I fatti inspiegabili

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di Riccardo Ferrazzi

I fatti inspiegabili possono presentarsi nelle forme più diverse, ma i più citati sono probabilmente i presagi che, in forma esplicita o sotto metafora, sembrano prefigurare il futuro. Anche in questo caso bisogna sottolineare che si tratta di fenomeni tutt’altro che rari.
Quante volte ci è capitato di commentare: “me lo sentivo che sarebbe andata così!”. Quante volte ci siamo rammaricati: “ah, se avessi dato retta al mio presentimento!”. Con queste espressioni amareggiate è come se chiudessimo la pratica: è andata così, pazienza. E non approfondiamo, perché temiamo di inoltrarci in un terreno cosparso di trappole e sabbie mobili. Continua a leggere

Sincronicità

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di Riccardo Ferrazzi

Fortunatamente non tutti gli scienziati si lasciano bloccare dai loro tabù. Dato che la via maestra per risolvere i problemi consiste nel formulare ipotesi che poi devono essere verificate, ogni tanto a qualcuno capita di uscire dai binari.
Nel secolo scorso medici, storici, etnologi e antropologi hanno svolto indagini nei campi più disparati, arrivando a sfiorare forme di commistione con discipline trascurate dalla scienza ufficiale; ma nessuno era arrivato a formulare una teoria generale sui fatti “casuali” e nemmeno a indicare un metodo di indagine. Fino a quando Carl Gustav Jung (che, se non il padre, è come minimo lo zio della psicanalisi) pubblicò nel 1952 un saggio intitolato “Sincronicità come principio di nessi acausali”. Continua a leggere

ESTETICA DEL MITO E SCRITTURA MITOPOIETICA IN RICCARDO FERRAZZI

Riccardo Ferrazzi, Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggioESTETICA DEL MITO E SCRITTURA MITOPOIETICA IN RICCARDO FERRAZZI in Riccardo Ferrazzi, Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio, Fusta Editore, 2016.

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di Giuseppe Panella

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«Ciò che è stato storicamente, ritorna con la morte nell’ambito della natura, e ciò che è stato naturalmente ricade infine con la morte nell’ambito della storia»

(Walter Benjamin)

Questo importante libro di Riccardo Ferrazzi non si presenta con i caratteri del classico studio accademico e paludato sul mito ma come una ricerca sul campo. L’autore esamina in dettaglio gli aspetti del problema che lo affascinano e che gli competono maggiormente e poi trae le proprie conclusioni da scrittore piuttosto che da antropologo o da etnologo (come accade di solito negli studi dedicati alla natura mitica dell’immaginario collettivo o della società umana).

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Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio, di Riccardo Ferrazzi

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È una straordinaria carrellata di avventure questo libro di Riccardo Ferrazzi, che descrive miti e leggende come fossero le ultime vicissitudini del vicino di casa. L’intenzione di fondo si palesa già nel titolo: Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio (Fusta Editore, collana Bassa Stagione). Continua a leggere

Due poeti. Pietro Amerio e Rudy Toffanetti

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di Riccardo Ferrazzi

Presso l’editore Aragno (nel cui catalogo figurano tre titoli del nostro indimenticato Roberto Rossi Testa) escono due libri di poesia che, in modi inconsueti, si distaccano dalla produzione corrente. Si tratta di Altre parole di Piero Amerio e Sul confine di Rudy Toffanetti, autori quanto mai diversi tra loro: Amerio è psicologo, professore universitario e saggista, che da sempre coltiva la poesia come otium letterario e cioè come impegno, rigoroso ma libero dai vincoli della vita quotidiana; Toffanetti è un giovane poco più che ventenne, alla sua prima pubblicazione. Continua a leggere

Liguria Spagna e altre scritture nomadi, di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi

Magliani
Prefazione di Giuseppe Panella

Sì, viaggiare…
Letteratura di viaggio e stile della visione

«Potrei cominciare l’elogio del mio viaggio col dire che non m’è costato un quattrino: il che costituisce un punto degno di considerazione. Per questo dunque, esso sarà soprattutto decantato e applaudito dalla gente di modesta condizione. Ma c’è un’altra categoria, presso cui esso è ancor più sicuro di ottenere successo per la stessa ragione che non costa un quattrino. Chi sono dunque costoro? Come, me lo chiedete? Sono i ricchi. Inoltre, questo modo di viaggiare offre non pochi vantaggi agli ammalati, i quali non avranno più da temere l’inclemenza del tempo e delle stagioni. Quanto poi ai timorosi, questi saranno al sicuro dai ladri, non incontreranno precipizi e paludi»
(Xavier de Maistre, Viaggio intorno alla mia camera) Continua a leggere

