Qol demama daqqa


Non ho bisogno di scrivere poesie.
C’è la vita che esplode
come il frutto di una mente concentrata
per accogliere il dono.
So che mi vuoi:
l’infinito mi abita e il mutuo da pagare
è la morte per croce, il grido del tuo venerdì
che squarcia i veli,
i muri che qualcuno
a nostra insaputa costruisce:
una pianta velenosa
che potrebbe folgorarci all’istante,
se il battito del cuore, questo segno tenace,
l’ultima Thule della vocazione,
il tesoro prezioso consegnato
al monte dei pegni del tuo desiderio
di perdono, se il respiro
non potesse intendere che questo:
Io ti amo, da sempre,
memoria senza inizio
e senza fine.