua coscienza, nella sua gloria, nel suo rimorso, nella sua maledizione, nell’istante della sua decollazione, della sua detestazione, della sua apocalissi. “ I poeti, scrive Holderlin, si rivelano per la maggior parte all’inizio e alla fine di un’era. E’ con i canti che i popoli lasciano il cielo della loro infanzia per entrare nella vita attiva, nel regno della civiltà. E’ con i canti che ritornano alla vita primitiva. L’arte è la transizione dalla natura alla civiltà, e dalla civiltà alla natura”.
Rimbaud è il primo poeta di una civiltà non ancora apparsa, civiltà i cui orizzonti e le cui pareti non sono che paglie furiose. Per parafrasare Maurice Blanchot, ecco un’esperienza della totalità, fondata nel futuro, espiata nel presente, che non ha altra autorità se non la sua. Ma se sapessi che cos’è Rimbaud per me, saprei cos’è la poesia davanti a me, e non dovrei più scriverla…

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Buon compleanno René Char

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In poesia, non si abita che il luogo che si lascia, non si crea che l’opera da cui ci si distacca, non si ottiene la durata che distruggendo il tempo. Ma tutto ciò che si ottiene con rottura, distacco e negazione, non lo si ottiene che per gli altri. La prigione si richiude subito sull’evaso. Il liberatore è libero solo negli altri. Il poeta gioisce solo della libertà degli altri.
René Char

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La terra di Mirò

Mirò: la terra. Palazzo dei Diamanti – Ferrara – dal 17 febbraio al 25 maggio.

René Char su Mirò

Un lungo risveglio, la distesa appena lasciata e, davanti, il mondo che plana ancora prima di ricadere nell’ordine stretto, l’istante in cui la coscienza non ha toccato terra – questa parte meno ostensibile di noi, la più lontana, che c’incanta come una gioia ben nostra, ma separata da noi, del contraddittore divenuto muto; questa parte ricevuta senza accesso, aperta all’improvviso, esposta e preservata non si sa come – ecco quel che Mirò ci chiede d’essere. Uno sguardo non formulato.

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