In fretta, lentamente, di Riccardo Ferrazzi

In Anzianifretta, lentamente, tutto cambia

I miei coetanei penseranno “sai che novità”, mentre chi ha venti o trent’anni alzerà le spalle. Ma non c’è niente da fare: ognuno sperimenta certe cose una volta nella vita e, quando gli capita, ha l’impressione di averle scoperte lui. E le dice. Continua a leggere

CIPANGO CIPANGO! Un’intervista a Riccardo Ferrazzi a cura di Marino Magliani

Riccardo Ferrazzi, Cipango Riccardo Ferrazzi, Cipango! Editore Leone, 2013, pp.407, € 14,00

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di Marino Magliani

Magliani: Ne Il Milione, Cipango, o Zipangu, dovrebbe essere il Giappone. Marco Polo, pur non essendoci mai stato, sostiene che sia un’isola di dimensioni grandi e letteralmente piena d’oro. Cipango diventa il sogno di tanti avventurieri, viaggiatori come Cristoforo Colombo. Come nasce il sogno di Cipango per uno scrittore del Novecento?

Ferrazzi: Per essere precisi, Marco Polo parla di un’isola a 1500 miglia di distanza, cioè a quasi 30 gradi di longitudine. Non può trattarsi del Giappone, che è molto più vicino al Celeste Impero (e dove di oro non ce n’è). Secondo me, Cipango era la California (dove l’oro c’era, eccome). Marco Polo ebbe notizia di Cipango intorno al 1280, dunque la navigazione oceanica doveva essere stata praticata dai cinesi nel Tredicesimo secolo e forse anche prima.

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Diventare se stessi, di Fabrizio Centofanti

Diventare se stessi
Prefazione di Riccardo Ferrazzi

Non si può chiedere a un narratore di essere sincero, meno che mai quando scrive la sua autobiografia. Ma c’è modo e modo di narrare la storia di una vita. Continua a leggere

Salva L’Anima, di Fabrizio Centofanti

Salva L'Anima
di Riccardo Ferrazzi

Federico Garcia Lorca aveva una predilezione particolare per i gitani. Da poeta, vedeva in loro il simbolo della libertà, una libertà così totale da non aver bisogno di uno scopo. Anzi, una libertà che vuole essere scopo a se stessa perché qualunque altro scopo imporrebbe delle regole, e allora dove andrebbe a finire la libertà? Continua a leggere

Cipango! di Riccardo Ferrazzi

Cipango!

Generalmente parlando, i romanzi storici non li digerisco. Sono allergico all’armamentario pronto all’uso della docufiction, allo sferragliare di meccanismi arrugginiti, sovvenzionati da apparati polverosi che tengono artificialmente in vita il Saviano di turno, esibendolo negli antri tristi dei fabiofazi o dei corradoaugias, col contorno squallido di claques sottopagate. Ho smesso di inviare romanzi alle mummie imbalsamate della pseudo intellighenzia nostrana, eterodiretta da uno dei tanti potentati economici, possibilmente di sinistra, ma non solo. Continua a leggere

Yehoshua

di Riccardo Ferrazzi
Gerusalemme via dolorosa
Leggere queste pagine mi ha fatto tornare con la memoria a Gerusalemme. Ci andai molti anni fa, quando ero più giovane e in una diversa disposizione di spirito. Ci andai quasi per caso, perché mi trovavo per lavoro a Tel Aviv e di sabato non avevo niente da fare. Non ci andai con lo spirito del pellegrino, ma con l’animo poco devoto di un trentacinquenne in carriera, che ha in testa cose concrete e a Gerusalemme cerca l’arte, la storia, le basi della sua cultura, più che della sua religione.
Fu un’esperienza strana, e leggo nel romanzo di Fabrizio che tanta stranezza deve aver toccato anche lui. Dal punto di vista urbanistico la città è dominata dalle due moschee di Omar e di Al Aqsa. Il Muro del Pianto è lì a ridosso e sembra che sgomiti per farsi vedere ma, distrutto com’è, non ha l’impatto visivo delle due moschee. La via Dolorosa è un budello percorrendo il quale bisogna concentrarsi e mettercela tutta per trovare qualcosa che risvegli l’emozione della tragedia di Gesù. In mezzo a turisti di tutto il mondo, che non si capisce bene cosa stiano cercando (come me: anch’io non lo sapevo), nel caldo torrido sfilavano gli ebrei ortodossi askenaziti, sudati e puzzolenti nei loro abiti pesanti e incongrui, con in testa un cappellone di pelo; e le vie erano piene di arabi dall’aria incazzata. Non ho mai visto una città araba in cui gli abitanti avessero facce così perennemente incazzate.
In mezzo a questa folla, circondato da queste facce, salivo per la via Dolorosa e pensavo di essere un mostro: perché non mi concentravo sul dolore di un uomo picchiato a sangue con trentanove frustate e costretto a portare in spalla lo strumento della sua morte? Non ci riuscivo: ciò che mi circondava era così assurdo! Continua a leggere

Stelle, di Fabrizio Centofanti

Stelle

di Riccardo Ferrazzi

Edito da Effatà, esce l’ultimo libro di Fabrizio Centofanti. È qualcosa di notevole nel panorama della letteratura italiana contemporanea. Notevole perché unico. Dal punto di vista tecnico può forse essere accostato al flusso di coscienza alla maniera di Javier Marias; ma, al di là degli schemi narrativi canonici, Stelle non è uno di quei facili romanzetti che ingombrano i banchi delle librerie. Costringe a pensare, anche a costo di allontanarsi dal testo, anche perché dipanare le vicende che intrecciano i molti personaggi potrebbe perfino smorzare l’impressione, l’impatto della lettura, che riporta in vita le atmosfere di eccesso romantico dello Streben e dello Sturm und Drang. Continua a leggere

Le monetine del Raphael

le monetine del raphael

di Riccardo Ferrazzi

Caro Franz,
ho letto Le monetine del Raphael e ti ho ritrovato: il Franz di Le cose come stanno e di Era mio padre. Con uno sviluppo specifico: tanta gente, con l’avanzare dell’età, perde la voglia di incazzarsi. Per stanchezza, per disillusione. Tu invece hai la rabbia nel DNA e se non ti incazzi ti manca l’aria.
In questo tuo ultimo libro la rabbia c’è tutta, apparentemente concentrata sulla storia italiana, dalla guerra a mani pulite. In realtà è una rabbia cosmica, sistemica, totale, espressa in pagine a rettangolo pieno, praticamente senza dialogo (un azzardo stilistico, ma anche una scelta obbligata); non un flusso di coscienza ma un lungo ragionamento alla Thomas Bernhard, costellato di osservazioni acute, intelligenti, in gran parte condivisibili. Continua a leggere

È la scrittura, bellezza!

Recensione di Riccardo Ferrazzi

È la scrittura, bellezza!, edito da Clinamen, è un romanzo-saggio come non se ne scrivevano più dai tempi de L’Uomo senza qualità o di Morte nel pomeriggio. Un meta-romanzo il cui protagonista è la Scrittura che parla di se stessa attraverso l’interagire di tantissimi personaggi. Ci vuole una bella dose di coraggio, o forse di incoscienza, per concepire e portare avanti un progetto come questo.
Eppure Fabrizio Centofanti ci riesce, reclamando i diritti della creatività folle e insofferente di qualunque regola, contro le pretese di chi vorrebbe imporle limiti e leggi. Ci riesce soprattutto con l’ironia. E basti un esempio: la scena in cui Giulio Mozzi, novello Mosé, scende dalla cima di un monte con le tavole della legge (della letteratura) e si scontra con Baricco-Vitello d’oro è semplicemente formidabile, un capolavoro di mise en abîme.
È curioso (ma è anche un evidente segnale di maturità narrativa) che proprio Centofanti, poeta e sacerdote, arrivi a coltivare questo genere, a ritenerlo il modo migliore per esporre il suo punto di vista. La sua ironia, che non ha proprio niente di pretesco, svaria su tutta la gamma dal corrosivo al melanconico, e dà il tono alle disavventure dei personaggi fra i quali, ovviamente non ultimo, si annovera lui stesso, l’autore, presenza ineludibile in un romanzo che si occupa di creazione artistica. Un romanzo che potrebbe perfino essere tacciato di citazionismo, tante sono le allusioni che contiene (e come poteva essere diversamente?), financo nell’impostazione complessiva ispirata a Bulgakov. Continua a leggere

Pret(re) à porter di Fabrizio CENTOFANTI

Fino in fondo

Credi che non abbia dubbi? Che non sia angosciato dall’idea che tutto finirà, che questo corpo, come il tuo, sarà corrotto lentamente dal tempo spietato, che l’affetto, i sogni, l’infinita catena della gioia e del dolore, e tutto quanto ci ha tenuti sul filo del rasoio nella tenace speranza di un riposo, ogni risata, ogni pianto, ogni fiato sospeso, siano destinati a spegnersi in un silenzio senza volto, finita la felice e terribile avventura che chiamiamo coscienza? Eppure so, e stamattina l’ho ripetuto a bassa voce mentre il mondo si svegliava pigramente intorno, eppure so che in qualche luogo, in qualche modo, riprenderemo il filo, sorrideremo come allora e ci diremo l’un l’altro: Lo sapevamo, hai visto? Qualcosa, contro tutto, ci prometteva questo, e la vita, anche piangendo e bestemmiando, mantiene le promesse fino in fondo.
(Da Pret(re) à porter)

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“Poesie per un no” lette da Riccardo Ferrazzi & Provinformd’ap 183

Ricevo da Riccardo Ferrazzi la seguente nota critica, da lui con eccesso di modestia definita “non-recensione”, e ringraziandolo la pubblico. La mia “Provocazione in forma d’apologo 183” si trova in commento, a mo’ di risposta all’intervento dell’amico Riccardo.
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Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 6 # RICCARDO FERRAZZI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Omammamia! Mi tocca raccontarti la storia della mia vita! Fino a quarantacinque anni ho fatto il bravo ragazzo che lavorava e si ulcerava le pareti dello stomaco per la carriera; poi è successo qualcosa (tu sai che cosa) e, guardandomi allo specchio, mi sono detto: ma sai che della carriera non me ne frega un accidente? Ed è stato poco piacevole rendersi conto di aver passato la parte migliore della vita a rincorrere un falso scopo.

Beh, cosa puoi fare quando senti sotto i piedi la botola che si apre? Frughi nel passato per cercare di aggrapparti a una passione sincera colpevolmente messa da parte. E così ho fatto. Sono andato in cerca delle cose che avevo, un po’ troppo frettolosamente, mandato in soffitta. Appena ho aperto la porta del solaio mi è venuta incontro la scrittura.

Oggi per me non c’è niente di più gratificante che imbattermi in uno spunto, lasciare che mi intrida fino a cambiare la percezione della vita, e lavorarci sopra fino a sviluppare una storia. Mi piace, mi fa sentire vivo, mi dà (immagino) lo stesso piacere che provavano gli scultori di una volta (quelli che lavoravano il marmo con martello e scalpello), in tutte le fasi della lavorazione, dall’invenzione fino al limae labor et mora.

Produco relativamente poco proprio perché continuo a lavorare sui miei testi per anni, e probabilmente non lo faccio perché ne abbiano bisogno, ma perché mi piace, perché in quel momento non ho altri spunti, o perché mi sento in the mood per la revisione piuttosto che per la creazione. Continua a leggere

Gli occhi di Caino

di Franz Krauspenhaar

Vittorio è un manager milanese spesso in Spagna per lavoro. Ma non solo per questo. La sua passione per la grande nazione iberica si mischia agli affari, così che Salamanca, la città castigliana famosa soprattutto per l’università, diventa la sua seconda patria, o forse addirittura il suo luogo d’approdo dell’anima. Nella Spagna e nella tauromachia Vittorio trova quello che l’insipida monotonia di Milano non potrà mai offrirgli. Il cinismo da commendatori, la sveltezza dell’incedere affaccendato dei milanesi, lui lo sa bene, non portano da nessuna parte. Certo, Vittorio è lì, nella città natale, che prende il lavoro; ma poi, per fortuna, si tratta di svolgerlo altrove. E la Spagna si è formata in lui come il luogo della realizzazione. Un mondo pieno di passioni che coinvolgono a tal punto i nativi che anche uno straniero si puo’ fare prendere facilmente da questo morbo vitale, tra il simbolico e il surreale. Continua a leggere

Gli occhi di Caino (La conquista dello spazio 8)

Interrompo il resoconto sulle sette stanze per riferire di un libro giunto da Milano: un’edizione assai piacevole, con sovraccoperta bordeaux e segnalino di identico colore. Eumeswil fa le cose per bene. Nella scrittura si entra a poco a poco: all’inizio fatichi a decifrare persone e situazioni, distribuite in capitoli rapidi alla Kundera: poi, ogni pagina aggiunge il tassello che mancava, i volti diventano più chiari, la trama prende corpo coinvolgendoti al di là delle tue disposizioni. Continua a leggere